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Milano

Beltran, l'immigrazione vista da dentro

In una tesi triennale un giovane studente di origini colombiane della Cattolica, Cesar Beltran Filizzola, ha esaminato le politiche sociali del comune di Lodi

News dalle Sedi, Milano
Pubblicato: 08 ottobre 2009

di Alessandro Marcato

Cesar Beltran Filizzola

Forse una tesi sull’immigrazione era nel destino di un ragazzo giunto in Italia molto tempo fa dalla Colombia. Cesar Beltran Filizzola è uno studente ventitreenne dell’Università Cattolica di Milano del corso di laurea specialistica di Scienze politiche e integrazione europea e con Vincenzo Cesareo, docente di sociologia generale, si è laureato a febbraio 2009 con la tesi Le politiche sociali per gli immigrati. Il caso dello sportello stranieri del comune di Lodi nel corso di laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni internazionali.

Lo studio è stato ispirato dall’esperienza maturata allo sportello immigrati di Lodi, dove Beltràn risiede dopo che i genitori, circa quattro anni fa, decisero di lasciare Bogotà per trasferirsi in Italia. «Dopo la mia nascita – dice Cesar – scelsero la Lombardia e non il Veneto, come la maggior parte dei colombiani, con i quali mantengo comunque dei contatti». Lo studente di origine sudamericana fa parte infatti dell’associazione Unidos por Colombia, che promuove la cultura, l’integrazione e i talenti del paese sudamericano e offre corsi di formazione per avviarsi al lavoro ai giovani colombiani che vivono in Italia. «Sono sempre stato interessato alle dinamiche dell’immigrazione sotto vari aspetti – afferma -. Al volontariato nell’associazione ho poi unito una collaborazione al Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) e lo stage allo sportello immigrati». La sua mansione principale è di accogliere tutte le domande di immigrazione e di rispondere alle difficoltà ed esigenze di tutti gli immigrati oppure di indirizzarli all’ufficio competente. Dalle prime pagine un pensiero è ben chiaro: ogni uomo ha il diritto emigrare, di andare a vivere in un altro paese, ma sapendo rispettare leggi, tradizioni e abitudini.

Come Beltran sostiene nella sua tesi lo sportello è il punto di riferimento per le informazioni che riguardano i cittadini stranieri, per accoglierli e non metterli in situazioni di disagio. Nel lodigiano infatti il numero di stranieri aumenta del 27% ogni quattro anni e quindi si è cercato di infondere nei cittadini il senso di cooperazione e buona volontà nell’accettare l’altro per vederlo come fonte di cultura e conoscenza. A Lodi, grazie all’opera dello sportello immigrati, accogliere una persona straniera significa presentarsi e far conoscere con la lingua dell’ospite il variegato mondo di istituzioni e realtà territoriali: scuole, ospedale, uffici amministrativi. «Queste strutture – racconta - diventano sempre più importanti per integrare gli stranieri, che non devono essere visti come una minaccia ma delle risorse per il paese. Viene proposto un clima favorevole, essendo gli immigrati valutati come persone e non solo come forza lavoro». L’attività svolta dallo sportello immigrazione va appunto in questa direzione con tre politiche diverse: antirazzismo, pari opportunità, gestione della comunità. Non solo. È anche un luogo per trovare aiuto nella compilazione di tutte le pratiche amministrative e in particolare quelle relative al rilascio del permesso di soggiorno, al rinnovo, alle conversioni, al ricongiungimento familiare, all’acquisto della cittadinanza e al decreto flussi. Inoltre un’operatrice con un curriculum formativo specializzato nel diritto dell’immigrazione fornisce risposte di carattere giuridico-burocratico. Si tratta di un servizio di consulenza, di tipo non-forense e gli interventi di sostegno legale riguardano l’intera normativa dell’immigrazione nazionale, europea e mondiale. «Quando avrò finito i miei studi  - afferma Beltran - vorrei lavorare per promuovere i progetti di sviluppo e nelle istituzioni internazionali. Mi piace lavorare “sul campo” per sentire i problemi degli immigrati e cercare di risolverli».

Alessandro Marcato



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