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Un'economia per la pace

novembre 2017 di Raul Caruso* L’economia della pace è una branca dell’economia che ci aiuta a capire le cause e le determinanti dei conflitti armati, oltre che di altre forme di violenza, ma anche a individuare le misure di politica economica finalizzate alla rimozione delle cause dei conflitti violenti. Obiettivo finale per l’economista della pace, infatti, è spiegare in maniera compiuta le politiche per garantire una prosperità economica che duri nel tempo . Secondo l’economia della pace, lo sviluppo economico nel lungo periodo, è legato all’espansione della pace . Anche la Germania nazista aveva un’economia estremamente fragile e Adolf Hitler e i gerarchi nazisti avevano, infatti, la necessità di giustificare e coprire i fallimenti in ambito economico insistendo sulla retorica razzista e militarista che pervadeva la vita della società tedesca. A dispetto delle difficoltà e delle fasi di stallo che hanno caratterizzato e che ancora caratterizzano il processo di integrazione europea, l ’obiettivo della pacificazione tra paesi è stato raggiunto e l’Unione europea è attualmente una delle aree di maggiore benessere nel mondo. In termini concreti, infatti, l’economista della pace invita i policy-maker a considerare la costruzione della pace oltre alle tradizionali variabili economiche di riferimento come il Pil. L’economia della pace è quindi la base da cui partire per favorire la prosperità e il benessere delle società. autore del volume "Economia della pace" (Il Mulino), insegna presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica ed è direttore del Network of European Peace Scientists e della rivista Peace Economics, Peace Science and Public Policy #economia #politica #mondo #globalizzazione #geopolitica #pace Facebook Twitter Send by mail.

 

Con la Nato per leggere le crisi

L’accordo, che prevede lo sviluppo di progetti di formazione e di ricerca sui temi della sicurezza e della difesa, è stato siglato martedì 5 dicembre dal rettore dell’Università Cattolica professor Franco Anelli e dal Capo di Stato Maggiore del Nrdc-Ita Generale di Divisione Maurizio Riccò . L’intesa prevede la partecipazione di studenti selezionati dell’Università Cattolica, sotto supervisione accademica, alle attività di studio e di approfondimento che il Corpo d’Armata di Reazione Rapida dell’Alleanza Atlantica conduce su scenari di crisi reali o fittizi di esercitazione tramite il team “Knowledge Development” (Kd). Il Kd è una branca funzionale del Nrdc-Ita deputata alla comprensione di sistemi complessi e che pone particolare attenzione allo sviluppo e alla presentazione di analisi politiche, economiche, sociali, infrastrutturali e di informazione. La sigla dell’accordo di cooperazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore corona l’ambizione del Nrdc-Ita di poter vantare la collaborazione con una così prestigiosa Università», ha dichiarato il Generale di Divisione Riccò. Sono fermamente convinto che ciò possa fornire ai militari dell’Alleanza un prezioso contributo alla comprensione delle dinamiche culturali e delle complesse dimensioni politiche, economiche e sociali che caratterizzano i moderni scenari di crisi, che la Nato monitorizza costantemente». Infatti, ha specificato Vittorio Emanuele Parsi , direttore di Aseri-Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali e docente di Relazioni internazionali, presente alla firma del Memorandum of Cooperation , «lo scopo della difesa intelligente è evitare situazioni di crisi e che queste degenerino. Nrdc-Ita è stato costituito nel 2001 a seguito di una profonda ristrutturazione dell’Alleanza Atlantica per fare fronte alla necessità di disporre con immediatezza, di una forza multinazionale flessibile da schierare in aree di crisi al bisogno, e delle relative strutture di comando e controllo.

 

Il paradosso americano

Ciclo: Il mondo in disordine Il paradosso americano La potenza mondiale degli Stati Uniti costituisce un ossimoro tra invulnerabilità e insicurezza? Di questo si è parlato nel seminario L'impero fragile e le trasformazioni della geopolitica americana. L’intervento di Stefanachi ha sottolineato quanto sia importante l’aspetto geopolitico di uno Stato, ossia tutti quei fattori territoriali che influenzano e modificano la politica dello stesso. Ad esempio, gli Stati Uniti dispongono di un territorio molto esteso e dotato di varie risorse minerarie, petrolifere, naturali; costituiscono quasi un’isola - e perciò una difesa militare passiva - ma soprattutto si trovano circondati da Paesi sostanzialmente poveri, da cui dunque non devono aspettarsi attacchi di nessun genere. Tutti questi fattori aiutano gli Stati Uniti ad affermarsi nella politica estera rispettivamente a livello economico, geografico e militare , e riescono così a influenzare molte delle scelte di altri Stati, garantendosi una significativa invulnerabilità. Un concetto che richiama il pensiero di Obama “guidare da dietro”; ovvero mandano rinforzi strategici, consigliano, propongono, ma non si impegnano mai in modo diretto. “Appare quasi come un’azione lasciata a metà; la geopolitica sembra fare degli Usa una potenza inaffidabile” conclude Stefanachi, lasciando spazio a Locatelli che ha contribuito a scattare una fotografia sull’evoluzione di un Paese che ancora oggi determina gran parte delle scelte della politica estera. america #politica #geopolitica #mondo #globalizzazione #statiuniti #sicurezza Facebook Twitter Send by mail.

 

Effetto Trump? Gli Stati Uniti un anno dopo

Dieci incontri per leggere la politica globale", relatori Mireno Berrettini e Gianluca Pastori , autori di un fascicolo speciale dei "Quaderni di scienze politiche" dedicato alla presidenza Trump. ottobre 2017 di Gianluca Pastori* L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha cambiato molte regole nel gioco della politica americana. Ha riportato in auge un modo di fare politica apparentemente dimenticato, in cui il forte richiamo alla legittimazione popolare fa del Presidente, più che il contraltare, il rivale di un Congresso presentato sempre più come strumento nelle mani delle macchine partitiche. Dopo gli screzi del 2002-03 e i rapporti difficili negli anni di George W. Bush, l’arrivo alla Casa Bianca di Barack Obama aveva fatto sperare in un riavvicinamento fra le due sponde dell’Atlantico, riavvicinamento che si è dimostrato, invece, illusorio. Al contrario, quelli di Obama sono stati anni di crescenti divaricazioni su una serie di punti importanti, dalle relazioni con la Russia alla crisi siriana. Solo alla fine del mandato, con la prospettiva concreta di una vittoria di Trump, la dimensione conflittuale è stata accantonata per una narrativa più attenta agli aspetti di convergenza. Ciò non ha, comunque, modificato l’essenza di un legame che – con il venire meno del comune nemico sovietico – sembra essersi via via deteriorato e che oggi, proprio con Trump problematicamente insediato nello Studio Ovale, sembra avere raggiunto uno dei suoi punti più bassi.

 

Il mondo in disordine

brescia Il mondo in disordine Con Spagna e Catalogna ai ferri corti, l’intervento del professor Luigi Bonanate sul tema Da Guernica alla guerra civile globale apre mercoledì 11 ottobre il ciclo di incontri della facoltà di Scienze politiche e sociali per leggere la politica mondiale. È il titolo della lezione che mercoledì 11 ottobre alle 15, nell’Aula Magna di via Trieste 17 della sede di Brescia dell’Università Cattolica, aprirà il ciclo Il mondo in disordine. Di guerre civili, l’Europa ne ha avute, nel XX secolo, di importantissime: in Spagna, in Italia, in Jugoslavia; e poi la Russia in Cecenia, e poi l’Ukraina, la Siria… Ma sembra che sia abbastanza facile dimenticarle. Dall’inizio del XXI secolo la guerra civile pare essersi insediata in quello che chiamiamo Medio Oriente (allargato) e si estende da una parte verso l’Asia centrale e dall’altra verso il Maghreb e l’Africa del Nord e del centro. Produce prevalentemente opere «impegnate», che parlano di guerra: civile, interna, locale – ciascuna può essere l’indizio di una peggior difficoltà futura, l’inizio di un collegamento che mette in contatto tra loro situazioni che – se si sommassero – potrebbero avere conseguenze devastanti per l’intero mondo. Sarà l’arte a salvare il mondo? Non sappiamo la risposta, ma certamente per impegnarci nel riflettervi una condizione deve essere assolta: conoscere la guerra, capirla, studiarla, valutarne l’importanza rispetto alla strutturazione di ciascuno dei mondi che abbiamo conosciuto e potrebbero arrivare. Dalla guerra civile spagnola alla guerra civile mondiale, Aragno, 2017) #politica #geopolitica #globale #scienzepolitiche Facebook Twitter Send by mail NOVITÀ IN LIBRERIA Del ciclo "Il mondo in disordine" fa parte l’incontro L’impero fragile.

 
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