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Il mondo sul Titanic

Una virata che ha comportato alcune disillusioni: si pensava che, dopo la guerra Fredda, ci sarebbe stato un sistema fondato sui principi della giustizia, su una più equa distribuzione della ricchezza e su una maggior sicurezza, ma ciò non si è verificato». Questa chiusura, in Europa, spesso assume la forma di un sovranismo identitario , ma al di là delle etichette e delle “scomuniche”, resta il fatto che se lo spazio di rappresentanza dei malesseri non viene occupato, qualcun altro lo occupa». Che cosa può fare l’Occidente per evitare la collisione? «Sostanzialmente riportare la nave dell’ordine liberale sulla giusta rotta, che è quella della consapevolezza che il sistema economico, essendo all’interno di un sistema sociale, non può disinteressarsi delle conseguenze che produce sulla società. Se diventassimo consapevoli che l’Unione Europea è uno spazio politico i cui confini collettivi devono essere difesi insieme, anche il problema delle migrazioni diventerebbe un “di cui”, all’interno della questione più complessiva della cittadinanza europea, della sicurezza collettiva. In questa situazione veramente inquietante v’è però da sperare che sia proprio la cultura a suggerire nuovi passi di avvicinamento e di distensione, proponendo un metodo di approccio alla realtà e ai rapporti fra le nazioni che renda capaci di uno sguardo meno ostile e aggressivo. Deve esser molto chiaro cosa intenda in questo caso Frank per perdono: non si tratta neppur lontanamente di un banale relativismo e neanche dell’orgogliosa bonarietà di un’onnipotenza che si ritiene al di sopra delle parti e arbitra di ogni giustizia. Per ciascuno di noi, nel pieno di una situazione nuovamente difficile, si tratta di ricordare una storia affascinante e di provare a riviverne la forza.

 
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