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BRESCIA

Giovani, quando la devianza è normale

Nella nostra società i confini della normalità si sfumano e le giovani generazioni sono spesso in bilico tra il rispetto della legalità e la scelta di comportamenti eversivi. Due giorni di convegno con pedagogisti ed educatori

News dalle Sedi, Brescia
Pubblicato: 03 dicembre 2009

di Giulia Cestaro

Il confine non come sinonimo di chiusura, ma come idea di movimento in uno spazio delimitato. È il filo rosso attorno al quale si è sviluppato il convegno organizzato dal Centro studi per l’educazione alla legalità, diretto da Luciano Caimi, che si è tenuto il 26 e 27 novembre scorsi con la partecipazione di moltissimi studenti dell’Università Cattolica e di alcune scuole superiori che hanno affollato la Sala polifunzionale di via Trieste. I lavori della due giorni di studio “Il confine sottile. Culture giovanili, legalità, educazione” sono stati aperti dal professor Caimi, che ha introdotto il tema “Giovani in bilico”, e sono proseguiti il giorno successivo con la “Fenomenologia del confine” e la presentazione di alcuni progetti e “buone pratiche”.

Luigi Pati, docente di pedagogia all’Università Cattolica, ha preparato il terreno ai vari interventi spiegando che «la linea di confine mentre separa, collega e facilità lo scambio e la comunicazione tra le persone. La mancanza di confine suscita estraneità e crea spazi vuoti in cui l’uomo non può radicarsi». La normalità è stata la costante di tutte le tematiche trattate, che presentano fenomeni di devianza normale nei vari ambiti, dando la possibilità ai relatori di estendere la problematicità della fenomenologia dei confini. “Ma che cos’è la normalità? - si è chiesto il professor Pati  –. Sicuramente non è qualcosa di statico, ma di dinamico e va riconsiderata alla luce della soglia di tollerabilità di un certo sistema sociale». Nella nostra società il consumo di sostanze stupefacenti da parte dei ragazzi, anche giovanissimi, è considerato come una devianza normale; i giovani che ne fanno uso sono perfettamente inseriti nel tessuto sociale e fanno le stesse esperienze quotidiane dei ragazzi che non sono consumatori. Massimo Conte, ricercatore di sociologia e per anni operatore sociale nel campo della tossicodipendenza, ha esposto una visione molto realistica del problema e ha sottolineato che bisogna capire quale sia il senso del consumo di sostanze nella nostra società per poter porre dei limiti. «Generalmente – ha affermato - il consumo è a tempo, cioè limitato in una stagione della vita in cui i ragazzi fanno uso di sostanze stupefacenti, quasi fossero una prova di transizione, tuttavia c’è da chiedersi se questo periodo di prova sia realmente necessario». Da alcune ricerche è emerso che l’Italia è il Paese europeo con l’età più bassa di accesso al consumo di alcolici e i luoghi della socializzazione al consumo sono proprio le famiglie.

Tra i luoghi in cui i confini sembrano ormai sfumati c’è anche lo sport, da sempre associato al divertimento, ma accanto al quale si è ora sviluppato un tifo estremo. «Il territorio e i colori della squadra – spiega la poetessa Elisa Davoglio - diventano rappresentativi di un forte senso di valori. Per esempio nel caso degli ultras, uomini e donne decidono di lottare nello stadio per qualcosa che va oltre lo sport e, a volte, supera anche i confini della legalità». Quelli che vanno “oltre il confine” non sono persone rappresentanti di un disagio sociale, ma sono perfettamente integrate nella società e spesso il limite può essere oltrepassato anche in esperienze quotidiane, come nel rapporto con la musica e le tecnologie. Dall’intervento dell’amministratore delegato della Warner Music Italy, Raffaele Razzini, è emerso che la musica ha assunto un ruolo sempre più importante nella nostra società e si presenta come qualcosa che caratterizza, porta messaggi e dà forti stimoli. La musica è venduta dalle industrie come un prodotto, ma nasce dalla sensibilità di artisti che decidono di esprimere le loro emozioni e spesso non c’è la consapevolezza di quelli che potrebbero essere gli effetti sul pubblico. «Il problema – ha chiarito Pier Cesare Rivoltella, direttore del Centro di Ricerca sull’educazione ai media (Cremit) – non è se il consumo di musica e media sia lecito, ma è il rapporto che i giovani instaurano con questi».

Lo slogan del popolare social network Facebook è “connect and share with friends” ma fino a che punto conosciamo davvero le persone con cui andiamo a condividere esperienze spesso molto personali? In tutti i social network, da Netlog a Badoo ma anche YouTube, il consumatore ha un ruolo molto attivo e diventa attore; per non superare il confine bisogna fare molta attenzione in quello che scegliamo di condividere con gli altri e rendere pubblico. Molte volte c’è scarsa consapevolezza di quello che si pubblica: «Oltrepassare il confine – spiega Rivoltella - è reso ancora più semplice dalla portabilità della tecnologia, che ormai è entrata nella nostra vita ed è difficile da controllare: ciò che serve è una mediazione perché, come disse Silverstone, quello che è in gioco è l’ordine morale».

Giulia Cestaro



Libri

Hopkins’s “Terrible” Sonnets

A Commentary. Luisa Conti Camaiora, EDUCatt, Milano 2011, pp. 106, € 6,00

La parola in scena

La comunicazione teatrale nell’età di Shakespeare. Franco Marenco, EDUCatt, Milano 2011, 238 pp., 14,50 €