Università Cattolica del Sacro Cuore

Link funzionali

Accessibilità

Menù istituzionale

 

UNICATT

 

DOCENTI

 

SEDI

I-catt


CattolicaNews Newsletter Rassegna Stampa Area Stampa
  • teens-and-smartphone.jpg

    Milano

    Web e figli, istruzioni per l’uso

    Lo studio condotto da OssCom, in collaborazione con Vodafone, mette in luce consigli e rischi per le famiglie nel controllo sull’uso della Rete, con particolare attenzione all'uso degli smartphone, da parte dei propri ragazzi

  • Moisés Naìm nel corso della sua lezione in aula Pio XI. Università Cattolica 31 gennaio 2012

    Milano

    Moisés Naím, lezione globale

    Il divario incolmabile tra ritmi del mercato e tempi della democrazia, l’effetto disorientante della comunicazione nella Rete, la crisi dei partiti. Un discorso a tutto campo quello che l’editorialista di fama internazionale ha tenuto agli studenti della Cattolica

  • Il Libro Bianco 2011 - La salute dei bambini

    Roma

    Non è un Paese per bambini

    Il primo Libro Bianco sulla salute dei più piccoli, promosso da Osservasalute della Cattolica e Sip, delinea un'Italia con pochi bimbi, complessivamente sani ma sempre più grassi e dai comportamenti sregolati. Ancora disomogenea l’assistenza all’infanzia lungo lo Stivale

  • L'attore e regista Rocco Papaleo

    Milano

    Raccontare il Sud coast to coast

    Entrambi lucani, lo scrittore Giuseppe Lupo e l’attore e regista Rocco Papaleo dialogano sul senso delle narrazioni del Mezzogiorno. Tra mito e modernità, parole e immagini sul destino di un luogo periferico e fino a pochi decenni fa lontano dalle rotte della civiltà occidentale




MEDIO ORIENTE

Iran: più società, meno Stato

Senza liberalizzazione non c’è democrazia. Il caso di un Paese laico come la Turchia e la prospettiva iraniana. Uno Stato in cui solo le trasformazioni demografiche potranno aiutare il cambiamento

News dalle Sedi, Milano
Pubblicato: 04 maggio 2010

di Tancredi Palmeri

Mahmood Sariolghalam, docente di Relazioni Internazionali presso la National University of Iran

Cosa dobbiamo aspettarci dal Medio Oriente? Qualcosa può veramente cambiare? Nessuno ha la sfera magica per dare una risposta a una domanda che si trascina da sessant’anni. Una speranza però c’è.

Una prospettiva iraniana. L’ha illustrata Mahmood Sariolghalam, docente di Relazioni Internazionali presso la National University of Iran, la Beheshti University. In un incontro nell’aula Lazzati di largo Gemelli promosso dal dipartimento di Scienze politiche lo scorso 3 maggio, Sariolghalam ha dimostrato come l’allargarsi del solco tra Stato e società crei per il Medio Oriente un futuro multietnico. Una società che non corrisponde allo stereotipo occidentale, ma piuttosto aperta ai cambiamenti e al progresso che internet e le nuove tecnologie producono. La sfida per il politologo iraniano è quella di rendere la società, incarnata dalle persone, più potente e più grande dello Stato stesso, rappresentato dalle istituzioni. L’«Iranian Perspective» del professore, che ha dato il titolo all’incontro, denuncia anche una dicotomia ancora troppo accentuata tra “liberalizzazione” e “democratizzazione” negli stati arabi: dove il primo termini indica l’apertura che la gente vorrebbe trovare nella società, anche multietnica; e democratizzazione è il regolare funzionamento di uno stato di diritto. Un processo molto più difficile, perché richiede il lavoro e il consenso delle istituzioni.

L’esempio turco. Per avere un vero processo di democratizzazione, secondo il professor Sariolghalam è essenziale la totale indipendenza del settore privato. In Iran, al momento, rappresenta meno del 10% del commercio, mentre tutto il resto è regolato dallo Stato, a sua volta controllato dalla religione. L’esempio da seguire sarebbe invece la Turchia. Non soltanto perché lo stato turco rappresenta l’archetipo per eccellenza di uno stato laico di confessione islamica. Ma proprio perché, nel momento in cui questa laicità è sembrata essere minacciata, si è scoperto come invece il sistema fosse ormai sedimentato nel tessuto statale: Sariolghalam si riferisce esattamente al 2003, quando la vittoria alle elezioni presidenziali turche del leader del partito islamico Erdogan è apparsa come un colpo mortale alla distinzione stato/religione. «E invece un importante imprenditore turco – racconta il professore - mi diceva che poche settimane dopo le elezioni ricevette una telefonata dal nuovo governo: “Come possiamo aiutarvi a fare meglio il vostro lavoro?”. Perché un paese è democratico quando lo stato è solo regolatore».

Cosa cambierà l’Iran? È pensabile un cambiamento simile in Iran? Il riformismo di Khatami è fallito, le proteste del giugno 2009 sono terminate nel sangue e nella repressione: davvero la modernità può aiutare l’Iran? «Il riformismo di Khatami era concettualmente sbagliato - risponde Sariolghalam – perché uno stato di matrice religiosa non potrà mai accettare la democrazia. Ne andrebbe della sua stessa sopravvivenza. La democrazia era esattamente antitetica alla logica del sistema iraniano. Solo un cambiamento demografico potrà portare un cambiamento di regime. Alcuni dati sono confortanti: la popolazione mediorientale è molto più giovane. Al momento, il 35% degli europei è nella fascia 30-60 anni; il 35% dei mediorientali è invece nella fascia 20-40. La popolazione dell’area nel 1992 ammontava a 180 milioni di persone; si prevede che nel 2022 toccherà i 360 milioni. E al momento, il 71% degli iraniani è sotto i 27 anni. Solo un sostanzioso cambiamento in questa direzione può cambiare il sistema dello Stato e questo avverrà quando toccherà una larghissima maggioranza della popolazione».

Tancredi Palmeri


REGIONAL TRENDS AND BROADER INTERNATIONAL SCENARIOS IN THE GREATER MIDDLE EAST: AN IRANIAN PERSPECTIVE

L’incontro, organizzato dal dipartimento di Scienze politiche il 3 maggio è stato presiduto da Massimo De Leonardis, docente di Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali e direttore del dipartimento. Sono intervenuti Mahmood Sariolghalam, docente di Relazioni internazionali alla National University of Iran (Beheshti), Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali e Riccardo Redaelli, docente di Geopolitica e direttore del Middle East Program al Landau Network - Centro Volta.


Libri

Hopkins’s “Terrible” Sonnets. A Commentary

di Luisa Conti Camaiora, EDUCatt, Milano 2011, pp. 106, € 6,00

La parola in scena

La comunicazione teatrale nell’età di Shakespeare. Franco Marenco, EDUCatt, Milano 2011, 238 pp., 14,50 €