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Il mio primo Sanremo

SPETTACOLO Il mio primo Sanremo Il Festival raccontato, da dietro le quinte del grande circo dell’informazione, dalla nostra inviata della Scuola di Giornalismo, alle prese con sala stampa, interviste e giornate infinite. La sala è enorme, con lunghe file di banchi: sembra un po’ di essere a scuola, solo che qui si lavora molto di più. È tutto un ticchettio di tastiere di computer, ci sono telecamere e microfoni ovunque, blocchi di carta stampata a non finire, e in sottofondo la parlata ininterrotta dei giornalisti radio, il rumore dei passi avanti e indietro di chi si attacca al telefono alla disperata ricerca di un’intervista esclusiva. La prima comincia alle 12.30 ed è quella con i conduttori, che rispondono di quanto avvenuto nella serata precedente e anticipano ciò che accadrà nella successiva. E poi ci sono le conferenze dal vivo, quelle con i cantanti: in quel caso è tutto uno sciame di telecamere, microfoni, giornalisti urlanti che corrono a prendersi la pole position per poter riprendere al meglio la scena. Ma il momento più sentito, niente da fare, è stato quando Baglioni e Fiorello hanno cantato “E tu”: il lavoro in sala stampa si è sostanzialmente interrotto per quel lasso di tempo. Una canzone è davvero potente se sa rubare l’attenzione in questo modo, soprattutto se sono passati più di 40 anni da quando si è fatta ascoltare per la prima volta.

 

Guarda Sanremo e conoscerai l'Italia

Riconoscendo che il Festival è da sei decenni il termometro con cui misurare la temperatura del Paese e la colonna sonora del nostro sentirci nazione. febbraio 2018 di Giuseppe Lupo * Sarebbe una banalità se dicessi che il Festival di Sanremo possiede una capacità seduttiva in grado di coinvolgere qualsiasi individuo, ma voglio correre ugualmente questo rischio: è una manifestazione a cui nessuno, almeno nella serata finale, riesce a opporre resistenza. L’Italia delle bianche colombe, dei papaveri e delle papere (una nazione un po’ ingenua, ma anche sofferente per questa finta ingenuità che le circostanze impongono) finisce quando comincia quella tumultuosa delle manifestazioni operaie dell’autunno caldo e dell’ austerity . E non di rado è accaduto che nei ritornelli più bistrattati, quelli dove troppo facilmente circolavano parole di una quotidianità logora e incolore, sia transitata la vita degli individui destinati a rimanere numeri adatti alle statistiche. Eppure anche da lì è transitata la colonna sonora che per noi italiani ha significato sentirci nazione, sentirci dentro una memoria che si è fatta patrimonio di tutti. Ma il momento più sentito, niente da fare, è stato quando Baglioni e Fiorello hanno cantato “E tu”: il lavoro in sala stampa si è sostanzialmente interrotto per quel lasso di tempo. Una canzone è davvero potente se sa rubare l’attenzione in questo modo, soprattutto se sono passati più di 40 anni da quando si è fatta ascoltare per la prima volta.

 

Il Festival cresce sui social

SPETTACOLO Il Festival cresce sui social Rispetto agli anni scorsi Sanremo è diventato un modo per trovare temi comuni di chiacchiera e di riflessione. Al piano di sotto in “Casa Sanremo” Giorgia Venturini , Giulia di Leo , Serena Cauzzi , Lorenzo Romandini ( nella foto in alto ), i quattro allievi sempre del team della scuola, aspiranti redattori, reduci da interviste al Grand Hotel des Anglais. Un prodigio di design oltre che la scena proprio per la realizzazione e la progettazione di una serie di impianti di fonica, di logistica, anche di relazione con il pubblico in sala. Eravamo in sala anche alla finale del 2015, dove lo show era molto calibrato sula diretta tv, oggi la tecnologia permette di valorizzare l’aspetto teatrale e in presenza del pubblico, possiamo nascondere i cameramen, pilotare macchine minuscole che si celano in pezzi della scena o tra l’orchestra. Da qui la scena monumentale, barocca, sembra davvero di stare davanti ad un monumento in una grande piazza italiana, come a Trinità dei Monti, al Vittoriano, al Colosseo, o a Venezia in San Marco, piazza del Campo a Siena o nell’anfiteatro di Lucca. Non smettono di fibrillare i social; per le prime tre puntate del festival si sono registrate e 13 milioni di interazioni con un aumento rispetto alla precedente edizione del 7%; la piattaforma che registra maggiore crescita è proprio Twitter, 100% in più di interazioni ogni singola serata, dati interessanti. Il Festival diventa conversazione, critica, un modo per trovare temi comuni di chiacchiera e di riflessione, polemizzando, parlando, stando insieme a consumare una birra e una pizza davanti al teleschermo.

 

Missione, a Brescia il primo Festival

EVENTO Missione, a Brescia il primo Festival Quattro giorni di conferenze, concerti, mostre, flash mob promossi da Missio (Cei), Conferenza degli istituti missionari e diocesi di Brescia. Un’iniziativa promossa dalla Conferenza degli Istituti missionari italiani (Cimi), dalla Fondazione Missio della Conferenza episcopale italiana, e dalla diocesi di Brescia, con il coordinamento operativo del Centro missionario diocesano». Dopo la messa di apertura, la serata di giovedì 12 ottobre sarà dedicata a testimonianze missionarie in una ventina di parrocchie di Brescia e dintorni, e in alcuni monasteri di clausura. Venerdì 13 ottobre tre tavole rotonde, tutte ospitate nella sede di via Trieste dell’Università Cattolica , offriranno contenuti dedicati in particolare a missionari, delegati dei Centri missionari diocesani e studenti. Alle 17 chiuderà il pomeriggio in via Trieste l’appuntamento sul protagonismo delle donne nell’evangelizzazione, con l’intervento della professoressa Lucetta Scaraffia , giornalista, scrittrice e docente di Storia contemporanea all'Università La Sapienza di Roma. La sera di venerdì il Festival proporrà un grande evento alla presenza del cardinale Luis Antonio Tagle , arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis, e di nomi noti del mondo dello spettacolo. Il tutto mentre in una chiesa del centro si terrà, per l’intera durata del Festival, l’adorazione eucaristica permanente, a indicare il primato di Dio che rende possibile la missione anche quando essa appare impossibile.

 

Il cinema in ospedale va al Festival

roma Il cinema in ospedale va al Festival L’esperienza di Policlinico Gemelli e Cattolica è sbarcata al Lido alla presenza del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini , che ha annunciato un sostegno a queste sale. Presentato il cortometraggio di Andrea De Sica girato tra le corsie dell'ospedale. settembre 2017 Quella del Policlinico A. Gemelli è stata la prima vera sala cinematografica in un ospedale italiano. Aperta ad aprile 2016 all’ottavo piano dell’ospedale grazie al sostegno di The Walt Disney Company Italia e alla generosità di migliaia di persone, è un progetto voluto da MediCinema Italia Onlus e dalla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma. Ora il progetto del cinema in ospedale e della cinematerapia prende piede in altre realtà italiane. Il ragazzo è troppo timido per farsi avanti, e allora viene in suo aiuto una notte, materializzandosi nella sua camera l'Eroe da film (Christian de Sica, zio di Andrea), che gli continuerà a dare consigli su come agire anche dal grande schermo durante una proiezione in ospedale. Le principali applicazioni del metodo MediCinema prevedono, al momento, l’area pediatrica e dell’età evolutiva, compresa l’interazione familiare, i pazienti chirurgici e oncologici, la clinica riabilitativa nei deficit mentali e quella terapeutica relativa a psicosi, disturbi dell’umore e l’area delle disabilità.

 
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