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Hiv, un test anti-reazioni da Abacavir

Lo strumento genetico previene le reazione del farmaco nelle persone con sieropositive. I risultati del team di ricerca dell’Istituto di farmacologia della Cattolica di Roma, in collaborazione con la Clinica delle malattie infettive dell’ateneo

News dalle Sedi, Roma
Pubblicato: 04 marzo 2010

Un test genetico che riduce il rischio di reazione da ipersensibilità del farmaco antiretrovirale Abacavir, usato in combinazione con altri farmaci nel trattamento dell’infezione causata dal virus dell'Hiv, è stato progettato e messo a punto dal gruppo di ricerca diretto dal professor Pierluigi Navarra, dell’Istituto di Farmacologia della Cattolica di Roma. Frutto di due anni di studio e di ricerca, il test è stato validato con il supporto della Clinica delle malattie infettive della Cattolica, diretta dal professor Roberto Cauda, con il contributo della GlaxoSmithKline, produttrice del farmaco, che ha fornito i campioni per convalidare la metodica.

Il test è basato sulla tecnica innovativa della real-time Pcr, metodica di recente introduzione, che consente la rilevazione di specifiche sequenze di Dna. Questa metodica è in grado di individuare in tempi rapidi soggetti che, a causa del loro assetto genetico, sono predisposti a sviluppare reazioni avverse anche gravi dopo somministrazione del farmaco antiretrovirale Abacavir. Si tratta di uno dei primi esempi di applicazione nella pratica clinica della farmacogenomica, la branca della farmacologia che mira a personalizzare i trattamenti farmacologici sulla base della conoscenza del patrimonio genetico individuale.

Sono già quaranta i pazienti in terapia sulla base dei risultati ottenuti dal test da oggi disponibile per i degenti e per i pazienti ambulatoriali del Policlinico Gemelli dietro presentazione di impegnativa del medico curante; è un procedimento diagnostico che va eseguito sotto la stretta supervisione dello specialista in malattie infettive.

«Il gene Hla-b - spiega Cinzia Dello Russo, ricercatrice dell’Istituto di Farmacologia della Cattolica, che ha progettato il test - può esistere in diverse forme, cosiddetti ‘alleli’, dovute a variazioni nella sequenza del Dna (mutazioni che possono portare o meno a modifiche della proteina codificata da quel gene). Una di queste forme è l’allele Hla-b*5701, presente nell’8% della popolazione caucasica. Se un individuo è portatore di questa forma del gene è a rischio di sviluppare la reazione di ipersensibilità ad Abacavir. Poiché a volte queste reazioni possono essere anche gravi, portatori di Hla-b*5701 non possono assumere questo farmaco.

«Abacavir è un farmaco generalmente ben tollerato – aggiunge Pierluigi Navarra - ed è considerato “ad alta barriera”, nel senso che sono necessarie almeno 2-3 mutazioni nel genoma virale perché si instauri la resistenza. Queste caratteristiche rendono Abacavir un farmaco di prima linea nella terapia antiretrovirale. Una importante limitazione all’uso del farmaco è la possibile insorgenza di una reazione di ipersensibilità, che si presenta con un’incidenza del 5-8%, generalmente nelle prime 6 settimane di trattamento. Oggi il farmaco può essere prescritto solo se i pazienti hanno effettuato il test di screening per individuare i soggetti a rischio; da qui l’importanza di avere a disposizione un metodo che dia risposte in tempi rapidi e sia facilmente accessibile dai pazienti sul territorio».



Libri

Hopkins’s “Terrible” Sonnets. A Commentary

di Luisa Conti Camaiora, EDUCatt, Milano 2011, pp. 106, € 6,00

La parola in scena

La comunicazione teatrale nell’età di Shakespeare. Franco Marenco, EDUCatt, Milano 2011, 238 pp., 14,50 €