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Rischio di malattie cardiovascolari: la vita comincia a 50 anni?

Un nuovo metodo scientifico ci permette di individuare quelle persone che oggi sembrano avere un basso rischio di infarto o ictus, ma che invece potranno ammalarsi più in là nella vita

News dalle Sedi, Campobasso
Pubblicato: 10 marzo 2010

di Francesca De Lucia

La Carta del Rischio Cardiovascolare comincia ad essere ben conosciuta dai cittadini, soprattutto quelli al di sopra di una certa età. E’ uno strumento immediato, usato anche nella medicina generale, che aiuta il medico a fornire una vera e propria guida per la salute partendo dalla conoscenza di alcuni fattori di rischio: età, sesso, pressione arteriosa sistolica, colesterolemia (sia quella totale che la parte “buona” HDL), abitudine al fumo, diabete, trattamento con farmaci antipertensivi. A partire da queste informazioni e fatti i debiti calcoli basati su ricerche molto complesse che si sono svolte nei decenni passati, il medico può indicare al suo assistito il “rischio cardiovascolare”. In pratica, ciò che si ottiene per ciascun paziente è un calcolo statistico: il livello di rischio che gli sarà attribuito, infatti, indicherà quante persone simili a lui, con gli stessi valori dei vari parametri considerati ( pressione, colesterolo e via dicendo), saranno colpite da un cosiddetto evento cardiovascolare maggiore (infarto o ictus) nei 10 anni successivi.
Augusto Di CastelnuovoPartendo da questo rischio, il medico può suggerire le possibili azioni preventive da intraprendere per abbassarlo.
Una riduzione del colesterolo, per fare un esempio, ci porterebbe in una categoria di rischio più bassa, quindi perché non impegnarsi?
Però negli ultimi tempi cominciano ad apparire nuovi approcci al problema del calcolo del rischio. Non necessariamente si tratta di una sostituzione, più probabilmente vecchi e nuovi metodi saranno usati parallelamente.
Abbiamo intervistato su questo argomento Augusto Di Castelnuovo, ricercatore del Laboratorio di Epidemiologia Genetica ed Ambientale dei Laboratori di Ricerca “RE ARTU” dell’Università Cattolica di Campobasso e responsabile degli aspetti statistici del Progetto Moli-sani.

Quali sono le caratteristiche dei nuovi approcci della Carta del Rischio Cardiovascolare?
“Quando valutiamo il rischio cardiovascolare individuale globale ad esempio nelle donne (nelle quali il rischio si alza solo dopo la menopausa) o nei giovani, le equazioni classiche predicono rischi praticamente irrisori; infatti, considerando una proiezione a 10 anni soltanto, le loro probabilità di essere colpiti da patologie cardiovascolare rimangono basse. Ma in questo modo rischiamo di avere un’ampia fetta della popolazione in cui non facciamo prevenzione perché molte persone appaiono relativamente al sicuro.”

Può farci un esempio?
“Smettere di fumare per un soggetto di 40 anni fa passare il rischio cardiovascolare tradizionale a 10 anni dal 3% al 2%. Un solo punto percentuale in meno apparirà troppo poco perché questo soggetto venga spinto a smettere. In questi casi, insomma, gli interventi di prevenzione rischiano di non trovare ascolto. Eppure, se considerassimo tempi più lunghi, smettere di fumare farebbe veramente la differenza, solo che questo non emerge dalle carte del rischio classiche.

Che cosa succede nel Progetto Moli-sani, che sta valutando venticinquemila cittadini molisani?
Abbiamo calcolato che il 60 % della popolazione ha un rischio cardiovascolare individuale a 10 anni molto basso. Si tratta di una fascia di popolazione ancora giovane o formata da donne non ancora in menopausa.

Come fare allora per individuare oggi quelle persone che con le carte tradizionali risultano a basso rischio ma che in realtà hanno un rischio importante di avere eventi cardiovascolari nel corso della loro vita?Un’idea innovativa è stata recentemente proposta da ricercatori americani Si tratta della valutazione del rischio cardiovascolare individuale “lifetime”, relativo cioè non più solo ai 10 anni successivi, ma a tutto il corso della vita.

Che criterio hanno seguito i ricercatori americani nel calcolare il rischio cardiovascolare individuale “lifetime”?
Il rischio “lifetime” è stato calcolato, all’interno del famoso studio Framingham, fissando come riferimento, come età di partenza, i 50 anni. Questi cinquantenni sono stati seguiti per molti anni. Ora, fissando a 95 anni l’età nella quale si è andati a vedere come stavano o di cosa erano morti quelli che erano scomparsi senza raggiungere questa età, è stato possibile calcolare quanti di loro avevano avuto patologie cardiovascolari. A questo punto i ricercatori hanno controllato le caratteristiche che quelle persone presentavano quando avevano 50 anni. Incrociando le due informazioni, come stavano da cinquantenni e cosa è successo loro fino a 95 anni, si è potuto calcolare un nuovo rischio, quello “lifetime”, appunto.

Qual è il peso dell’età nel calcolo del rischio?
L’età di una persona è la variabile più forte che entra in gioco nell’uso delle carte del rischio tradizionali. Quindi, come dicevamo, un quarantenne può avere stili di vita sregolati (fumo, obesità e così via), però la sua carta del rischio tradizionale non indicherà un grosso pericolo. Ma solo perché è ancora giovane. Aspettiamo qualche decennio, e vedremo che il sistema cardiovascolare soffrirà di quelle cattive abitudini di un tempo, fino a farlo ammalare. Calcolare a 50 anni il rischio per tutta la vita è un discorso diverso: l’età non conta più molto, e rimangono tutte le variabili che, se modificate, possono fare la differenza tra salute e malattia, se non tra vita e morte.

Con questa nuova carta potremmo dire: dimmi come sei a 50 anni e ti dirò qual è la probabilità che tu nel corso della tua vita svilupperai un evento cardiovascolare importante. Ma come si applica?
E’ piuttosto semplice. Il calcolo utilizza poche variabili, come pressione sistolica e diastolica, livelli di colesterolo totale, presenza o meno di diabete o abitudine al fumo di sigaretta. Un limite di questo approccio è che le misurazioni si devono fare quando il soggetto ha 50 anni. Si può estendere a soggetti di età inferiore, ma non si può applicare a soggetti che hanno più di 50 anni. E’ come aver stabilito un punto preciso della propria vita in cui ci si dà un’occhiata più seria e si decide del nostro futuro.

E’ mai stata usata questa carta in Italia?
La carta del rischio cardiovascolare “lifetime” comincia ad essere applicata in letteratura scientifica negli Stati Uniti da pochissimo. Per ora non è stata utilizzata in altri contesti. Noi qui all’Università Cattolica di Campobasso riteniamo che essa rappresenti uno strumento molto utile e che possa essere applicata anche nel nostro contesto italiano. Abbiamo perciò intenzione di applicare la carta del rischio “lifetime” ai quasi 7.000 partecipanti al progetto “Moli-sani” che hanno meno di 50 anni.

E in questi concittadini che cosa vi aspettate di trovare?
Nella grande maggioranza dei casi la carta tradizionale ha misurato un rischio molto basso, ma applicando la carta “lifetime”, prevediamo che per molti si potrà riscontrare un rischio elevato. Insomma, alcune di queste persone che hanno al momento un rischio basso entro i prossimi 10 anni, potrebbero essere oggetto di azioni di prevenzione perché nel corso della loro vita il rischio diventerà molto alto. E’ una strada nuova che vogliamo intraprendere perché potrebbe aprire nuovi orizzonti nella prevenzione delle malattie cardiovascolari in Molise e nel nostro Paese.

Francesca De Lucia



Libri

Hopkins’s “Terrible” Sonnets. A Commentary

di Luisa Conti Camaiora, EDUCatt, Milano 2011, pp. 106, € 6,00

La parola in scena

La comunicazione teatrale nell’età di Shakespeare. Franco Marenco, EDUCatt, Milano 2011, 238 pp., 14,50 €