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BRESCIA

Il Giro si mette in mostra

Mentre le strade della penisola sono attraversate dalla carovana rosa un allestimento della Biblioteca di sede racconta attraverso le parole dei grandi della letteratura la gara ciclistica più importante d'Italia

News dalle Sedi, Brescia
Pubblicato: 19 maggio 2010

di Pierangelo Goffi

La locandina della mostra

«Quando ero piccolo, gli exploit di Gerbi, di Petit-Breton, di Ganna non mi lasciavano dormire: quegli eroi del ciclismo erano i miei Achille, i miei Ettore, i miei Aiace. La prima epopea della bicicletta fu la mia Iliade».

Così Curzio Malaparte nel suo scritto 'Coppi e Bartali' del 1949 ricorda l’entusiasmo col quale da ragazzo seguiva le imprese dei pionieri del ciclismo d’inizio secolo; e quel riferimento agli eroi classici rimane una costante dei racconti delle cronache ciclistiche. Le imprese dei campioni delle due ruote, eroi di una popolarissima mitologia contemporanea, ben si prestavano alla produzione di prose appassionate e di grande potere evocativo da parte dei tanti scrittori che seguirono la corsa rosa fin dalla sua prima edizione nel 1909. Moderni cantori capaci di evocare al meglio i grandi duelli, le audaci imprese, le folgoranti vittorie e le drammatiche sconfitte dei protagonisti del Giro d’Italia in una sorta di popolarissima chanson de gestes novecentesca, alla quale diedero voce le migliori penne della nostra letteratura.

Ricchissima e di alto livello fu la produzione narrativa legata al ciclismo, spesso sospesa tra resoconto sportivo e cronaca di costume. Per analizzare lo stretto e fecondo rapporto tra ciclismo e scrittura la biblioteca Ottorino Marcolini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia  organizza un’esposizione bibliografica ed iconografica sul Giro d’Italia, in occasione dell’arrivo della carovana rosa a Brescia il 27 maggio e delle due successive ed importanti tappe che si svolgeranno in terra bresciana (Aprica, 28 maggio e Ponte di Legno il 29).

L’esposizione ripercorre la storia del Giro, affiancando alle celebri copertine della Domenica del Corriere e alle immagini dei grandi protagonisti della corsa a tappe alcuni dei brani più significativi ed evocativi del racconto del Giro. Si parte con brani del primo Novecento dedicati al piacere dell’andare in bicicletta (Alfredo Oriani, Alfredo Panzini, i futuristi) per arrivare al resoconto vero e proprio delle gesta dei pionieri – Ganna, Girardengo, Binda, Guerra - e giungere al fecondissimo periodo del secondo dopoguerra, quando scrittori del calibro di Dino Buzzati, Vasco Pratolini, Alfonso Gatto, Marcello Venturi e Anna Maria Ortese, inviati al Giro dalle principali testate giornalistiche nazionali, raccontavano non solo le imprese di Coppi e Bartali, ma soprattutto dal Giro traevano spunto per raccontare l’Italia che si risollevava a fatica dalle tragedie della guerra e ritrovava, nel passaggio della carovana rosa, un’ identità capace di collegare le Dolomiti alla Sicilia in un sentire comune e condiviso.

E’ il periodo d’oro del neorealismo, e così la folla, la massa dei tifosi e degli appassionati, diventa il grande protagonista delle cronache: «L’Italia davanti a noi…e un muro sottile e variamente colorato che saliva come un serpe per quei monti verdi, fino a quel cielo, e si perdeva nei boschi dove i boschi cominciavano, e riappariva lungo il mare dove le spiagge balenavano» scrive Anna Maria Ortese nel 1955, ed è la gente della provincia italiana quella descritta da Alfonso Gatto nel 1947 «con gli operai in maniche di camicia e col berretto di carta in testa appesi alle impalcature, con le scolaresche bianche e celesti allineate davanti alle scuole di campagna, con i preti giovani affacciati ai seminari, con le mamme ridenti alle fontane degli ultimi paesi di montagna». E i ciclisti? Anche per quelli non è tanto l’impresa sportiva che emerge, ma il tratto umano, l’animo, il carattere; e più dei campioni ad essere celebrati sono i gregari, i portatori d’acqua, oppure gli sconfitti perché, come scrive Vasco Pratolini nelle sue cronache al Giro del 1955 «spesso è molto più bello, nello sport come nella vita, non essere amico del vincitore».

Tra una commento di Dino Buzzati ed un articolo di Gianni Brera, tra un racconto di Piero Chiara ed una cronaca di Ennio Cavalli si giunge all’ultimo eroe di un ciclismo antico, Marco Pantani, celebrato da Gianni Mura nella sua solitaria e drammatica grandezza. L’intento dell’esposizione è quello di invitare l’appassionato a lasciarsi trasportare dal fascino del Giro per seguire le tante suggestioni letterarie che il ciclismo ha ispirato. Una ricca esposizione bibliografica e un video con le immagini e i filmati storici della corsa completano la mostra, in programma da giovedì 20 maggio a martedì 1 giugno in biblioteca e presso lo spazio Montini dell’Università.

Pierangelo Goffi

Locandina (167,85 KB)


 

Un viaggio nel tempo insieme alla carovana del Giro d’Italia. Una corsa a tappe lunga un secolo che parte dagli articoli roboanti della Gazzetta dello Sport che annunciano la nascita dell’evento e arriva fino a Tangentopoli. E’ciò che hanno messo insieme Paolo Colombo, docente di Storia delle istituzioni politiche presso la facoltà di Scienze Politiche della Cattolica di Milano, e Gioachino Lanotte nel libro “La corsa del secolo” dove attraverso le vicende della nostra gara ciclistica più famosa vengono ripercorsi cento anni di storia del Belpaese attraverso fughe, scatti e volate. Dalle bici vietate perché mezzo di comunicazione usato dagli insorti durante i moti di Milano del 1898 alle scritte sulle strade del Giro ’92 dove i W Bugno e Forza Chiappucci si confondono con i Borrelli non mollare e i Vai Di Pietro. Un tentativo originale di leggere la storia italiana (utilizzando canzoni popolari e hit di successo, articoli di giornale e opere letterarie) che non ha, per espressa volontà degli autori, né la precisione e la profondità del saggio storico né la puntigliosità statistica dell’almanacco sportivo ma l’obiettivo di raccontare, attraverso le vicende dei corridori, quel grande romanzo popolare che è stata l’Italia del ‘900. (l.a.)


Libri

Ascesa e declino delle civiltà

La teoria e l’attualità del percorso teorico e intellettuale di Arnold J. Toynbee nell’analisi di Luca G. Castellin

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