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Detta da Nando Pagnoncelli, direttore Ipsos Public Affairs e tra i principali sondaggisti italiani la frase sembra suonare stonata, ma è solo un apparente paradosso usato per spiegare come, negli ultimi anni, si sia diffuso un uso distorto dei sondaggi da parte, soprattutto, del mondo politico. Sondaggi che per loro natura sono un importante strumento di lettura delle tendenza della società e dei movimenti di fondo che la animano. Da qui la principale spinta all'uso distorto dei sondaggi, che da un lato devono sempre più diventare strumenti di previsione con caratteri quasi divinatori sugli umori degli italiani, e dall'altro lato – il più corrosivo, come ha sottolineato Pagnoncelli – vengono usati come strumenti di comunicazione. Oppure li si accompagna con una comunicazione mirata che alimenta paure e tende a raggiungere elettori incerti e mobilitare cittadini delusi; anche attraverso l'influenza che i sondaggi possono avere sui media. Emerge così un'altra distorsione dell'uso dei sondaggi sottolineata da Pagnoncelli, che diventano sempre più di parte, tanto che spesso si sente dire "i nostri sondaggi dicono"; "i loro sondaggi sbagliano" ecc. “Poi sarebbe auspicabile una maggior prudenza anche da parte dei committenti politici dei sondaggi, per limitarne, se non evitarne, l'abuso. Infine servirebbe un ritorno all'opera di mediazione che è proprio degli organi di informazione, che non a caso si chiamano "media".

 
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