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VOLONTARIATO

India, la lezione dei poveri

Tre settimane con il Work Charity Program tra la povera gente della regione indiana dell’Andhra Pradesh. A contatto con le Ong che investono sull’educazione come volano di sviluppo

Postcards, Milano
Pubblicato: 22 ottobre 2009

di Simone Tagliapietra *

Simone Tagliapietra con i bimbi dell'IndiaIl Work Charity Program mi ha portato, insieme ad altri due amici e colleghi, in una regione meridionale dell’India, l’Andhra Pradesh. In quella zona opera un’organizzazione non governativa, la Bala Vikasa Social Service SocietyBala Vikasa è divenuta un punto di riferimento imprescindibile in Andhra Pradesh, tanto da essere invitata dal governo indiano a condividere il proprio bagaglio di esperienza con altre organizzazioni e membri dello stesso governo. A questo fine è stato creato un training center, luogo di incontro e scambio di esperienze, in cui vengono organizzati dei corsi mirati ad approfondire l’approccio allo sviluppo fatto proprio dall’organizzazione.

È qui che sono stati organizzati, durante le tre settimane del programma, due diversi corsi di formazione rivolti principalmente a membri di diverse Ong provenienti da tutto il Paese. Bala Vikasa si fonda sul motto “Help the people to help themselves”: propone un approccio di medio-lungo termine che richiede, per usare una metafora, che non si regalino i pesci alla povera gente, ma si insegni loro a pescare. Una filosofia che chiama in causa altri valori, come la responsabilizzazione, la partecipazione e la solidarietà reciproca tra i membri dei singoli villaggi.

Simone TagliapietraE proprio i villaggi sono stati i veri protagonisti del Work Charity Program indiano. L’esperienza più autentica, quella che difficilmente si potrà mai cancellare dalla memoria, è stata infatti quella del contatto con la gente comune. Visitando le campagne e le periferie più povere, si entra in contatto con una realtà a noi lontana, che stupisce e commuove allo stesso tempo. Ciò che più colpisce di un villaggio è l’autenticità, la mitezza e l’infinita magnanimità delle persone, che pur non avendo nulla sono sempre pronte a regalare qualcosa: una tazza di the o, se non altro, un sorriso sincero. In queste esperienze si impara come i poveri diano molto più di ciò che noi possiamo dare a loro. Pur dovendo lottare ogni giorno per il proprio sostentamento, continuano a serbare un inesauribile lume di speranza. Nella loro semplicità, hanno grandi lezioni da dare a tutti quelli che, anestetizzati da un elevato standard di vita, perdono di vista l’essenziale. Sono stati una scuola anche per uno studente di relazioni internazionali come me che, alla preparazione teorica dei corsi universitari, ha potuto unire la concretezza dei problemi reali dello sviluppo e della cooperazione internazionale.

* terzo anno di Scienze politiche e delle relazioni internazionali, facoltà di Scienze politiche, sede di Milano, studente del collegio Augustinianum



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Hopkins’s “Terrible” Sonnets. A Commentary

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La parola in scena

La comunicazione teatrale nell’età di Shakespeare. Franco Marenco, EDUCatt, Milano 2011, 238 pp., 14,50 €