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AIESEC

Cristina, dalla filosofia all’organizzazione

Skills, decision making, public speaking, time management: per la studentessa del secondo anno della specialistica in Filosofia della persona e bioetica, erano parole astruse. Dopo essersi buttata in Aiesec potrebbero diventare il suo lavoro

Studenti, Milano
Pubblicato: 21 maggio 2010

di Cristina Arbini *

Cristina ArbiniLeadership, talento, opportunità, scambi internazionali. Quando, poco più di un anno fa, ho conosciuto Aiesec durante un Career Day al Palazzo delle Stelline a Milano, queste per me erano parole suggestive ma sentite spesso durante le presentazioni aziendali, per fare employer branding e vendere stage, possibilità formative, prospettive di sviluppo professionale. Parole altisonanti ma un po’ vuote, dietro alle quali spesso a volte si celano proposte fumose o standardizzate. Ma Aiesec non era un’azienda, o almeno non ne aveva l’aspetto, e allo stand non c’erano impiegati ma studenti dell’Università Cattolica, che promuovevano l’associazione e ne illustravano i vari benefit, dalle internship all’estero retribuite e qualificanti, ai congressi internazionali, dalla formazione erogata spesso da aziende ai vari progetti aperti. Opportunità ai cui i membri potevano avere accesso senza nessuna quota di iscrizione o obbligo formale di alcun tipo. Era normale chiedersi cosa ci fosse sotto, dove fosse la fregatura.

Mi ero appena iscritta al primo anno della laurea specialistica in Filosofia della persona e bioetica ma venivo da un’altra Università e avevo voglia di conoscere tutte le opportunità che studiare in Cattolica poteva offrirmi. Quei ragazzi mi avevano colpito e così, da persona curiosa quale sono sempre stata, ho deciso di indagare. Oltre a cercare informazioni su internet, sono andata al primo incontro di presentazione organizzato dal Comitato locale Milano Cattolica. Da quel momento, mi si è aperto un mondo. Durante gli anni dell’Università avevo scelto di lavorare e di impegnarmi in attività di volontariato, ma mi ero sempre sentita una mosca bianca. Anche se, in fondo, l’unico motivo che mi spingeva era l’incapacità di restare ferma e il desiderio di capire prima della laurea cosa davvero avrei voluto fare “da grande”. Pensare di poter imparare e crescere insieme ad altri ragazzi guidati dalla mia stessa necessità era un’esperienza nuova e affascinante.

Dopo aver superato la selezione iniziale sono entrata in Aiesec, ma il Comitato contava pochi membri e stava pagando lo scotto di diversi anni di difficoltà. E allora mi sono buttata: candidata a Vice President Talent Management nel direttivo. Il mio obiettivo? Fare in modo che la possibilità di fare internship all’Estero, guidare team, scrivere e gestire progetti, vivere in un ambiente internazionale, partecipare a congressi e sessioni di formazione tenute da aziende e soprattutto crescere facendo tutto questo continuasse ad essere potenzialmente alla portata di tutti.

Occuparsi delle risorse umane in un Comitato Locale Aiesec significa, in breve, innanzitutto essere responsabile del “recruitment”, ossia del processo che consente di selezionare candidati qualificati a diventare membri del Comitato, e ovviamente anche della loro selezione, formazione, valutazione e inserimento nei diversi team di progetto e di area funzionale. Significa anche stipulare accordi con aziende e enti di formazione, per garantire ai membri una conoscenza adeguata su certe “hard skills” (come le tecniche di vendita, fare un bilancio o un conto economico, creare una campagna di comunicazione) e “soft skills” (come time management, decision making, effective communication, public speaking). In generale, si tratta di capitalizzare al massimo sulle risorse disponibili e gestire strategicamente tutti i membri cercando di allineare i singoli obiettivi personali e professionali a quelli dell’organizzazione in generale e del Comitato in particolare, pianificandone lo sviluppo a medio e lungo termine.

Occuparmi di quest’area in Aiesec a livello locale mi ha aiutato a capire finalmente cosa voglio fare da grande. Al momento sto pensando alla tesi e ai pochi esami che mi mancano per laurearmi, ma dal prossimo luglio e per un anno coprirò questa stessa carica a livello nazionale per accrescere la mia professionalità sulla gestione del capitale umano di un’organizzazione e attraverso i suoi processi. C’entra o non con la filosofia? Io credo di sì. Del resto, l’esperienza che ho fatto mi insegna che per chi ha voglia di continuare a imparare ci sono sempre tante opportunità. Se coglierle o meno, come si dice qui, “it’s up to you”.

* Studentessa del secondo anno della specialistica in Filosofia della persona e bioetica e Vice President Talent Management di Aiesec Comitato locale Milano Cattolica



Libri

Hopkins’s “Terrible” Sonnets. A Commentary

di Luisa Conti Camaiora, EDUCatt, Milano 2011, pp. 106, € 6,00

La parola in scena

La comunicazione teatrale nell’età di Shakespeare. Franco Marenco, EDUCatt, Milano 2011, 238 pp., 14,50 €