«È un romanzo di idee». Questa è la consegna ai lettori del romanzo Dopo il miracolo (Mondadori) di Alessandro Zaccuri secondo Giuseppe Lupo, che ha presentato il volume, insieme all’autore, il 28 marzo presso la libreria Vita e Pensiero. Giornalista di “Avvenire” e docente di Teorie e tecniche dell’informazione culturale dell’ateneo, Zaccuri, già finalista del Premio Campiello con Il signor figlio, ha dato vita a un giallo a due anime, come scritto da Lorenzo Mondo, una classicamente poliziesca e una teologica e metafisica.

La trama prende il via da un misterioso suicidio: Beniamino, figlio del facoltoso Attilio Defanti, s’impicca all’inferriata del seminario dove suo fratello studia per diventare prete e lascia un enigmatico messaggio che sembra accusare la sua timoratissima famiglia. A risolvere il mistero troviamo l’ispettore Canova che indagando sulle motivazioni del suicidio entra in contatto con la complessa comunità del seminario. Al suo interno convivono infatti don Vincenzo, il rettore, sacerdote dalla fede semplice e abitudinaria, l’anziano don Guglielmo, che rappresenta la tradizione ecclesiale, e don Alberto, un coltissimo teologo esiliato tra i seminaristi per alcune sue contestazioni alla dottrina ufficiale.

La situazione degenera quando un gruppo di credenti particolarmente infervorato comincia a stazionare giorno e notte davanti al seminario recitando preghiere ininterrottamente e invocando “l’apparizione” di don Alberto. Il fine teologo, più incline all’interpretazione simbolica dei miracoli evangelici, è infatti, quasi per contrappasso, appellato dalla folla come «il prete del miracolo». Il retroscena risale a un episodio in cui, impartendo la sua benedizione a Miriam, una ragazza in fin di vita, l’ha inspiegabilmente salvata da morte certa. E ha portato sua madre, Maria Sole, a gridare al prodigio. Ecco il giallo teologico: esistono i miracoli?

Partiamo dalla copertina: il lettore è accolto da un quadro di Hopper da cui, come ha detto Lupo, «si percepisce un’atmosfera sospesa; la luce è il riflesso di un sole che non si vede e vi è in primo piano una soglia da attraversare...». Zaccuri ha confermato il legame figurativo: il seminario rappresenta infatti una soglia in quanto luogo di scambio, di passaggio, ma anche di confine. «Ogni personaggio rappresenta un modo di credere - ha spiegato l’autore -, tutti insieme rappresentano la necessità di credere. Don Alberto ha una fede solo razionale. Maria Sole crede solo con il cuore. Sbagliano entrambi ma tutti e due fanno bene ad affidarsi a qualcosa di più grande».

Sciascia ha detto che «uno può scrivere bene delle cose che conosce» ed effettivamente Dopo il miracolo dimostra la familiarità di Zaccuri con l’ambiente cattolico, soprattutto la conoscenza della sua varia umanità, da cui sfocia il bisogno di raccontarla: «Avevo già l’idea di scrivere un romanzo del genere, ma quando ho letto Emmaus di Baricco mi sono deciso: lui descrive l’esperienza della fede come io potrei descrivere la pesca, e non ho mai pescato». Nella realtà narrativa di Zaccuri il miracolo è descritto come un bisogno umano, è il desiderio che la morte venga sconfitta, che la malattia scompaia: «Non è la ricerca della spettacolarizzazione, siamo di fronte a delle persone che stanno in ginocchio e pregano, in attesa». Eppure il significato più profondo del romanzo sembra risiedere nel capovolgimento: «Tutti siamo figli del miracolo, essere al mondo è già un miracolo ed essere credenti, nella quotidianità, è la cosa più moderna che ci sia».