Ecologia
Ambiente, i rischi del riciclo
Sono centinaia i potenziali inquinanti presenti nei materiali di riciclo provenienti dall’estero. In un’economia globale, anche prodotti innocui, soprattutto se provengono da Paesi in cui non c’è regolamentazione, possono inquinare. Vertice ad Hanoi
Studi e Ricerche, PiacenzaPubblicato: 20 maggio 2010
E se i prodotti verdi inquinassero? Non si tratta di fare terrorismo psicologico o di indebolire la coscienza ambientale che si è faticosamente diffusa nell’opinione pubblica minandone la fiducia. Ma gli esperti hanno il dovere di capire se il riciclo di materiali, se mal gestito, non contenga dei rischi di inquinamento. È lo scopo del progetto Riskcycle, finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del Settimo programma quadro e vede la partecipazione della facoltà di Agraria insieme ad altre università e centri di ricerca di diversi paesi europei (Italia, Spagna, Germania, Francia, Svezia, Danimarca, e Olanda) e di alcuni paesi extra-europei (Vietnam, Cina, India e Brasile). Che si sono dati appuntamento all’inizio di maggio nella capitale vietnamita Hanoi per il workshop Risk-based management of chemicals and products in a circular economy at a global scale. Il gioco di parole che dà il nome al progetto indica lea preoccupazione che in un’economia circolare e globale il commercio e il riciclo dei prodotti non possano non avere una stima del rischio concordata, soprattutto perché per questi materiali il rilascio nell’ambiente di sostanze nocive durante il riciclo e l’uso di prodotti riciclati non ha nessuna regolamentazione.
«Quello che succede ha dell’assurdo - commenta Ettore Capri, coordinatore del gruppo di ricerca piacentino di ritorno dall’incontro -. Quando ricicliamo materiali anche semplici come la carta proveniente da Paesi non europei rischiamo di liberare nel nostro ambiente sostanze tossiche semplicemente perché non ne conosciamo l’esistenza e il loro uso nei luoghi di origine. Ma sono centinaia i potenziali contaminanti presenti nei materiali che ricicliamo molti dei quali non controllati e di cui non conosciamo il rischio per l’uomo e per la natura. E per assurdo il cittadino pensa che si tratti sempre di prodotti a impatto zero per l’ambiente». Il progetto si concentra sul destino e sul comportamento degli additivi usati in sei differenti settori: tessile, elettronico, plastico, cuoio, carta e lubrificanti per i quali sarà sviluppata una strategia globale per la sicurezza e la gestione del rischio degli additivi.
Al workshop organizzato dai vietnamiti coinvolti nella ricerca, hanno partecipato gruppi dei vari paesi e professori e studenti della Hanoi University of Science, rappresentanti del Vietnam Environment Administration e del ministero delle Risorse naturali e ambientali. «Questo ha permesso uno scambio di conoscenze e informazioni provenienti dalla varie realtà», commenta Gabriella Fait [nella foto], ricercatrice responsabile operativa del progetto. «Dalle diverse presentazioni è emerso che in Vietnam la generazione di rifiuti è in aumento a causa della rapida crescita del Paese (85 milioni di abitanti, 10% d’incremento produttivo annuo) ma la raccolta, il trasporto e lo smaltimento non riescono a tenere testa a una crescita così impetuosa. E le risorse alterative non sono disponibili. Interi villaggi sono dediti al riciclo della carta e di altri materiali (vetro, metalli, etc…) in condizioni lavorative per noi intollerabili. I metodi usati per il riciclo di tali rifiuti sono però inquinanti e dannosi per la salute umana, mentre gli scarichi industriali vengono direttamente convogliati nelle acque irrigue delle risaie o nell’aria, ulteriore fonte di danno ambientale».
Il workshop ha portato alla conclusione che anche in Vietnam è necessaria una revisione della legislazione per la protezione dell’ambiente per creare un sistema unificato di istituzioni competenti nella gestione dei rifiuti. Più in generale si è notato che è anche necessario aumentare la consapevolezza civile riguardo al tema dei rifiuti e del loro riciclo, oltre che la ricerca in un settore così multidisciplinare. «Il messaggio che abbiamo raccolto - conclude Capri - è che il Vietnam è un esempio rappresentativo non così estremo di tutti i Paesi del mondo e dell’intera economia globale destinata domani ancora più di oggi a riciclare qualsiasi rifiuto perché le risorse, anche quelle rinnovabili, diventano sempre più limitate».










