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Federica, Isabella e le storie scaccia paura

Tutto è partito da una domanda: «Ci siamo immedesimate nei bambini – spiegano le ragazze – abbiamo immaginato uno stato di confusione, di capricci e di pigrizia a causa della situazione che stiamo attraversando. Il nome che ci siamo date è Nunchi che in coreano significa empatia: un’importante categoria pedagogica ovvero la capacità di mettersi nei panni dell’altro e di sintonizzarsi alla sua esperienza». E poi c’è la trasmissione dei valori come quelli della vicinanza e dell’unione, ancora più essenziali in situazioni di emergenza: allora scegliamo piccoli contenuti provenienti da tutto il mondo: dall’Argentina, dalla Cina, dalla Nuova Zelanda, paesi che stanno vivendo la nostra medesima situazione». Questa settimana ad esempio l’abbiamo dedicata al tema delle emozioni i bambini: durante le situazioni difficili sono esposti alle emozioni che i più grandi vivono in quel preciso momento, e a volte in modo inconsapevole le acquisiscono. Presentando ogni giorno della settimana un’emozione diversa vissuta dalla scimmietta Hug, il nostro tentativo è quello di aiutarli a riconoscere le emozioni e insegnare loro a denominarle attraverso l’aiuto dei più grandi». Come vi ha aiutato il percorso formativo che state seguendo in Cattolica nello sviluppo di questa idea? «Il nostro è un lavoro relazionale, fatto di gesti di cura quotidiani, interrotti bruscamente dalla pandemia. Di fronte a questa emergenza sanitaria c’è stata l’esigenza di reinventarsi e di adattarsi e grazie al bagaglio di metodologie pedagogiche che il nostro percorso formativo ci offre ci siamo messe in gioco in questo nuovo modo di fare relazione».

 
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