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Cold case dall’Antico Egitto

ricerca Cold case dall’Antico Egitto Vestiti da Csi, i ricercatori della sede di Piacenza hanno effettuato un campionamento di Dna sui sarcofagi egizi della XXI Dinastia provenienti dal Secondo Nascondiglio di Deir el Bahari. Un’esposizione allestita a Siracusa, all’interno della quale l’équipe dell’Istituto Europeo del Restauro, guidata dal professor Teodoro Auricchio (nella foto, secondo da sinistra) e da Annalisa Pilato , sta eseguendo, sotto gli occhi del pubblico, l’intervento restaurativo sui preziosi reperti di proprietà dei Musei Reali del Belgio. L’obiettivo dei ricercatori è stato quello di prelevare alcuni campioni di materia dai quali verrà estratto e analizzato il Dna, per ottenere importanti informazioni sugli elementi costitutivi e sugli ecosistemi antichi nei quali sono stati realizzati i preziosi manufatti egizi. All’interno del laboratorio Europa, allestito in mostra per il restauro in pubblico dei sarcofagi, è stato realizzato un ambiente sterile allo scopo di prelevare alcuni micro frammenti di materiale originale, che verranno analizzati dagli specialisti nei laboratori del Centro di ricerca nella sede di Piacenza. Per la prima volta si è deciso di applicare questa particolare analisi per dare il via a uno studio approfondito su questi reperti che rappresentano la collezione della XXI Dinastia più importante al mondo, in relazione al luogo del ritrovamento» spiega il professor Paolo Ajmone Marsan. Un’enormità di reperti che l’Egitto decise di offrire in dono ai consolati presenti nel Paese in quel momento, in particolare ai loro musei di riferimento. Fu così che ai Musei Reali del Belgio, paese che all’epoca aveva ottimi rapporti con il Cairo, fu dato il regalo più numeroso, sei sarcofagi e quattro tavole di mummia.

 
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