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Il male che blocca la crescita del Paese

Brescia Il male che blocca la crescita del Paese Un seminario organizzato in collaborazione con la Procura generale della Repubblica ha illustrato le cause della corruzione in Italia e le strategie messe in atto per combatterla. dicembre 2016 di Francesco D’Alessandro* Non vi è nulla di originale nell’indicare la corruzione come un fenomeno criminale dai caratteri emergenziali. Un dato che, pur segnando un minimo miglioramento rispetto all’anno precedente, in cui l’Italia figurava al 69esimo posto, indica che la strada da percorrere sia ancora lunga. Si può - e si deve - però provare a impostare un programma di lavoro che, sulla base di un attento studio del dato empirico, persegua obiettivi di reale effettività, senza riproporre alcuni vizi della normativa più recente. È chiaro a tutti che un’efficace strategia di contrasto non passi per continui innalzamenti delle pene previste per questo tipo di reati. Per orientarsi in tale percorso, è però fondamentale una compiuta comprensione delle dinamiche corruttive: occorre, cioè, avvedersi di come si dipanino anche in settori della criminalità tradizionalmente concepiti come separati e distinti. Dal mondo delle imprese, delle grandi attività economiche a quello della criminalità organizzata, nel quale si assiste, con un curioso mutamento del fenotipo criminologico, al più frequente ricorso alla corruzione al posto della violenza.

 

Contro la corruzione, rafforzare la legalità

È questa la premessa da cui bisogna partire per affrontare la corruzione e profilare strategie di intervento, coordinate tra i diversi operatori del settore pubblico e privato, atte a prevenire concretamente il rischio della commissione di illeciti corruttivi. L’incontro è stato introdotto da Franco Anelli , rettore dell’Ateneo, il quale ha sottolineato l’importanza di sviluppare politiche di intervento a carattere preventivo e sistemico, non concentrando l’attenzione unicamente sul versante del trattamento sanzionatorio. In questi termini, Mario Romano , emerito di Diritto penale dell’Università Cattolica, che ha presieduto e moderato il dibattito, ha constatato come il diritto penale, seppur rivesta un ruolo fondamentale, non possa essere l’unico strumento di intervento nella repressione del fenomeno corruttivo. Affrontare il problema della corruzione significa, inoltre, riflettere in primo luogo in termini di cambiamento culturale, come ha ricordato Gabrio Forti , preside della facoltà di Giurisprudenza e direttore del Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale ( CSGP ). Sul punto, Nicoletta Parisi , componente del Consiglio della stessa Autorità e ordinario di Diritto Internazionale all’Università degli Studi di Catania, ha riferito in merito all’implementazione delle linee guida dell’Autorità in materia di contratti pubblici, organizzazione degli uffici e piani anticorruzione e di tutela dei whistleblower. Infine, Giammarco Sigismondi , associato di Diritto amministrativo all’Università Cattolica, ha rammentato l’utilità di investire sulla formazione dei funzionari della PA, per sviluppare quelle conoscenze atte a gestire i rischi corruttivi nel settore pubblico, ricordando come, in primo luogo, la corruzione sia un reato contro l’amministrazione stessa. corruzione #trasparenza #anac Condividi Facebook Twitter Send by mail IL CORSO COPAT La tavola rotonda è stata l’occasione per presentare la prima edizione del Corso di Perfezionamento in Anticorruzione e Trasparenza ( CoPAT ), organizzato presso l’Università Cattolica di Milano e co-diretto dai professori Gabrio Forti e Aldo Travi .

 
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