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Dat, nota del Centro di Bioetica

Milano Dat, nota del Centro di Bioetica Nota del Direttore del Centro di Ateneo di Bioetica sulla legge sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento. E nella legge sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento che si sta discutendo in questi giorni non mancano delle criticità, specie in relazione al dibattuto problema dell'alimentazione e dell'idratazione. Se questi sono i caposaldi della legge, allora tutta la questione, ritenuta centrale, del rifiuto o della rinuncia ai trattamenti, può essere letta e valutata senza drammatizzazione e senza allinearsi a quanti temono, o auspicano, che questa legge si trasformi nell’anticamera dell’eutanasia. Se si attua il comma 8 del primo articolo, che stabilisce che “il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura”, si può pensare che i conflitti decisionali possano essere risolti entrando in merito alle situazioni concrete e personali. Laddove questo conflitto non si risolvesse, è logico e moralmente giusto che la parola ultima spetti ad un paziente che si ritiene capace di comprendere il senso della propria decisione: la legge conferma questa impostazione. Ma non va sottovalutato il fatto che, qualora si debba decidere per conto di un minore o di un incapace, la legge prescrive che si deve avere “come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita” della persona nel “pieno rispetto della sua dignità” (art. Il no all’eutanasia e all’abbandono terapeutico sono, del resto, il sì al diritto costituzionale alla tutela della vita, della salute, della dignità e dell’autodeterminazione: diritti che la morte toglie, ragione per cui questa non può essere evocata come un diritto o un bene da tutelare.

 
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