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MILANO

A che gioco video-giochiamo?

Secondo una ricerca del Cremit, condotta su due mila bambini e ragazzi, le nuove tecnologie digitali non sono nemiche dei giochi tradizionali. Giocano alla playstation e non rinunciano all’aria aperta. Ma serve attenzione da parte degli adulti

Studi e Ricerche, Milano
Pubblicato: 10 dicembre 2009

di Paolo Massa

Giocando a nascondino

In principio era nascondino. Poi venne la playstation. Basterebbe questo accostamento per far capire come è cambiato il gioco tra bambini e ragazzi. Ma le cose non stanno semplicemente così. Almeno a giudicare dall’Indagine sul gioco e il tempo libero condotta dal Centro di ricerca sull’educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia (Cremit) dell’Università Cattolica di Milano. La ricerca è stata condotta insieme alla cooperativa sociale Pepita, una Onlus che lavora in collaborazione con la diocesi di Milano per interventi socio-educativi negli oratori. «Il nostro obiettivo - spiega il direttore del Cremit, Pier Cesare Rivoltella - è di verificare le abitudini di gioco dei ragazzi fino a 13 anni e le consapevolezze educative degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni». L’idea di raggiungere un campione di 2.000 soggetti tra gli 8 e i 17 anni proprio all’interno degli oratori estivi ha permesso di capire che rapporto c’è tra il gioco e il videogioco. E i risultati sono interessanti. «I comportamenti  di gioco di un bambino di 8 anni sostanzialmente non sono molto diversi da un ragazzino di 13 - evidenzia il professor Rivoltella - e questo significa che la pervasività di certi media digitali, come i videogiochi, è trasversale rispetto alle età». A dimostrazione del fatto che le tecnologie non cannibalizzano i consumi di giochi più tradizionali, tranquillizzando così una società eccessivamente preoccupata dall’impatto dei videogiochi sugli adolescenti. Non è vero, secondo il direttore del Cremit, che quando i bambini cominciano a video-giocare non fanno più altro, perché se gli si propone una bella partita a pallone con gli amici all’aria aperta la fanno volentieri.


LA RICERCA NEL DETTAGLIO [.Pdf]


C’è da dire, però, che il videogioco è comunque concepito come un’attività solitaria, senza la presenza di adulti o di amici. Ecco perché, si evince dall’indagine del Cremit, si sente la necessità di una maggiore mediazione educativa. «Il rischio da evitare – aggiunge - il professor Rivoltella (foto a lato)- è che il consumo digitale si risolva in un rapporto a due tra il ragazzo e il videogioco», senza che l’adulto riesca a relazionarsi con i propri figli. Per questo bisognerebbe «ritagliare più tempo nelle nostre giornate, così piene, che non c’è mai tempo».  L’Indagine sul gioco e il tempo libero ci offre così una rappresentazione fedele dei bambini di oggi, con una dieta di consumi e stimoli più ricca e variegata rispetto a quella dei bambini di ieri. «La ricerca ci restituisce l’immagine di un ragazzo molto stimolato, con tantissime possibilità a disposizione, che però è anche abbastanza solo e per il quale la presenza dell’adulto non è massiccia», ci dice il professor Rivoltella. È interessante notare, a questo proposito, come il controllo dei genitori sull’uso dei media digitali diminuisca all’aumentare dell’età degli adolescenti. Gli adulti tendono, inoltre, a controllare più il tempo trascorso dai figli davanti ai videogiochi che non il loro contenuto. Il lavoro del Cremit ci dice anche cosa significa il gioco per i bambini. Per il 70% degli intervistati giocare vuol dire evadere e divertirsi: l’83% dichiara di giocare perché si diverte, ma anche per stare con gli amici (71%), per rilassarsi (16%) oppure per evitare i compiti (12%). Emerge chiaramente, dunque, che il gioco è allo stesso tempo libertà, svago, compagnia e anche stanchezza. Insomma, un toccasana per la mente ma soprattutto per il corpo.

Paolo Massa



Libri

La parola in scena

La comunicazione teatrale nell’età di Shakespeare. Franco Marenco, EDUCatt, Milano 2011, 238 pp., 14,50 € 

Pierre Rabhi. Il contadino poeta che respira con la terra

a cura di Giovanna Salvioni, Educatt, Milano 2011, € 3,00