RICERCA
Ai lombardi piace il Km zero
Forse per la crisi ma anche per la qualità, aumenta il gradimento dei consumatori per prodotti che percorrono poca strada per arrivare sulla tavola o nelle case. A cominciare dall’acqua
Studi e Ricerche, MilanoPubblicato: 10 giugno 2010
di Katia Biondi
Sarà perché, in tempi di crisi, si è costretti a stringere la cinghia. Sarà perché i prodotti che arrivano da vicino piacciono di più. Non c’è allora da meravigliarsi se sono in crescita i consumatori che, in barba ai prezzi stracciati dei discount e alle offerte vantaggiose dei centri commerciali, scelgono di acquistare “a chilometro zero”. Soprattutto a Milano. È quanto emerge da uno studio realizzato da Flavio Merlo e Paola Chessa Petroboni, entrambi ricercatori del Centro per lo studio della moda e della produzione culturale (Modacult) dell’Università Cattolica di Milano, che hanno intervistato 504 nuclei familiari lombardi, di cui 283 residenti a Milano.
L’indagine - presentata nel corso di un seminario organizzato dall’Adiconsum in occasione dell’Expo e dedicato proprio alle abitudini di consumo dei cittadini lombardi - fornisce uno spaccato degli stili di vita che stanno prendendo piede tra le famiglie lombarde, sempre più alle prese con la necessità di sbarcare il lunario. Forse è per questo motivo, secondo quanto risulta dalla ricerca, che chi fa fatica ricorre alla lista della spesa e la rispetta il più possibile contro chi non ha problemi economici e può permettersi di improvvisare. Eppure non manca chi, pur avendo meno reddito, usa poco lo strumento della lista (30%). «L’elenco delle cose necessarie potrebbe essere utile per contenere i consumi superflui - ha sottolineato Paola Chessa Petroboni -. Addirittura sono molti quelli che dichiarano di non sapere quanto spendono al mese. Questo perché al momento dell’acquisto convivono tendenze antitetiche: da un lato, lo spostamento verso prodotti di primo prezzo, dall’altro, la scelta di prodotti a più alto significato ambientale. Un segnale evidente che l’adesione valoriale comincia a indirizzare le pratiche di consumo». Lo testimonia il fatto che sono in aumento i consumatori che apprezzano prodotti bio ed equo-solidali, come pure forme alternative di acquisto, tra i cui i Gas, i gruppi di acquisto solidale, diffusi soprattutto nell’area metropolitana, e in particolare tra coloro che dichiarano titoli di studio elevati.
Il dato più interessante riguarda comunque l’acqua. Milano, infatti, è il capoluogo dove si consuma più acqua del rubinetto (36,6%), più diffusa tra i giovani sia single che sposati con figli piccoli. Segue Bergamo con il 36,2% e la provincia milanese (31,1%). Nonostante tutto resta ancora alto il consumo di acqua in bottiglia di plastica, con percentuali quasi doppie rispetto a quelle dell’acqua di rubinetto. I single over 64 sono ancorati alla tradizionale bottiglia di vetro. Altissima, poi, resta la percentuale relativa all’acqua in bottiglia di plastica per i nuclei monoparentali con figlio minorenne. Non solo al livello più basso di reddito più del 50% del campione consuma acqua in bottiglia di plastica.
L’attenzione dei lombardi al risparmio, quindi, resta alta. Ma in primo piano resta anche la qualità. Un fattore a tal punto determinante che anche il marketing della grande distribuzione se ne sta accorgendo. «Una catena per stimolare l’adesione valoriale sta aprendo punti vendita eco-compatibili», ha concluso Chessa Petroboni.
Katia Biondi










