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Polonia

Un erasmus nella città di Karol

Una meta nuova, almeno per la sede bresciana: nel cuore della Polonia l’Erasmus di Simona De Fazio: un’esperienza che l’ha cambiata, trasformando il suo modo di vedere le cose

Postcards, Brescia
Pubblicato: 06 maggio 2010

Una meta un po' insolita, tante nuove amicizie e diversi viaggi alla scoperta dell’est Europa: sono gli ingredienti dell’Erasmus di Simona De Fazio, studentessa vebtiduenne della facoltà di Sociologia della sede bresciana, che ha trascorso cinque mesi a Cracovia. Una scelta diversa dal solito, che si è rivelata vincente: ha cambiato lei e il suo modo di vedere le cose. Per cominciare l’ha costretta a organizzarsi per trovare una sistemazione. «Ancora prima di partire ho preso contatto con l’Erasmus Student Network (ESN), che ha sedi nelle maggiori città universitarie europee, per ottenere una serie di informazioni utili. E Facebook, con i suoi gruppi, mi ha aiutato a trovare contatti con altri studenti». A fine settembre la partenza per la Polonia. Il primo alloggio, un ostello, giusto il tempo di trovare casa in una zona leggermente fuori dal centro». Dopo pochi giorni è iniziata la settimana di orientamento e le prime feste per fare conoscenza con gli altri Erasmus. C’è voluto poco a costituire il gruppo di amici che l’avrebbe poi accompagnata per tutto il percorso. «E pensare che all’inizio – ricorda Simona – sono stata presa un po' dal panico perché ero da sola e in più dovevo cercare casa, ma poi è cambiato tutto radicalmente. Dividevo l’appartamento con una ragazza polacca che aveva fatto l’Erasmus all’università di Pavia».

Insieme ai nuovi amici e a quelli vecchi che sono venuti a trovarla ha esplorato la Polonia, grazie anche alle tariffe veramente economiche dei trasporti: «Obbligatoria – racconta – è stata la visita ad Auschwitz. Ma abbiamo fatto anche gite di piacere come a Breslavia (Wroclaw in polacco) e a Zakapane, una località montana molto rinomata. Abbiamo varcato anche le frontiere, spingendoci fino a Budapest e Stoccolma».

Simona, iscritta al terzo anno di Servizio sociale, è uno dei pochi studenti della facoltà di Sociologia della sede che scelgono di fare un’esperienza all’estero, ma questa è una grande opportunità per integrare il proprio curriculum: «Sono colpita da quanto l’esperienza mi abbia aperto la mente: Erasmus per qualcuno fa rima solo con divertimento, ma se uno usa la testa è un’ottima occasione anche per l’impegno, soprattutto nello studio. Ho sostenuto tre esami, in inglese, e sono perfettamente in corso». Scarso il contatto con la lingua polacca. «È davvero difficile e ricorda molto il latino per via dei casi e delle declinazioni. Quando andavo a comprare il pane o fare piccole commissioni mi sforzavo di parlare polacco, ma non so fino a che punto la mia pronuncia e la grammatica fossero corrette. Per fortuna i polacchi conoscono l’italiano abbastanza bene e tutta la popolazione al di sotto dei 40-50 anni capisce bene l’inglese, quindi non c’è stato davvero nessun problema di comunicazione».



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Hopkins’s “Terrible” Sonnets

A Commentary. Luisa Conti Camaiora, EDUCatt, Milano 2011, pp. 106, € 6,00

La parola in scena

La comunicazione teatrale nell’età di Shakespeare. Franco Marenco, EDUCatt, Milano 2011, 238 pp., 14,50 €