1989-2009
La preghiera che sgretolò il muro
La chiesa di San Nicola a Lipsia divenne il quartier generale dell’opposizione non violenta. Parla il pastore Christian Führer, l’anima del movimento di popolo che anticipò la caduta del regime
News dalle Sedi, BresciaPubblicato: 05 novembre 2009
di Antonella Olivari
La battaglia della democrazia condotta con l’arma della preghiera in una città sospesa tra paura e speranza. Lipsia, 9 ottobre 1989: un corteo di 70 mila persone invade le strade in una manifestazione pacifica che il regime comunista non ha il coraggio di ostacolare. È il preludio della svolta storica che dopo solo un mese, il 9 novembre, porterà alla caduta del muro di Berlino. Al centro di quegli avvenimenti un pastore e la sua chiesa. Christian Führer, già pastore della Nikolaikirche di Lipsia, racconta quei giorni agli studenti che non possono ricordare quegli anni o non erano neppure nati.
«Senza il 9 ottobre di Lipsia non ci sarebbe stato nemmeno il 9 novembre di Berlino. Le preghiere per la pace che si sono tenute ogni lunedì per dieci anni dal 1980 nella Chiesa di San Nicola nella mia città hanno fatto sì che il tetto della chiesa creasse un po’ alla volta un movimento di massa in opposizione al regime della Repubblica Democratica Tedesca all’insegna della non violenza. Quella sera del 9 ottobre nella chiesa di San Nicola si erano riunite circa 6 mila persone e questo numero è cresciuto progressivamente fino a raggiungere la cifra impressionante di 70 mila persone che con grande coraggio si sono riversate per le strade di Lipsia cominciando a manifestare pacificamente contro il governo socialista per rivendicare le libertà democratiche all’insegna di slogan come “noi siamo il popolo”». Tutto questo è avvenuto in un clima di assoluta non violenza che ha sconcertato e paralizzato gli organi di partito e le forze dell’ordine che non sono intervenute a disperdere i manifestanti.
«Prima del 9 ottobre a Lipsia e in tutta la Germania dell’Est regnava la paura – racconta il pastore anti-regime -. Lo stato interveniva con violenza per reprimere ogni manifestazione di dissenso. Il 7 ottobre ci furono centinaia di arresti. Si voleva impedire con ogni mezzo che le persone si recassero agli incontri di preghiera per la pace nella Chiesa di San Nicola. Ma è accaduto esattamente il contrario: nei dieci anni di preghiere per la pace la Chiesa di San Nicola si è trasformata in un porto franco, uno spazio protetto in cui si poteva superare la paura e trovare la forza di opporsi e agire in un clima di assoluta rassegnazione».
Chiediamo a padre Führer quale fu il contributo dei giovani a questa rivoluzione pacifica. «Furono proprio loro i primi a partecipare e a dare il loro contributo di coraggio, a manifestare la voglia di cambiamento. All’inizio erano pochi, perché i più, imprigionati dalla paura di esporsi e di agire, preferivano guardare da lontano quanto accadeva nella Chiesa di san Nicola. Ma i giovani che si sentivano diversi e volevano qualcosa di diverso hanno trovato proprio nelle preghiere per la pace uno spazio di libertà in cui poter affrontare i temi tabù, in cui potersi confrontare ed esprimere liberamente le proprie idee. Sono stati i giovani a spingerci sulla via della non violenza, del coraggio di agire indicata da Gesù e questo messaggio è stato pian piano recepito da sempre più persone fino alla partecipazione di massa alla manifestazione pacifica del 9 ottobre». [Guarda l'intervista video su www.youcatt.it]
Fu a Lipsia il 9 ottobre 1989 che, per la prima volta, il regime fece un passo indietro e iniziò un cambiamento di rotta verso la democrazia: pochi giorni dopo quelle manifestazioni, i vertici parlarono di riforme, libere elezioni ed elaborarono un regolamento per la mobilità oltre frontiera. E oggi, a vent’anni di distanza? «La preghiera non si è interrotta dopo il 1989, spiega padre Führer: «Oggi ci guidano gli stessi principi di allora. Le guerre purtroppo non mancano; e servono magari serate da dedicare a chi perde il posto di lavoro. Al centro di tutto è rimasta la chiesa di san Nicola, divenuta un luogo stabile di speranza».
Antonella Olivari











