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Oltre la diplomazia dei tweet

milano Oltre la diplomazia dei tweet Secondo Sir Ivor Roberts , già ambasciatore britannico a Roma, le relazioni diplomatiche sono più importanti che mai, anche in un tempo in cui il mondo, a partire dalla Siria, è in fiamme, e la politica sembra accadere sui social. È un messaggio di realismo e di speranza quello che Sir Ivor Roberts ha portato nella sua lezione promossa da Alta scuola in economia e relazioni internazionali (Aseri) e da centro di ricerca sulla Cultura e narrazione del viaggio dell’Università Cattolica. Da ultimo, la decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme è stata una mossa controproducente dal punto di vista dell’equilibrio diplomatico. Anche l’annunciato e storico meeting tra il presidente Usa e Kim Jong-Un è il punto d’arrivo di un paziente lavoro di cucitura svolto dalla Corea del Sud e dal suo presidente Moon Jae-In. Siamo giunti a questo punto perché in passato è mancato un adeguato esercizio della diplomazia» è l’opinione di sir Roberts. Se a Douma è stato Assad a far uso di armi chimiche», dice il direttore Aseri, «è impossibile che l’abbia fatto senza l’accordo della Russia, che esercita un’influenza enorme sulla politica del regime. Se la responsabilità è russa, quindi, è la Russia che si sarebbe dovuta colpire: si è scelto di non farlo, dando un ampio preavviso dell’attacco, che quindi non ha avuto alcuna conseguenza concreta per Putin».

 

L’altro volto dell’Afghanistan

milano L’altro volto dell’Afghanistan Un nuovo protagonismo delle donne e una nuova generazione di giovani che sa cos’è la libertà: l’ambasciatore afghano in Italia Waheed Omer racconta agli studenti di Scienze politiche e sociali di un Paese diverso dalla rappresentazione dei media occidentali. A raccontare agli studenti questo volto nascosto del Paese asiatico è l’ambasciatore afghano in Italia dal 2016 Waheed Omer , che è salito in cattedra nell’aula Pio XI di largo Gemelli lunedì 9 aprile nell’ambito dell’incontro “ Afghanistan. L’Italia, per il popolo afghano, è un rifugio, è uno dei pochi stati che ha sempre sostenuto i nostri interessi. Con il ritiro dei sovietici nel 1989, «la Comunità Internazionale ha abbandonato il Paese a se stesso e agli jihadisti – continua Omer – fino al totale controllo del territorio da parte dei Talebani nel 1996. Pur essendo uno Stato ancora diviso da una guerra interna, che solo nel 2017 ha causato diecimila morti di cui la metà tra i civili, la realtà non è solo quella estremamente negativa dai media internazionali. Oggi, esiste una nuova generazione di giovani che sta emergendo in Afghanistan, dopo il vuoto provocato dal conflitto; giovani che sanno cos’è la libertà e che vogliono vivere in pace col mondo. L’ambasciatore conclude il suo intervento con un monito: molti altri Paesi del mondo sono stati lasciati nella stessa situazione dell’Afghanistan dalla sconsideratezza della Comunità internazionale: «Per la maggior parte del tempo ha sostenuto gruppi terroristici, ma nessuna responsabilità morale è mai stata assunta.

 
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