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MAROCCO-ITALIA

Imane: Non chiamatemi integrata

Una storia esemplare di “interrelazione”, come la chiama lei. Marocchina e musulmana, è venuta in Italia all’età di 13 anni. Oggi a 25 è laureata in Economia in largo Gemelli e lavora alla Camera di Commercio dove si occupa di Mediterraneo

Speciali, Milano
Pubblicato: 04 marzo 2010

di Daniele Monaco

Imane Barmaki

È una storia di integrazione a velocità doppia quello della studentessa musulmana laureata in Cattolica. Un inserimento così rapido che lei stessa non esita a definirsi “un esempio riuscito di “interrelazione”, piuttosto che di integrazione. Sì, perché Imane ha 25 anni ma ha vissuto metà della sua vita in Marocco. A 13 anni è arrivata in Italia con la famiglia. «I giovani che hanno vissuto metà della propria vita nel “nostro” Italia, si sono formati qui una cultura e si sentono italiani – spiega -. Quindi non ci resta che avere una buona relazione con i nostri coetanei, come capita a tutti dopotutto. L’integrazione non è un problema». L’inserimento iniziale, in una scuola media, è stato facile: «All’inizio ho avuto delle difficoltà, ovviamente. Non conoscevo la lingua, che è un ponte fondamentale con le altre persone. Ma, parlando il francese che in Marocco è la seconda lingua, in tre mesi ho imparato l’italiano».

Così Imane non ha perso tempo e si è messa subito a inseguire il suo sogno, diventare pilota di aerei di linea, e si è iscritta alla scuola superiore di perito aeronautico. Un periodo positivo, ma in una situazione del tutto particolare: era l’unica ragazza, straniera e musulmana, in una classe di soli ragazzi. «Non ho mai avuto particolari difficoltà - dice - , più che per la mia provenienza o religione mi sono sentita diversa semplicemente per il mio essere donna».

Dopo la scuola il cammino di Imane prende una piega diversa e particolare. Si iscrive a Economia all’Università Cattolica, seguendo un corso serale per coniugare gli studi con il lavoro part-time in banca al mattino. Nessun disagio neppure con le discipline legate al cattolicesimo insegnate all’università: «Anzi, i corsi di teologia sono stati fra i più stimolanti che abbia frequentato». Imane si mantiene così gli studi e arriva finalmente alla tesi nel 2008 con il noto islamista Paolo Branca.

La tesi, “Elementi di economia islamica” è anche uno studio di antropologia: «Ho analizzato i versetti cosiddetti “economici” del Corano, ho verificato come sono stati realizzati nell’economia islamica e ho scoperto le pratiche messe in atto dai credenti quando aggirano tali regole». Gli elementi caratteristici della finanza islamica sono la condivisione dei rischi, il divieto di praticare l’interesse sui prestiti e l’obbligatorietà a investire per scopi etici su un attivo reale. Ma, secondo Imane anche se la finanza islamica ha avuto un boom con la recente crisi, non ci sono le possibilità perché si diffonda in Italia, perché qui vige una normativa diversa sul rischio bancario.

La capacità della ragazza è di saper leggere la realtà da prospettive differenti. Grazie alla sua esperienza multiculturale Imane può investire la sua esperienza multiculturale nel suo lavoro. Il suo contributo e quello di tante persone come lei è ciò di cui il nostro Paese ha bisogno più che mai in passato. Oggi Imane lavora alla Promos, l’azienda speciale della Camera di Commercio di Milano per le attività internazionali delle piccole e medie imprese milanesi. Il suo impegno è promuovere le attività commerciali fra la Lombardia e le regioni della sponda sud del Mediterraneo.

Ma non finisce qui. Collabora con “Yalla! Italia”, il mensile allegato alla rivista “Vita magazine”, redatto da giovani arabi e musulmani, le cosiddette “seconde generazioni” italiane. Il lavoro, il giornale e un sogno per coronare la sua formazione, che è ancora un “work in progress”: «Vorrei iscrivermi alla laurea magistrale», afferma Imane. Quello che è sicuro è che, se la rivedremo in Cattolica, Imane non starà sicuramente perdendo tempo.

Daniele Monaco


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