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COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Lo spin off della solidarietà

Capramagra da gruppo di studenti di cooperazione internazionale, grazie al sostegno della facoltà di Scienze politiche diventerà una Onlus. E presto potrebbe trasformarsi in Ong. Un sogno nato tra i chiostri, come racconta Chiara Léveque

Studenti, Milano
Pubblicato: 04 marzo 2010

di Emanuela Gazzotti

Chiara Léveque

We have a dream… che Capramagra diventi una Ong! È la fiduciosa ambizione di un gruppo di studenti dell’Università Cattolica che, una volta laureati, hanno fondato nel 2009 l’Associazione Capramagra con per sensibilizzare, dentro e fuori l’università, alle tematiche del sud del mondo, della pace, dell’immigrazione e dei diritti umani. È nata come gruppo studentesco che riunisce studenti delle facoltà di Scienze politiche e di Psicologia, in particolare degli iscritti a quello che si chiamava corso di laurea in Cooperazione, sviluppo e pace e oggi è un indirizzo della laurea in Relazioni internazionali. Il nome del gruppo deriva da un’usanza africana: la pelle delle capre viene utilizzata per la realizzazione del djembé, il tamburello che tutt’oggi in alcune regioni rappresenta, attraverso il tam tam, l’unico strumento di collegamento tra i villaggi. E più le capre sono magre, migliori sono i tamburelli. Capramagra cerca di essere tam tam della solidarietà per sostenere progetti di cooperazione internazionale. Lo testimoniano le molte organizzazioni con cui nell’arco di un anno i giovani del gruppo hanno collaborato: Coopi, Terres des hommes, Valore sociale, Croce Rossa Italiana, Acra, Emergency, Rete Guinea Bissau, Cresceinsieme onlus, le Suore di S. Giuseppe d’Aosta.

«Gli obiettivi dell'Associazione – dice il presidente Francesco Marini, oggi dottorando della facoltà di Sociologia della Cattolica - si concretizzano in attività di educazione allo sviluppo, conferenze ed incontri sulle tematiche dello sviluppo sostenibile, dell'immigrazione e dei Diritti umani. Inoltre sosteniamo progetti di cooperazione internazionale reprendo fondi e mettendo a disposizione le nostre conoscenze e il nostro capitale umano. Collaboriamo con altre realtà della società civile per continuare a sensibilizzare e informare su temi come i conflitti, le povertà e le ingiustizie che si consumano in molti angoli del mondo.

Chiara Léveque all'Open day con il preside Alberto Quadrio Curzio, che ha sempre sostenuto l'esperienza degli studenti di Capramagra Chiara Léveque (nella foto in alto e qui a sinistra), promotrice della prima ora e testimone all’ultimo Open day della Cattolica, ha dato voce allo slogan che compare nel sito dell’Associazione: “La nostra sfida sarà quella di essere all’altezza dei nostri sogni”.  «Durante gli anni dell’Università ho cominciato l’attività di volontaria presso la Croce Rossa Italiana - dice Chiara - dove opero tuttora. Poi ho fatto esperienza con il terremoto in Abruzzo e mi sono specializzata in Diritto internazionale umanitario, diventando così responsabile per la città di Milano di alcuni progetti di cooperazione del comitato locale della Croce rossa. A Roma ho lavorato su un progetto di cooperazione affiancando il desk officer dell’Eritrea per la parte di rendicontazione, fondamentale nella gestione di questi progetti». E oggi, a distanza di cinque mesi dalla laurea, ha una collaborazione con “Valore sociale”, rete di organizzazioni non governative come Action Aid e Mani tese: «Mi occupo di ricerche scientifiche nell’ambito della responsabilità sociale di impresa, soprattutto sul controllo dei diritti umani nelle attività delle organizzazioni che operano nel terzo mondo)”. Un’attività intensa e soprattutto una forte motivazione a operare nel sociale sfruttando tutte le competenze e le opportunità offerte dall’Ateneo.

Gli altri giovani membri dell’Associazione hanno svolto o sono coinvolti in percorsi analoghi. Deborah De Boit, vice presidente dell’Associazione, laureata in Relazioni internazionali, è appena rientrata dalla Siria dove con “Terres des hommes” per sei mesi si è occupata degli aspetti amministrativi dei progetti psico-sociali e sanitari dedicati ai rifugiati iracheni e palestinesi. Ariela Pagani è laureanda in Psicologia e sta dando una mano per il sito dell’Associazione. Giulia Occhio si è laureata nel 2009 in Scienze politiche e ha fatto il servizio civile con Emergency occupandosi della gestione dei volontari. Insomma, sono quasi tutti impegnati, a vario titolo, in attività legate alla cooperazione internazionale. E nel loro percorso di crescita un ruolo non secondario ha avuto la facoltà di Scienze politiche, che ha sempre sostenuto il loro cammino dentro e fuori l’università. Così, accanto alle start up gemmate dalle attività di ricerca nelle sedi dell’ateneo, ora l’Università Cattolica può ben dire di aver prodotto anche uno spin off della solidarietà. Una finestra aperta sui due terzi del mondo che chiedono aiuto.

Emanuela Gazzotti


CO-SVILUPPO, PER FAR INCONTRARE COOPERAZIONE E POLITICHE MIGRATORIE

Il Co-sviluppo come una sfida aperta sulla possibilità che la politica della cooperazione internazionale e le politiche migratorie non siano più in contrapposizione, ma possano procedere parallelamente e in modo coordinato per tradursi in un volano di sviluppo. E a un tempo il co-sviluppo come strategia di triple-win che concretizza risultati positivi sia per il migrante, sia per il contesto di provenienza, sia per quello di arrivo. A partire da queste premesse si è svolto lo scorso 3 marzo il convegno “Co-sviluppo: possibilità o utopia?”, promosso dalla facoltà di Scienze politiche e dall’Associazione “Capramagra” per approfondire il tema con l’aiuto di un sociologo e di alcuni operatori sul campo. Tra i relatori, moderati dal sociologo della cooperazione per lo sviluppo della Cattolica, Marco Caselli, Maurizio Ambrosini, sociologo delle migrazioni dell’Università degli Studi di Milano; Tana Anglana dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim); Modou Gueye, presidente dell’Associazione Sunugal – Milano-Senegal; Alessandra Soprano, responsabile settore Migrazioni di Coopi a Milano; Petra Mezzetti del Cespi di Roma [articolo completo].

CAPRAMAGRA, STUDENTI NEL SUD DEL MONDO

In attesa di diventare presto Onlus e poter avviare autonomamente progetti, Capramagra sta già collaborando con alcuni enti che operano in Africa. Un appoggio particolare, come si evince dalle immagini del sito da poco attivo www.capramagra.org, viene offerto a tre progetti in Madagascar, in Ciad e in Guinea Bissau. Per quanto riguarda il Madagascar, in collaborazione con le Suore di San Giuseppe di Aosta – Missione Madagascar, Capramagra supporta la cooperativa di donne che da anni lavora alla realizzazione di oggetti artigianali di varia natura a Karrière, un villaggio poverissimo di spaccapietre. In Ciad il progetto “Comunicare per la vita” in partnership con l’Associazione Crescereinsieme onlus, per potenziare e promuovere lo sviluppo sociale, sanitario e umanitario della popolazione più povera. In Guinea Bissau, infine, viene sostenuto il progetto “Azienda agricola San Francisco da Floresta”, coordinato dalle associazioni Rete Guinea Bissau onlus e CrescereInsieme onlus. L’obiettivo generale viene raggiunto attraverso un miglioramento della condizione economica, della situazione sanitaria e della scolarizzazione della zona.


Libri

Ascesa e declino delle civiltà

La teoria e l’attualità del percorso teorico e intellettuale di Arnold J. Toynbee nell’analisi di Luca G. Castellin

La corsa del secolo

Un viaggio nel tempo insieme alla carovana del Giro d’Italia. Una corsa a tappe lunga un secolo che parte dagli articoli roboanti della Gazzetta dello Sport...