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Aldo Moro e le lettere dalla prigione

Milano Aldo Moro e le lettere dalla prigione Uno statista doppiamente prigioniero, quello sequestrato dalle Brigate Rosse: privato della libertà ma anche della possibilità di un discorso politico. Un binomio che nei recenti mesi è tornato a scuotere le coscienze del mondo occidentale, a terrorizzare una società colpevole, a detta degli estremisti, di una deriva secolarizzante. Un rifiuto totale della società che, come ha argomentato sul Corriere della Sera l’antropologo Olivier Roy, accomuna gli jihadisti di Isis ai terroristi degli anni di piombo in Europa, in particolare alla banda tedesca Baader-Meinhof. Su questa influenza della dimensione religiosa sui fenomeni di violenza estremista, si concentra il progetto di ricerca “Crisi dell’Eurocentrismo e futuro dell’umanesimo europeo: prospettive storico-culturali, religiose giuridiche ed economico-sociali” , portato avanti dai ricercatori del Dipartimento di Scienze religiose dell’Università Cattolica di Milano. Un’indagine ad ampio raggio, che si propone di trattare l’estremismo non solo dal punto di vista dei protagonisti “attivi” di quegli anni, ma anche analizzando le prospettive di chi la violenza l’ha subita. Un’interpretazione che Gaetano Lettieri , professore di Storia del Cristianesimo all’Università La Sapienza di Roma, definisce nel suo intervento «un tentativo di neutralizzare la portata politica di quei passi, la disattivazione della possibilità di linguaggio». Le considerazioni morali, giuridiche, politiche sono straordinariamente in linea con le sue lezioni di filosofia del diritto all’Università di Bari e quelle di procedura penale alla Sapienza di Roma.

 

Moro a cent’anni dalla nascita

MILANO Moro a cent’anni dalla nascita Le Lettere dal carcere non sono scritti di un uomo “stoccolmizzato” ma sono fra i documenti letterari e teologici più vivi del ’900 italiano, coerenti con un’idea di politica come sforzo di mediazione e di inclusione di soggetti sempre più ampi e lontani. Tenendo come ideale punto di riferimento i cinquantacinque giorni della prigionia di Aldo Moro, dal 16 marzo al 9 maggio 1978, viene da chiedersi se la sua lunga agonia riveli molto o poco della sua vita. A parte il fatto che non si vede che cosa ci sarebbe di riprovevole in questo, Miguel Gotor, nella sua edizione di tutte le Lettere dalla prigionia, ha capovolto la questione, suggerendo che “il vigore morale di questo epistolario è proprio nell’antieroismo programmatico di quest’uomo, nella sua normalità”. Tra i libri che Moro aveva con sé la mattina dopo, al momento del rapimento, c’era un'opera del teologo e filosofo della religione Italo Mancini, docente a Urbino, studioso in quegli anni di Dostoevskij e di Tolstoj. Le lettere danno voce a un uomo che, continuando a proclamare nel buio della cella la fede della sua vita, proprio in nome di essa non accetta di essere immolato come vittima su di un’ara eretta da altri. Le lettere suonano così come la contestazione più ferma nei confronti di ogni tentativo di riproposizione di un’ideologia della rassegnazione come del sacrificio. docente di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia e direttore del dipartimento di Scienze religiose.

 

Aldo Moro, lettere dalla prigionia

Brescia Aldo Moro, lettere dalla prigionia Paolo Colombo e Chiara Continisio hanno prestato corpo e voce al Presidente della DC e ad AnnaLaura Braghetti, unica donna tra i carcerieri di quest’ultimo. by Bianca Martinelli | 13 maggio 2016 La camicia da ritirare in tintoria, i biscotti serviti per colazione durante i giorni di prigionia che erano gli stessi che era solito mangiare a casa sua, i pensieri per la famiglia e, in particolar modo, per il nipotino prediletto. Al suo fianco, sul palco dell’aula polifunzionale, Chiara Continisio , ricercatrice dell’ateneo milanese, nei panni di Anna Laura Braghetti, unica donna tra i carcerieri del Presidente della DC che per 55 giorni tennero in ostaggio Moro in uno stretto cunicolo scavato sotto il piccolo appartamento romano di via Montalcini 8. Colombo e Continisio hanno letto e commentato le memorie di Moro e della Braghetti, e ad emergere , insospettabilmente, è stata la dimensione più umana e quotidiana dell’esistenza dei due. All’agonia psicologica di Moro fa eco la soddisfazione allucinata di Braghetti che si dice soddisfatta del metodo con cui sta gestendo commissioni e faccende domestiche, senza destare il minimo sospetto in conoscenti e vicini di casa. Discreta, cordiale e riservata con tutti, Anna Laura Braghetti, puliva la casa, suddivideva le borse della spesa e la biancheria da portare in tintoria così che a nessuno potesse venire il sospetto che in quella casa vivessero ben più che in due persone. Prima di dare inizio alla lezione il ricordo di Colombo e Cortinisio è andato ai cinque componenti della scorta di Moro, rimasti uccisi durante il sequestro: il Maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, l'appuntato Domenico Ricci, il Brigadiere Francesco Zizzi, l'agente Raffaele Jozzino e l'agente Giuliano Rivera.

 
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