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SCIENZE POLITICHE

Caritas in veritate, lectio di Flick

Il presidente emerito della Consulta, rileggendo l’enciclica papale come una risposta laica alla crisi globale, ha trovato le consonanze con la Costituzione italiana, che coniuga solidarietà e sussidiarietà, uguaglianza di tutti e diversità di ciascuno

News dalle Sedi, Milano
Pubblicato: 23 febbraio 2010

di Fabrizio Aurilia

Giovanni Maria Flick (a destra) con il professor Alberto Quadrio Curzio

«L’enciclica non può e non deve proporre regole, tecniche o politiche che siano. Ma può e deve proporre principi da cui muovere e valori ai quali tendere attraverso le regole». A parlare così è Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale. Nel corso della sua lectio magistralis, pronunciata all’Università Cattolica lo scorso 22 febbraio, Flick ha provato a dare dato una lettura laica della Caritas in Veritate, la terza enciclica redatta dal pontefice Benedetto XVl resa pubblica il 29 giugno dello scorso anno. All’incontro sono intervenuti il rettore dell’ateneo Lorenzo Ornaghi, che ha definito la lectio del professor Flick un importante momento di riflessione su alcuni principi essenziali espressi dall’enciclica, e il preside della facoltà di Scienze politiche Alberto Quadrio Curzio, che ha introdotto la lezione del costituzionalista. Il giurista ha raccontato di aver incontrato il documento del Papa in un momento significativo della sua vita quando, al termine del suo percorso culturale, professionale e istituzionale di giudice delle leggi, cercava di comprendere il rapporto fra regole e crisi globale, soprattutto in un momento storico dominato dal pessimismo sulle regole e dalla percezione dell’urgenza di cambiamenti radicali. Secondo Flick la Caritas in veritate offre un contributo per superare le contraddizioni e le lacune nel rapporto fra principi e regole perché risponde a livello globale alle domande di equità sociale, sussidiarietà e solidarietà in tutti i campi della vita civile, economica e politica della comunità».

Il presidente emerito della Consulta si è detto d’accordo con la «felice definizione» proposta da alcuni per l’enciclica: «Una teologia della globalizzazione, che rimette al centro della scena la persona: nelle micro-relazioni fra persone, come nelle macro-relazioni fra popoli». Ed è proprio attraverso questa feconda interazione tra particolare e universale che la Caritas in Veritate si realizza mostrando tutta la sua attualità laica. Nella lectio il presidente della Consulta ha parlato di mercato, impresa, ruolo dello Stato, finanza, lavoro, bioetica, famiglia e rispetto della vita nella prospettiva globale che suggerisce l’enciclica papale: rifiutando, cioè l’illusione di «fronteggiare una crisi “globale” con strumenti “locali” – tipici della legislazione penale, pur in graduale evoluzione, sotto questo profilo – e perciò insufficienti».

Elemento cardine della riflessione di un laico che non possiede “il dono della fede” è quindi quello dei diritti in stretta correlazione con la dignità umana. Se i diritti, infatti, germogliano sul terreno della dignità umana, non potranno che essere condivisi e non esclusivi, di tutti e non di pochi. «La Caritas in Veritate – prosegue Flick – si pone in rigorosa continuità con l’insegnamento sociale della Chiesa sulla promozione dello sviluppo integrale dell’uomo, visto come singolo e come umanità intera». Se ci fosse, quindi, un concetto-chiave dal quale ripartire dopo la crisi, al fine anche di coniugare pensiero religioso ed esperienza laica, sarebbe quello di dignità umana nel suo duplice e convergente significato: universale, cioè la dignità dell’uomo in quanto tale, e particolare, cioè la dignità di ogni persona, nel rapporto con gli altri e nella parità. Nell’affiancamento tra la dottrina sociale della Chiesa e l’ordinamento giuridico internazionale, Flick ha ricordato il comportamento dei popoli dopo le catastrofi della guerra mondiale e della shoah: «La dignità si è affermata in entrambi gli ordinamenti in modo esplicito: come premessa e sintesi dei diritti fondamentali derivanti dalla condizione umana, e come loro contenuto concreto».

La necessità del rilancio della dignità umana che traspare dalla Caritas in Veritate si pone come ponte tra un passato di umiliazione e un futuro in cui «l’eguaglianza di tutti» si può coniugare con la «diversità di ciascuno». In concreto il rilancio della dignità sul piano istituzionale si compie nella solidarietà sociale: «Quest’ultima si realizza nella sussidiarietà, particolarmente in quella orizzontale; e attraverso la sinergia tra pubblico, privato e sociale, come dimostra ampiamente l’esperienza del terzo settore». Un messaggio quest’ultimo, ha sottolineato il professor Flick, già ampiamente anticipato dalla Costituzione italiana, pur se non sempre condiviso. «Di quel testo resto ammiratore non pentito, benché non contrario a modifiche della seconda parte, in grado di accrescere la funzionalità delle istituzioni senza intaccare la prima parte e soprattutto i princìpi e diritti fondamentali. È una Costituzione, quella italiana, profondamente radicata sulla pari dignità sociale; sulla centralità della persona umana; sul valore universale e al tempo stesso concreto della dignità e dei diritti fondamentali; sulla solidarietà e sulla sussidiarietà, entrambe esplicitamente citate come strumenti essenziali per riconoscere in concreto la dignità».

Fabrizio Aurilia

Caritas in veritate: una risposta laica alla crisi globale - di Giovanni Maria Flick (91.98 KB)


DALLA CATTOLICA ALLA CORTE COSTITUZIONALE

Presidente emerito della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick si è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano nel 1962. Fino al 1975 ha svolto l’attività di magistrato con funzioni sia di giudice sia di pubblico ministero. Nel 1976 si è iscritto all’albo degli avvocati e ha svolto la professione a Roma, abilitato al patrocinio presso le magistrature superiori. Professore ordinario di Diritto penale, ha insegnato dal 1975 all’Università di Perugia e poi all’Università Luiss di Roma. Ha ricoperto l’incarico di ministro di Grazia e Giustizia nel Governo presieduto da Romano Prodi dal maggio 1996 all’ottobre 1998 e di rappresentante del Governo italiano nella Convenzione per la redazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea dal 26 novembre 1999 al 14 febbraio 2000. In tale data, il presidente della Repubblica lo ha nominato giudice alla Corte Costituzionale. Nel 2005 ne è divenuto vicepresidente. Il 14 novembre 2008 è stato eletto presidente della Corte Costituzionale.

Il professor Flick, su invito della facoltà di Scienze politiche, ha già tenuto in passato una serie di conferenze sui seguenti temi di natura istituzionale: Diritti fondamentali, regole e istituzioni nelle prospettive della globalizzazione (2000); La globalizzazione dei diritti ed Economia e concorrenza, lezioni pronunciate entrambe nel 2004; I cinquant’anni dei Trattati di Roma: ritorno al futuro? (2007); I sessant’anni della Costituzione italiana: una celebrazione meritata (2008); Ombre e immagini dei diritti fondamentali. Riflessioni a margine del 60° anniversario della Costituzione e della Dichiarazione universale (2009). In questa successione sono state trattate alcune delle principali tematiche di natura istituzionale-internazionale, europee ed italiane.


Libri

Hopkins’s “Terrible” Sonnets. A Commentary

di Luisa Conti Camaiora, EDUCatt, Milano 2011, pp. 106, € 6,00

La parola in scena

La comunicazione teatrale nell’età di Shakespeare. Franco Marenco, EDUCatt, Milano 2011, 238 pp., 14,50 €