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MILANO

Berruti: “Lo sport è bello solo con il sorriso”

Il campione olimpico dei 200 m ai giochi di Roma del 1960 ha presentato in Cattolica il libro che narra le sue imprese sportive. E non solo quelle. Una storia all’insegna di scarpette e cronometri che attraversa un’intera epoca.

News dalle Sedi, Milano
Pubblicato: 04 marzo 2010

di Luca Aprea

Livio Berruti

L’atletica, la voglia di divertirsi, lo studio, qualche amore e un oro olimpico. Indimenticabile. E’ questa, in fondo, la storia di Livio Berruti, l’uomo che ai Giochi di Roma nel 1960, vinse contro ogni pronostico la finale dei 200 m. Una storia che oggi, grazie al giornalista Claudio Gregori è diventata un libro, Livio Berruti. Il romanzo di un campione e del suo tempo, questo il titolo, che è stato presentato lunedì 1 marzo alla Cattolica di Milano.

Un libro, come si può intuire dal titolo, dove l’atletica e le vicende del campione piemontese si intersecano con gli eventi di un’intera epoca passando da Brigitte Bardot a Martin Luther King, da Domenico Modugno a Mina.«Sono sempre stato restìo a parlare di me – ha spiegato Berruti – e l’idea di scrivere un libro non mi ha mai entusiasmato. Ho ceduto a Gregori un po’ perché mi aveva preso per sfinimento ma soprattutto perché ho capito che non era interessato a raccontare solo le mie vittorie ma anche tutto il mondo che c’era dietro e che stava accadendo in quegli anni».

L’incontro è occasione per svelare aneddoti e curiosità che Berruti, sempre con il sorriso sulle labbra, racconta volentieri: «Quando a Roma tagliai per primo il traguardo tra le tante persone che mi festeggiavano c'era un tipo serissimo che mi guardava con aria severa. Era il rappresentante dell’Adidas. Avevo sempre usato le loro scarpe ma il giorno della finale, con le tv di mezzo mondo, la stampa, i fotografi ci tenevo a fare il… figo e quelle strisce blu, sui miei calzini bianchi ci stavano proprio male. Così le cambiai. L’avessi mai fatto. Avevo vinto ma il rappresentante dell’azienda mi spiegò che così facendo mi ero giocato un premio di 300mila lire. Era una cifra enorme».

Le Olimpiadi di Roma videro Berruti al centro non solo della cronache sportive ma anche di quelle rosa a causa della presunta relazione con la sprinter statunitense Wilma Rudolph. Racconta Berruti: «Per me fu un colpo di fulmine. C’era anche un certo feeling (come dimostra la foto mano nella mano che campeggia nella copertina del libro) ma alla fine non se ne fece nulla perché la Nazionale statunitense, una volta terminate le gare a cui un atleta doveva prendere parte, lo rimpatriava subito. E pensate che la spesa era pari a 6 dollari al giorno a persona. Io non lo sapevo e quando, tutto in tiro, andai a cercarla, mi dissero che era appena partita per gli Stati Uniti. Ci rimasi molto male».

Berruti non ha poi nascosto la sua ammirazione per l’atleta che attualmente detiene l’oro olimpico della sua specialità, il pluri-recordman giamaicano Usain Bolt: «Mi piace, ha talento e si vede che si diverte. Con lui l’atletica torna ad avere un volto umano. Lo sport – ricorda ai giovani studenti di Scienze Motorie presenti in sala – è bello solo se viene fatto con il sorriso sulle labbra».

Luca Aprea


Livio Berruti è nato a Torino il 19 maggio 1939. Inizia con il salto in alto ma grazie all'intuizione di uno dei suoi primi allenatori, Melchiorre Bracco, passa alla velocità. Il successo della sua carriera da sprinter è..fulminante: in soli tre mesi arriva alla maglia azzurra e a Cuneo, nel 1958, con 10'' 3 sui 100 mt batte dopo 22 anni il primato italiano. L'anno successivo sconfigge il campione d'Europa dei 100 Armin Hary al Sei Nazioni di Duisburg, poi, a Malmoe, batte il numero uno del mondo Otis Ray Norton nei 200.

Il 3 settembre 1960, con il tempo di 20'' 5  vince l'oro olimpico dei 200 ai Giochi di Roma, uguagliando per ben per due volte in due ore il record del mondo. Un risultato clamoroso anche perché era la prima volta che un italiano raggiungeva una finale individuale di una gara di velocità alle Olimpiadi. Nella stessa specialità arriva in finale anche ai Giochi di Tokyo del 1964 dove si classifica quinto, primo dei bianchi e degli europei. Per ben tre volte arriva in finale con la staffetta ma non riesce a conquistare nessuna medaglia.

Laureato in Chimica ha lavorato per l'agenzia di pubblicità P4 di Silvano Pierucci, da Zegna e alle relazioni esterne della Fiat. Nel 1988 si candida alla presidenza della Federazione italiana atletica leggera (Fidal) ma viene sconfitto da Primo Nebiolo. Nel 1998 si è sposato con l'avvocato Silvia Balma. Attualmente vive a Torino.


Libri

Hopkins’s “Terrible” Sonnets. A Commentary

di Luisa Conti Camaiora, EDUCatt, Milano 2011, pp. 106, € 6,00

La parola in scena

La comunicazione teatrale nell’età di Shakespeare. Franco Marenco, EDUCatt, Milano 2011, 238 pp., 14,50 €