La tua ricerca ha prodotto 2 risultati per osservatoriomonetario:

Crisi bancarie, regole più chiare

MILANO Crisi bancarie, regole più chiare Per mettere al sicuro il sistema bancario europeo, serve una regolamentazione da applicare in maniera omogenea nel tempo e nello spazio. Il problema, secondo il professor Marco Lossani , curatore dell’Osservatorio monetario, è che non si è fatto così. Di “crisi bancarie: quali lezioni per il futuro” si occupa il rapporto “Osservatorio Monetario n. 3/2017” realizzato dal Laboratorio di Analisi monetaria ( Lam ), presentato nei giorni scorsi in largo Gemelli. Obiettivo di questo rapporto – promosso dall’Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa ( Assbb ) – è analizzare cause e implicazioni delle crisi bancarie e capire se ha avuto successo l’applicazione del nuovo framework normativo europeo per la risoluzione delle crisi bancarie (Bank Recovery and Resolution Directive – Brrd). Lo scopo del Brrd è quello di fornire alle banche centrali dei Paesi membri gli strumenti e i poteri necessari per affrontare le crisi bancarie, evitando oneri per i cittadini e contenendo il rischio sistematico. Le difficoltà di applicazione omogenea della normativa derivano in parte dalla debolezza politica dell’Unione, secondo l’economista della Cattolica Rony Hamaui , che dice: «Un ministro del Tesoro europeo potrebbe decidere in maniera più celere. Laura Nieri , docente di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Genova, ha concluso la presentazione “Osservatorio Monetario n. 3/2017” illustrando il suo studio che analizza i principali fattori che mettono a rischio il sistema bancario europeo».

 

Atlante è un passo giusto. Basterà?

L’obiettivo? Arginare le crescenti difficoltà di alcune banche italiane, a partire da Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, per le quali gli aumenti di capitale richiesti dalla Bce mostravano evidenti difficoltà di collocamento. L’urgenza ha imposto di costituire il Fondo all’interno di una società di gestione del risparmio già esistente e in pochi giorni la soglia minima per la costituzione del fondo è stata raggiunta e superata: Atlante ha raccolto infatti 4,25 miliardi da 67 investitori. L’intervento del Fondo in questo caso avviene mediante sottoscrizione di strumenti finanziari (per lo più obbligazioni Junior, le più rischiose) derivanti dalla cartolarizzazione di Npl di una pluralità di banche italiane. In realtà, date le sue dimensioni (al momento su questo business ha a disposizione poco meno di 3 miliardi) non si può parlare di un Fondo vero e proprio, in grado di investire in un portafoglio diversificato, ma di un intervento di salvataggio volto a scongiurare una crisi sistemica. Atlante a oggi ha già investito 2,5 miliardi e detiene una partecipazione molto vicina al 100% di Banca Popolare di Vicenza (1,5 miliardi) e di Veneto Banca (1 miliardo). Si tratta di un ammontare di fondi piuttosto limitato che potrà dar luogo a una riduzione delle sofferenze nette nei bilanci bancari in un range compreso tra 8 e 15 miliardi e molto probabilmente a condizione di ulteriori svalutazioni a carico del conto economico delle banche cedenti. Ma basterà? * docenti dell’Università Cattolica di Piacenza e dell’Università di Genova, autrici del capitolo dedicato al Fondo Atlante e pubblicato nel numero 2 dell’Osservatorio Monetario.

 
Go top