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PIACENZA

I “cold case” della preistoria

A Piacenza è stato inaugurato il primo laboratorio di Dna antico del territorio, uno dei pochi in Italia. Studierà il passato analizzando il patrimonio genetico recuperato da reperti archeologici. Tra i primi progetti lo studio delle torbiere d’Oltralpe

Studi e Ricerche, Piacenza
Pubblicato: 25 gennaio 2012

Un ricercatore al lavoro nel nuovo laboratorio piacentino per lo studio del Dna anticoLa preistoria ricostruita leggendo il Dna di chi visse in quell'ambiente naturale: piante, animali, microrganismi. All'Università Cattolica, presso il Centro di ricerca sulla Biodiversità (BioDna) diretto dal professore Paolo Ajmone Marsan, è stato inaugurato lo scorso 18 gennaio, nel corso del workshop “Comprendere la biodiversità moderna attraverso l’analisi del Dna antico”, il primo laboratorio di Dna antico del territorio, uno dei pochi in tutta Italia. Una struttura all'avanguardia, in osservanza dei più rigidi diktat in materia di anti contaminazione, con tre distinte zone di analisi, passaggio univoco, ventilazione forzata. «Il Dna antico (aDna) – ha spiegato il direttore - costituisce una preziosa e straordinaria fonte di informazioni particolarmente utili nello studio dell'evoluzione delle specie viventi. È il materiale genetico residuo che può essere estratto dopo la morte da materiali biologici quali ossa, denti, resti animali o vegetali, campioni di suolo o di ghiaccio».

L'analisi del Dna antico ha avuto importanti applicazioni in ambito storico, antropologico ed ambientale, permettendo di rispondere a interrogativi che non potevano essere completamente risolti tramite le sole tecniche tradizionali di indagine. «Attraverso lo studio dell' aDna – ha aggiunto il professor Ajmone Marsan - è stato possibile chiarire i rapporti di parentela tra popolazioni moderne e antiche, ripercorrere le rotte di passate migrazioni di uomini e animali, studiare patologie, ricostruire antichi scenari attraverso l'analisi di campioni di terreno per la caratterizzazione delle comunità vegetali e del clima del passato».

I primi progetti su cui il neonato laboratorio del Dna antico della Cattolica si troverà a lavorare sono due. «Il primo - spiega ancora il direttore - analizzerà le torbe d'Oltralpe corrispondenti a 20mila anni fa. Il secondo progetto, in collaborazione con l'Università di Firenze, punterà al tema dei bovini addomesticati, tradizionalmente attribuiti alla Mezzaluna fertile». Infine, gli obiettivi a lungo termine. Anzi, uno per tutti: «Quello di riuscire a ricostruire una pagina della preistoria dell'uomo attraverso lo studio di piante, animali, microrganismi».

Nel presentare la nuova struttura, il direttore di sede Mauro Balordi ha sottolineato che, nascendo all’interno del Centro di ricerca sulla Biodiversità e sul Dna antico, porta con sé un ulteriore e indiscutibile valore aggiunto: «Quello di essere al servizio di un centro di ricerca altamente interdisciplinare». BioDna infatti, pur svolgendo la propria azione presso la sede di Piacenza - con il coinvolgimento di sette istituti di ricerca della facoltà di Agraria -, ha tessuto sinergie e collaborazioni nazionali e internazionali di grande spessore, in ambiti scientifici anche potenzialmente distanti tra loro. L’integrazione tra discipline differenti come la genetica, la biologia, l’ecologia, la storia e l’archeologia rappresentano un’opportunità di sintesi tra ricerca scientifica e ricerca umanistica, due branche del sapere che da sempre sono al centro dell’interesse dell’Università Cattolica.