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L’altro volto dell’Afghanistan

milano L’altro volto dell’Afghanistan Un nuovo protagonismo delle donne e una nuova generazione di giovani che sa cos’è la libertà: l’ambasciatore afghano in Italia Waheed Omer racconta agli studenti di Scienze politiche e sociali di un Paese diverso dalla rappresentazione dei media occidentali. A raccontare agli studenti questo volto nascosto del Paese asiatico è l’ambasciatore afghano in Italia dal 2016 Waheed Omer , che è salito in cattedra nell’aula Pio XI di largo Gemelli lunedì 9 aprile nell’ambito dell’incontro “ Afghanistan. L’Italia, per il popolo afghano, è un rifugio, è uno dei pochi stati che ha sempre sostenuto i nostri interessi. Con il ritiro dei sovietici nel 1989, «la Comunità Internazionale ha abbandonato il Paese a se stesso e agli jihadisti – continua Omer – fino al totale controllo del territorio da parte dei Talebani nel 1996. Pur essendo uno Stato ancora diviso da una guerra interna, che solo nel 2017 ha causato diecimila morti di cui la metà tra i civili, la realtà non è solo quella estremamente negativa dai media internazionali. Oggi, esiste una nuova generazione di giovani che sta emergendo in Afghanistan, dopo il vuoto provocato dal conflitto; giovani che sanno cos’è la libertà e che vogliono vivere in pace col mondo. L’ambasciatore conclude il suo intervento con un monito: molti altri Paesi del mondo sono stati lasciati nella stessa situazione dell’Afghanistan dalla sconsideratezza della Comunità internazionale: «Per la maggior parte del tempo ha sostenuto gruppi terroristici, ma nessuna responsabilità morale è mai stata assunta.

 

Oltre la diplomazia dei tweet

milano Oltre la diplomazia dei tweet Secondo Sir Ivor Roberts , già ambasciatore britannico a Roma, le relazioni diplomatiche sono più importanti che mai, anche in un tempo in cui il mondo, a partire dalla Siria, è in fiamme, e la politica sembra accadere sui social. È un messaggio di realismo e di speranza quello che Sir Ivor Roberts ha portato nella sua lezione promossa da Alta scuola in economia e relazioni internazionali (Aseri) e da centro di ricerca sulla Cultura e narrazione del viaggio dell’Università Cattolica. Da ultimo, la decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme è stata una mossa controproducente dal punto di vista dell’equilibrio diplomatico. Anche l’annunciato e storico meeting tra il presidente Usa e Kim Jong-Un è il punto d’arrivo di un paziente lavoro di cucitura svolto dalla Corea del Sud e dal suo presidente Moon Jae-In. Siamo giunti a questo punto perché in passato è mancato un adeguato esercizio della diplomazia» è l’opinione di sir Roberts. Se a Douma è stato Assad a far uso di armi chimiche», dice il direttore Aseri, «è impossibile che l’abbia fatto senza l’accordo della Russia, che esercita un’influenza enorme sulla politica del regime. Se la responsabilità è russa, quindi, è la Russia che si sarebbe dovuta colpire: si è scelto di non farlo, dando un ampio preavviso dell’attacco, che quindi non ha avuto alcuna conseguenza concreta per Putin».

 

Il mondo alla prova Trump

analisi Il mondo alla prova Trump Per il professor Vittorio Emanuele Parsi l’ordine internazionale liberale può essere danneggiato dalla nuova presidenza Usa: potrebbero rivelarsi quattro anni perduti in un mondo dove crescono le diseguaglianze. Sono solo alcune, nemmeno tutte, delle perle di saggezza contenute in un’intervista a ruota libera rilasciata domenica scorsa al Times e alla Bild dal neo-presidente Donald Trump , che il 20 gennaio si insedierà alla Casa Bianca. Ne emerge un quadro desolato e preoccupante dello stato di salute della democrazia americana, che ha consentito l’elezione di un candidato le cui idee sul mondo sono un impasto di pregiudizi da bar e colossale ignoranza: una marea di sciocchezze. Al di là del legittimo sconcerto, ciò che preoccupa maggiormente è la considerazione che le istituzioni su cui si è fondato il concetto di Liberal World Order (l’ordine internazionale liberale) possano essere danneggiate irreparabilmente da quattro anni di presidenza Trump. Ma il futuro dell’Alleanza Atlantica, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e delle Nazioni Unite ha a che fare con la vita di tutti noi. In queste istituzioni si è incarnata quell’egemonia politica e culturale degli Stati Uniti che ha fatto definire il Novecento come “il secolo americano”. Ma è soprattutto la diseguaglianza che sta tornando a essere la cifra più inaccettabile del mondo che stiamo lasciando in eredità alle future generazioni. La sensazione è che i quattro anni di questa nuova presidenza saranno, ad andar bene, quattro anni perduti: un lusso che decisamente non potremo permetterci.

 

Relazioni internazionali, torna il Mooc

Managing è il concetto di fondo: mira a dare strumenti di capacità gestionale operativa nell’ambito ampio delle Relazioni Internazionali, relazioni economiche, politiche e geopolitiche. Quali sono le novità di questa seconda edizione Mooc? «Abbiamo cercato di gestire al meglio il tema dell’interazione tra i partecipanti, un aspetto cruciale in ogni Massive Open Online Course. Non punta a dare una competenza verticale su un tema, ma mira ad aprire la mente del corsista di fonte a quello che significa operare o confrontarsi con il sistema internazionale, dotandolo di strumenti atti a gestire il contesto internazionale». Chi ha sviluppato la conoscenza deve capire che è un percorso e non un punto di arrivo e deve nutrirsi anche di chi è parte di quel processo. Mooc, e-learning e altri strumenti di didattica alternativi a quelli della classe, in senso classico del termine, sono strumenti che aumentano le potenzialità dello studente e permettono anche di valutare il livello reale di partecipazione dei discenti al sistema didattico. L’obiettivo è quello di sviluppare un sistema di open education, nel quale viene privilegiato il concetto di comunità tra studenti e di interazione tra docente e discente. Una delle critiche più diffuse ai Mooc è l’elevato tasso di drop-out: una consistente percentuale di partecipanti, infatti, non porta a termine il corso.

 

Medioriente, parla Lorenzo Cremonesi

L’inviato del Corriere della Sera chiude il Seminario interdisciplinare di Scienze politiche , un corso curricolare su relazioni internazionali e migrazioni condotto da docenti di varie discipline . La premiazione dei lavori degli studenti Sarà l’ inviato del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi a concludere il Seminario interdisciplinare della laurea magistrale in Politiche europee ed internazionali della facoltà di Scienze politiche e sociali . Venerdì 11 dicembre 2015 alle ore 16.30 in largo Gemelli (aula G129) il giornalista dialogherà con studenti e docenti sul tema “ Etica, identità, pluralismo: quali scenari geopolitici fra Europa e Medio Oriente ”. Un tema interdisciplinare a conclusione di un percorso altrettanto interdisciplinare, inserito a pieno titolo nel piano di studi, per il secondo anno consecutivo. Un vero e proprio corso curricolare coordinato dalla professoressa Simona Beretta e dal professor Riccardo Redaelli, a cui hanno contribuito altri docenti di differenti aree disciplinari: Silvio Cotellessa , Paolo Gomarasca , Martino Mazzoleni , Monica Spatti , Teodora Erika Uberti , Giovanni Giulio Valtolina . Dopo le quattro lezioni tenute dai docenti, i due moduli hanno intrapreso un percorso comune con la costituzione di gruppi di lavoro che per un mese hanno elaborato sinergicamente, coordinati dai tutor Antonio Campati e Paolo Maggiolini , un progetto interdisciplinare su un tema proposto dagli stessi studenti. I progetti realizzati da ciascun gruppo sono stati presentati e valutati durante due sessioni di slide contest alla presenza dei docenti coinvolti nel corso.

 

Oman-Italia, un legame che cresce

MILANO Oman-Italia, un legame che cresce Per il diciannovesimo ciclo “Nuove Prospettive delle Relazioni Internazionali” del dipartimento di Scienze politiche, un seminario per testimoniare l’importanza della comprensione dei potenziali rapporti tra l’Italia e il Sultanato. maggio 2016 C’erano anche le hostess della Oman Air a suggellare un legame che si sta consolidando. Quello tra il Paese della penisola arabica e l’Italia. oman #relazioniinternazionali Facebook Twitter Send by mail.

 

L’incerto ordine del mondo

Milano L’incerto ordine del mondo Quattro appuntamenti nella sede milanese dell’Ateneo sugli attuali scenari geopolitici. Tra gli ospiti il capo di stato maggiore della Marina militare Giuseppe De Giorgi e il Segretario Generale alla Cooperazione internazionale del Governo Michele Valensise 03 marzo 2016 Gli scenari internazionali, il ruolo del nostro Paese in un contesto geopolitico complicato, le sfide del Medioriente, la crisi dell’eurocentrismo. Sono alcuni dei temi al centro di una serie di eventi promossi nella sede milanese dell’Ateneo nei prossimi giorni che hanno come comune denominatore le relazioni internazionali. Venerdì 11 marzo alle 11.30 in Aula Pio XI, lezione aperta di Michele Valensise , Segretario generale del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale sul tema “ Il grande disordine mondiale e l’impegno internazionale dell’Italia ”. L’ammiraglio Giuseppe De Giorgi , capo di stato maggiore della Marina militare, sarà il protagonista lunedì 14 marzo alle 17 dell’incontro sul tema “ La funzione della Marina militare nell’attuale situazione del Mediterraneo. L’ultimo incontro da segnalare per questo filone di appuntamenti è giovedì 17 marzo alle ore 14 nella sala Negri da Oleggio dedicato al tema “ L’incerto ordine del mondo. Dal paradigma eurocentrico del diritto al diritto sconfinato della globalizzazione ” e fa parte del ciclo di incontri promossi nell’ambito del progetto di ricerca d’Ateneo “Crisi dell’Eurocentrismo e futuro dell’umanesimo europeo: prospettive storico-culturali”.

 

Il mondo nei nostri confini

Il corso dell’ Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (Aseri) dell’Università Cattolica, proposto interamente in lingua inglese , si rivolge a studenti universitari e a professionisti già inseriti nel mondo del lavoro. In contesti lavorativi sempre più estesi, infatti, chi opera in aziende e organizzazioni attive a livello globale deve saper analizzare e comprendere le dinamiche delle relazioni economiche e politiche tra gli stakeholder . Il sistema MOOC, efficace strumento pensato per la formazione a distanza, permette la fruizione online delle lezioni e garantisce un accesso semplice e immediato, in qualsiasi momento della giornata, ai materiali didattici e di approfondimento. Il MOOC è offerto gratuitamente in modalità “ open ” e si focalizza sull’acquisizione di un toolkit per iniziare a muoversi e operare in ambito internazionale, fornendo le conoscenze indispensabili per attuare strategie di negoziazione efficaci in un contesto complesso e mutevole. I partecipanti avranno la possibilità di integrare il percorso MOOC con un secondo programma intitolato “ Analyzing and understanding the complexity of a changing wo rld” (14 settembre – 19 ottobre 2018), offerto in modalità E-learning con il contributo di autorevoli esperti della materia italiani e internazionali. Questo secondo ciclo di lezioni è suddiviso in quattro moduli , che approfondiscono gli aspetti chiave dell’analisi delle relazioni internazionali, così intitolati: International Relations Analysis, Open Source Intelligence, Geopolitics and Geo-economics, International Negotiations . In primo piano iniziative di formazione postlaurea e di lifelong learning , progetti di ricerca e di consulenza per aziende ed enti pubblici e no profit.

 
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