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Risorse umane, la sfida digitale

cattolicapost Risorse umane, la sfida digitale L’evoluzione della tecnologia sta cambiando modi, luoghi e tempi di lavoro e chiede un ripensamento a chi gestisce il personale: dagli Hr Analytics alla Hr Digital Transformation, cosa succede nelle imprese. Parla la professoressa Barbara Imperatori by Daniela Fogliada | 19 dicembre 2017 La digital transformation, il lavoro che cambia, il ruolo delle persone e delle organizzazioni. La trasformazione continua del lavoro suggerisce un ripensamento delle modalità di gestione delle relazioni di lavoro e rappresenta un’importante opportunità per i professionisti delle Risorse Umane per ridefinire il proprio ruolo e per “fare la differenza” sia a livello economico che a livello sociale. Partendo dalle competenze degli stessi professionisti HR» osserva Barbara Imperatori , docente di Organizzazione aziendale alla facoltà di Economia dell'Ateneo e coordinatrice del master in International HR Management . Gli HR Analytics offrono le basi per processi di people management consapevoli e rappresentano una opportunità per creare valore per i manager di linea: supportano i processi decisionali e contribuiscono a identificare le leve di gestione delle persone più efficaci. Saper identificare le determinanti del talento e saper utilizzare, anche in logica combinata, strumenti, canali, modalità ed “esperienze” diverse per intercettare, interloquire, e attrare detentori delle competenze chiave per una organizzazione sono competenze che gli HR devono sviluppare in accordo alle esigenze di business. La progettazione di meccanismi di governo delle relazioni di lavoro può fare la differenza anche e soprattutto per il family business , in cui i professionisti HR possono aiutare imprenditori a contemperare le logiche di business con quelle familiari».

 

Stupidi funzionali, un danno all’impresa

Inoltre il 64% dei dirigenti Risorse umane considera il conflitto creativo un utile strumento di lavoro, ma meno di uno su tre si adopera concretamente per sostenere un sano confronto critico in azienda. La stupidità funzionale - Nella valutazione dell’impatto della stupidità funzionale sugli obiettivi aziendali, i sostenitori di un approccio più critico alle attività da svolgere ritengono che in questo modo si acquisirebbe un vantaggio sul piano strategico, mentre i fautori dell’adesione acritica puntano sul contenimento dei tempi e dei costi. L’HR Trends and Salary Report 2017 analizza, inoltre, molti altri aspetti emersi dalle interviste eseguite tra febbraio e marzo 2017 a 355 dirigenti senior di aziende italiane di diversi settori, sintetizzati in un report più ampio che parla di carenza di competenze, attrattività delle imprese e capacità di trattenere i talenti. Di loro, soltanto il 31% considera il conflitto come potenziale strumento di lavoro e contrasta la stupidità funzionale delle prassi aziendali, mentre il 45% ritiene positiva la stupidità funzionale e da evitare il conflitto creativo e il restante 24% vede molti ostacoli di tipo organizzativo e culturale al rinnovamento dei processi aziendali. Questa oscillazione, che fa parte in maniera fisiologica dei processi di lavoro, in alcuni momenti può portare a fissare l’organizzazione in pratiche di lavoro già note, condivise e rassicuranti ma anche meno aperte al nuovo. Ma, se questa nel tempo diventa l’unico registro stabile, non lasciando spazio alla creatività e alla divergenza di visioni, il rischio per l’organizzazione è di non potersi innovare e di non essere competitiva nel medio termine. D’altro canto, sempre di più i talenti per essere trattenuti hanno bisogno non solo di un riconoscimento salariale o di benefit, ma anche di un buon clima di lavoro, di un senso di appartenenza, di un’identificazione con l’azienda e di una progettualità condivisa in cui crescere».

 
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