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MILANO

La ricerca stampata sui poster

I dottorandi del XXII ciclo della Scuola di Psicologia sono stati i protagonisti dell’Outcomes durante il quale hanno presentato le tesi che verranno discusse il mese prossimo.

News dalle Sedi, Milano
Pubblicato: 03 febbraio 2010

di Luca Aprea

Si è tenuto mercoledì 3 febbraio nella sede di via Nirone dell’Università Cattolica di Milano l’Outcomes di ricerca della Scuola di dottorato in Psicologia. Una sorta di “vernissage accademico” in cui i dottorandi del ventiduesimo ciclo hanno anticipato i temi delle loro tesi che verranno formalmente discusse il mese prossimo. L’evento si è diviso in due fasi: la prima ha visto ogni singolo ricercatore presentare in sintesi il proprio lavoro mentre la seconda, decisamente più informale, è stata dedicata al dialogo e allo scambio con i dottorandi che davanti al poster del proprio progetto di ricerca hanno risposto alle richieste di approfondimento del pubblico, composto soprattutto dai “colleghi dottorandi” del primo e del secondo anno.

Claudio Bosio, direttore della Scuola di Dottorato in Psicologia dell’Università Cattolica di Milano introducendo i lavori ha sottolineato l’obiettivo dell’evento ovvero «favorire l’incontro fra ricercatori, lo scambio di conoscenze. Le tesi – ha detto – trattano argomenti decisamente diversi fra loro con approcci metodologici diversi. E’ la dimostrazione che la nostra Scuola non esclude a priori nessun argomento e non ha alcun atteggiamento pregiudiziale nei confronti delle varie correnti di ricerca».

A dimostrazione della varietà e dell’attualità dei temi proposti dai ricercatori si può citare la tesi presentata da Monica Accordini, partecipante in qualità di tutor alla Summer School al Chestnut Hill College di Philadelphia, che ha analizzato le caratteristiche dei terapeuti statunitensi nell’ambito della gestione delle ‘famiglie ricomposte’ confrontandole con quelle dei terapeuti nostrani. Lo studio, condotto su 125 terapeuti italiani e 45 americani, ha evidenziato come su questo tema gli Stati Uniti abbiano molto da insegnarci. Gli americani vedono infatti più pazienti e soprattutto seguono un modello di lavoro specifico, cosa che invece non accade in Italia. Inoltre i terapeuti statunitensi riescono a focalizzare il lavoro sulla famiglia ricomposta mentre nel nostro Paese questo particolare tipo di nucleo familiare viene affrontato in relazione alla famiglia divorziata.

Un altro tema di notevole rilevanza sociale affrontato durante la giornata è quello riguardante i minori stranieri non accompagnati, una categoria di soggetti ad alto rischio devianza di cui si è occupata Michela De Micheli. Nonostante sia una fascia che gode di tutti i diritti sanciti dalle convenzioni internazionali il quadro normativo vigente in Italia non è allineato con quello degli altri Paesi. All’estero tutti i minori stranieri non accompagnati godono automaticamente dello status di rifugiato. Non è così in Italia dove il riconoscimento di rifugiato viene concesso caso a caso e dividendo quindi questi minori in due sottocategorie. Per quanto riguarda i dati la ricerca ha evidenziato che la Lombardia è la seconda regione (la prima è la Sicilia) con il maggior numero di minori stranieri accompagnati. Egitto, Marocco, Albania e Romania i principali Paesi di provenienza. Un altro elemento di riflessione è quello riguardante la gestione e l’accoglienza dei ragazzini. Dallo studio emerge infatti una discrepanza  fra le interviste, in cui gli operatori vengono spesso citati dagli adolescenti, e lo strumento grafico (disegno) nel quale invece gli educatori sono quasi del tutto assenti, evidenziando così una difficoltà nell'interiorizzazione degli educatori come figure di riferimento. 

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Luca Aprea



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