Archinto «Dopo 25 anni l’incanto e lo stupore di fronte a una lettera sconosciuta si rinnovano per noi di libro in libro, seguendo il filo di un’evoluzione coerente con i principi che hanno guidato la lunga avventura di questa casa editrice: la curiosità, il desiderio di conoscere il passato e il presente della realtà che ci circonda attraverso le parole dei protagonisti, con impegno, gravità, allegria, piacere e discrezione». È una ricetta chiara quella della casa editrice guidata dalla passione e dalla personalità della sua fondatrice Rosellina Archinto, ospite d’onore della lezione aperta del 21 marzo di Editoria libraria e multimediale, tenuta dal professor Roberto Cicala.

Rosellina Archinto ha raccontato con entusiasmo agli studenti gli inizi della sua “folle” impresa, quando giovanissima e ingenua si affacciò nel mondo dei libri smaniosa di creare qualcosa di originale, di trovare la sua strada nell’editoria. «Sono passati 50 anni da quando padre Gemelli mi rimproverava nei chiostri per il grembiule slacciato» ricorda l’editrice milanese, laureata in Cattolica in Economia (una delle tre donne iscritte allora alla facoltà) nel 1957, frequentando anche alcuni corsi di filosofia, letteratura e storia del cinema: «Perché la passione per i libri l’ho sempre avuta, fin da bambina. Ricordo che con la farina e l’acqua creavo la colla per incollare dei ritagli di giornale e formavo dei quadernoni, quasi dei menabò».

Così appena laureata capisce che vuole fare l’editore, mettendo in campo le sue capacità imprenditoriali e il raffinato gusto letterario. Ma in quale campo creare la sua impresa? In America scopre quello che stava cercando: «Scoprii dei libri per bambini stupendi e rivoluzionari rispetto a quelli che si pubblicavano in Italia: storie melensi con illustrazioni ridicole e fuori dal tempo. La letteratura per l’infanzia americana era molto forte e astratta. Scoprii così il mio primo best seller Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni, emigrato negli Stati Uniti con la famiglia, a causa delle leggi razziali».

Forte di questa scoperta nel ’66 fonda la Emme Edizioni che pubblica «i libri per bambini più belli del mondo» racconta l’Archinto, che ha spulciato i cataloghi europei e americani per trovare le storie più adatte al nuovo progetto. Progetti entusiasmanti condivisi con autori come Pinin Carpi con il quale creai l’enciclopedia “antienciclopedica” Il Mondo dei bambini, Gianni Rodari, Bruno Munari. Di quest’ultimo in particolare ricorda che: «i libri li costruiva per terra, circondato di fogli di mille materiali diversi; ricordo che Nella nebbia di Milano nacque dall’incrocio di vari tipi di carte, trasparenti, colorate, fogli spessissimi. Quando andai dal tipografo con quel materiale mi rispose “Non è possibile fare un libro così”, ma l’abbiamo fatto», racconta sorridendo.

E poi il ricordo vola ai viaggi in Francia per inseguire nuovi progetti, quasi visionari per l’epoca: «Mi ero innamorata dei lavori di una famosa pittrice ucraina, Sonia Terk Delaunay; le proposi di fare un libro per bambini senza aspettarmi una risposta. Invece arrivò una lettera con un invito a Parigi. Mi precipitai da lei e così nacque L’alfabeto per bambini. La mia curiosità e la mia ingenuità mi hanno portato a fare cose speciali». Eppure nell’86 la Emme Edizioni viene venduta: «Forse non avevo più idee, non so. Pensai che potevo godermi un po’ di benessere e relax. Dopo sei mesi ero stufa marcia di fare la signora e pensai di creare una casa editrice per adulti, la “Archinto”».

Lettere a un'amica veneziana - Rilke - Archinto EditoreCome spiega agli studenti però per essere editori innanzitutto bisogna scegliere cosa si vuole pubblicare. «Non mi è mai piaciuto troppo leggere i romanzi, ho sempre preferito gli epistolari e le biografie. In Francia e altrove c’era una tradizione molto forte riguardo la conservazione e la valorizzazione delle lettere di scrittori. In Italia mancava e manca tuttora. Pensai di riempire questo settore e nacque la prima collana, “Lettere”». Il primo volume è Lettere a un’amica veneziana di Rainer Maria Rilke seguito da Lettere a Lilli e altri segni di Ennio Flaiano, due letture godibile e di successo. Ma cosa regalano al lettore le lettere di un autore noto? «Sono oneste, sincere: l’autore scrive senza pensare al lettore futuro e scopri retroscena impensabili, divertenti, ricchi di umanità. Ci sono lettere molto ironiche, altre che sono piccoli capolavori di letteratura, altre commoventi... penso ad esempio a Freud: lo immaginavo come uno studioso molto serio e distaccato, con una personalità analoga, invece le sue lettere ai figli sono una scoperta! Era un uomo estremamente affettuoso e sollecito, un padre amorevole oltre ogni sospetto».

A 25 anni dalla sua ultima creazione Rosellina Archinto guardando indietro dice: «Se avessi avuto barba e baffi sarebbe stato tutto più facile. Ero una ragazzina e con idee che all’epoca sembravano bislacche. Se avessi mollato allora quando mi prendevano in giro perché dicevo che volevo rivoluzionare la letteratura per l’infanzia non avrei costruito tutto questo. Oggi fanno le tesi sulle mie scelte di allora».

Una donna che ha visto lontano, come chiosa Cicala alla fine dell’incontro: «Feltrinelli diceva che l’editore deve cercare di cogliere nel presente e nel passato il futuro. Rosellina Archinto l’ha fatto sdoganando la lettura per l’infanzia e inventando in Italia il piacere della lettura degli epistolari, con quei valori ricordati dal catalogo storico della sua casa editrice: impegno, gravità, allegria, piacere e discrezione».