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CENTRO DI ENDOSCOPIA DIGESTIVA

La videocapsula che scruta il colon

Primo meeting mondiale per presentare i risultati preliminari del nuovo studio con lo strumento di seconda generazione e fare il punto sui programmi di screening allargati per la diagnosi precoce del tumore del colon-retto

Studi e Ricerche, Roma
Pubblicato: 18 gennaio 2010

La videocapsula PillcamMaggiore precisione nella diagnosi delle patologie dell’intestino garantita da una copertura della visualizzazione della mucosa intestinale di quasi 360°. E, ancora, migliore sensibilità nella diagnosi dei polipi del colon, che apre la strada a un utilizzo della “pillcam”, tecnologia di produzione israeliana assolutamente non invasiva, che si ingerisce con un bicchiere d’acqua, a programmi allargati di screening del cancro del colon-retto. È quanto è in grado di offrire la videocapsula di seconda generazione (Cc2) per la colonscopia: una micro-camera intelligente in grado di “capire” quando accelerare e quando rallentare l’acquisizione delle immagini nel viaggio attraverso l’intestino per esplorare se è sano o malato.

La seconda versione della videocapsula rappresenta un ulteriore passo avanti nella diagnostica non invasiva del colon ed è un concentrato di tecnologia evolutissima. Le dimensioni sono pressoché identiche (è lunga 31,5 mm e ha un diametro di 11,6 mm,). Come la precedente, è dotata di due telecamere, con due fonti luminose, poste a entrambi gli estremi. L'angolo di visualizzazione è decisamente maggiore: si è passati da 156° della versione precedente a 172° della versione attuale. Ciò permette una "copertura" della visualizzazione della mucosa di quasi 360°. 

Guido CostamagnaPer fare il punto della situazione e individuare le strategie per un uso allargato di questa innovativa diagnostica di seconda generazione, e confermare gli incoraggianti risultati di recente pubblicati dai ricercatori del Centro di Endoscopia digestiva dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, sul prestigioso New England Journal of Medicine, il professor Guido Costamagna (nella foto), direttore del Centro della Cattolica ha promosso il “1° Meeting sulla colonscopia con videocapsula”, in corso a Tarquinia il 17 e 18 gennaio 2010. Si tratta del primo evento che sia mai stato organizzato al mondo specificatamente su questa nuova, emergente metodica.

Nel corso del meeting grande spazio è riservato allo screening del cancro del colon-retto. Un argomento di grande interesse dal punto di vista scientifico, delle amministrazioni locali (per la verifica della fattibilità di programmi regionali di prevenzione), ma anche, e soprattutto, per il paziente che in un futuro davvero prossimo potrebbe utilizzare uno strumento diagnostico dolce e affidabile. Si tratta di un meeting cui partecipa un gruppo selezionato di gastroenterologi interventisti ed esperti di screening della Regione Lazio, Piemonte e Toscana per un confronto sulle esperienze delle varie realtà locali e per cercare di individuare un progetto di screening con la videocapsula condiviso.

Obiettivo di questa task force di superesperti è di individuare un percorso comune in Italia per nuovi protocolli di studio e per un più ampio utilizzo di questa innovativa tecnologia. «Per migliorare ulteriormente la visualizzazione della mucosa, ottimizzare la lunghezza della registrazione e risparmiare le batterie, la nuova videocapsula è in grado di cambiare in corsa il numero di immagini da acquisire – spiega il professor Guido Costamagna, direttore dell’Unità operativa di Endoscopia digestiva chirurgica del Gemelli e presidente della Società Europea di endoscopia digestiva -. La video capsula intelligente, infatti, è in grado di “capire” se è in movimento o se è ferma».

Quando è ferma nel colon, acquisisce "solo" 4 immagini al secondo, quando è in movimento riesce ad acquisire ben 35 immagini al secondo. Questo permette una migliore visualizzazione del colon e conseguentemente una maggiore accuratezza della diagnosi di patologie del colon. «Ciò è reso possibile dal fatto che la capsula e un piccolo ricevitore che il paziente porta con sé (e che è un vero e proprio computer portatile) sono in costante contatto - spiega Cristiano Spada dell’Unità operativa di Endoscopia digestiva chirurgica del Gemelli, tra i coordinatori del meeting -. Il registratore esterno, infatti, riceve informazioni dalla capsula, le elabora ed è in grado di inviare indietro in real time informazioni alla capsula, modificando la sua velocità di acquisizione delle immagini. Inoltre il registratore attraverso un display "segue" passo passo il paziente durante la procedura, dialogando con lui e indicandogli quali farmaci assumere e a che ora». Tutte queste modifiche sono state fatte per migliorare l'accuratezza diagnostica della capsula, ma anche per far sì che il paziente possa fare la preparazione e la procedura a casa, grazie al ricevitore portatile che fornisce indicazioni circa il timing e le dosi della preparazione (tutto ciò nell'ottica futura di uno "screening del cancro del colon" domiciliare).

Il professor Costamagna sta coordinando il primo studio europeo, che utilizza questa seconda versione della capsula del colon. «I dati preliminari sono molto incoraggianti e si traducono in una migliore sensibilità della capsula nella diagnosi dei polipi. Anche la procedura di preparazione è stata semplificata e migliorata, con una percentuale di preparazioni adeguate decisamente in miglioramento rispetto alle precedenti nostre esperienze». “Uno studio simile al nostro – aggiunge Spada - eseguito in Israele ha dimostrato che con questi nuovi sviluppi la videocapsula Cc2 raggiunge una sensibilità di circa il 90% nella diagnosi di polipi maggiori ai 6 mm (decisamente superiore se confrontata con il 71% che è la media della sensibilità degli studi fin qui pubblicati con la prima versione)».


COME FUNZIONA LA VIDEOCAPSULA PILLCAM CC2

«La videocapsula si ingerisce con l’aiuto di un bicchiere d’acqua – spiega il professor Costamagna -. Dopo un paio di minuti la capsula si spegne per risparmiare le batterie e si riattiva dopo un’ora e tre quarti, giusto il tempo – come abbiamo verificato – per arrivare all’intestino tenue, che è a monte del colon. A quel punto inizia a inviare immagini (con una velocità che dipende dal fatto che la capsula sia ferma o in movimento) a un piccolo ricevitore che il paziente porta con sé. Grazie alle due telecamere, si riescono a vedere e studiare le pliche della mucosa guardandole davanti e dietro. Normalmente al termine delle dieci ore, il tempo di durata delle batterie, la pillola è stata già espulsa: in questo modo siamo sicuri di non perdere nessuna parte del colon». Naturalmente, proprio come accade per una colonscopia, prima di assumere la videocapsula bisogna fare una preparazione speciale. Questa consiste, in sostanza, in una “pulizia” profonda dell’intestino per consentire alle videocamere di vedere la superficie della mucosa. Inoltre la preparazione prevede anche farmaci che stimolano il movimento del colon per favorire lo scorrimento della capsula.


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