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Teheran, riformismo sotto attacco

L'INTERVENTO Teheran, riformismo sotto attacco L’isolamento del Qatar a opera della “Nato” araba, gli attacchi terroristici nella capitale iraniana e la retorica violenta dell’amministrazione Trump indeboliscono la leadership politica del presidente Rouhani. Il secondo elemento è il doppio attentato compiuto dallo Stato Islamico a Teheran contro due luoghi simbolici del nezam (il sistema di potere post rivoluzionario iraniano): il mausoleo del fondatore della repubblica islamica, ayatollah Khomeyni, e il Majles (parlamento). Da tempo il gruppo jihadista, ridotto alla difensiva in Iraq e Siria - anche grazie alla determinazione dell’Iran nell’organizzare e coordinare milizie sciite che si sono rivelate militarmente decisive – aveva minacciato attacchi contro questo Paese. Con questi attacchi, che seguono la sequenza continua di attentati definiti di low tech terrorism in Europa, lo Stato Islamico dimostra la sua capacità di “cambiare fronte” e di reagire alle sconfitte territoriali con la ripresa del terrore. La conseguenza indiretta di questi attacchi è che indeboliscono anche la posizione del presidente Hassan Rouhani, appena rieletto al primo turno nelle elezioni del maggio scorso. Rouhani da tempo sta cercando di limitare lo strapotere delle milizie rivoluzionare, i potentissimi pasdaran , che ormai sono una sorta di Stato nello Stato e controllano centri di potere militare, politico e economico-finanziario. È evidente che il diffondersi del terrorismo sunnita nel Paese, e la crescente ostilità radicale del mondo arabo sunnita (spalleggiato dall’Amministrazione Trump e da Israele), non possano che rafforzare ulteriormente le politiche di securitation propugnate dai pasdaran .

 
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