ISLAM
Branca, l’integrazione che c’è già
L’islamista della Cattolica, chiamato dal ministro dell’Interno Maroni come consulente nella Consulta per l’islam italiano, spiega come il processo sia più avanti di quanto si pensi. «I fatti di via Padova non facciano confondere islam e immigrazione»
Speciali, MilanoPubblicato: 04 marzo 2010
di Daniele Monaco
Un contributo di idee concrete per la formazione dei rappresentanti e la realizzazione dei luoghi di culto delle comunità islamiche italiane. È il compito che si è dato il professore di islamistica della Cattolica Paolo Branca, invitato dal ministro dell’Interno Roberto Maroni a far parte del nuovo “Comitato dell’islam italiano”. La task force di 19 esperti, di cui 10 italiani, dovrà proporre al ministro soluzioni adeguate a risolvere i problemi quotidiani dovuti alla convivenza con l’islam.
Dopo la prima riunione costitutiva del 10 febbraio a Roma, Paolo Branca ha indicato due priorità da affrontare. La prima riguarda la formazione soprattutto dei giovani e delle donne portavoci o responsabili che lavorano all’interno di comunità islamiche ma anche in rapporto con il contesto sociale italiano. «Infatti - spiega il professore - chi ha posti di responsabilità e leadership all’interno di Onlus a carattere religioso o culturale dovrebbe essere educato da buon cittadino, conoscere il diritto, a comportarsi bene con le istituzioni e a comunicare in modo efficace con i media». Il secondo provvedimento riguarda i luoghi di culto: «Bisogna fare in modo – afferma Branca - che le moschee non trovino posto all’interno di scantinati o garage sporchi e inospitali. Inoltre non è detto che debbano essere lontane da altri luoghi di culto, con i quali possono al contrario sviluppare sinergie e collaborazioni».
L’esperto esclude la necessità di istituire l’obbligo di predica in italiano, di un albo per gli imam e del divieto di indossare velo nei luoghi pubblici: «L’integrazione è più avanti di quello che pensiamo – sottolinea l’islamista -. Migliaia di giovani concordano nuovi modelli di vita sociale con i loro padri in un incessante lavoro quotidiano che non può essere cancellato da casi sporadici come quello di Hina o Sanaa. Nella stessa Università Cattolica studiano ragazzi di differenti religioni».
Infine una raccomandazione con uno sguardo all’attualità: «Episodi come i disordini di via Padova a Milano non devono farci confondere islam e immigrazione: non c’erano assolutamente motivazioni religiose. Anzi, la Casa della cultura islamica locale e la vicina parrocchia di san Crisostomo hanno collaborato per calmare le acque fra arabi e sudamericani. È stata una tensione fra etnie nata in un contesto comune di degrado».
I docenti, giornalisti, laici ed esponenti religiosi che compongono il Comitato lavoreranno per gruppi: «Ci impegneremo – assicura Branca - a fare il nostro meglio, ma l’ultima parola spetterà comunque al ministro». Fra un mese arriveranno i primi risultati. C’è da sperare che producano qualcosa di buono, visto che i tentativi precedenti di Beppe Pisanu e Giuliano Amato con la Consulta islamica nel 2005-2006 erano finiti con un buco nell’acqua.
Daniele Monaco










