Le radici del consumismo e della secolarizzazione della società moderna occidentale? Stanno nella Riforma protestante. È la tesi di Brad Gregory, contenuta nel libro Gli imprevisti della Riforma. Il testo di Gregory, che ha fatto tanto discutere non appena è uscito nella sua versione originale nel 2011 (The Unintender Reformation: How a Religious Revolution Secularized Society), è ora edito anche in italiano per Vita e Pensiero.

Brad Gregory è professore di Storia moderna europea all'Università di Notre Dame, Indiana, negli Stati Uniti, e nei suoi studi si è occupato principalmente dell'età della Riforma e di come essa ha influenzato, in modo “imprevisto e inaspettato”, i secoli successivi, portando a quello che è l'attuale mondo occidentale. Gregory è intimamente convinto che la modernità e il presente siano il frutto del passato: l'Europa e gli Stati Uniti che conosciamo oggi, in particolare, sono il «prodotto complesso e variegato di rifiuti, conservazioni e trasformazioni della cristianità occidentale medievale il cui spartiacque è l'età della Riforma».

Lo studioso americano, nell'osservare il mondo contemporaneo, rimane profondamente colpito da tre fenomeni: primo, la sempre maggiore polarizzazione culturale e politica in atto negli Stati Uniti, che porta a una sorta di «guerra culturale». Gregory cita Daniel Bell, che nel 1996 «parlava di "un’America confusa, arrabbiata, irrequieta e insicura", e questa descrizione appare ancor più valida oggi». La seconda preoccupazione dell’autore riguarda il riscaldamento climatico mondiale, che non si risolve con qualche sporadico provvedimento governativo e che dipende dal ciclo dei desideri di matrice capitalistica. Infine, Gregory è preoccupato per la mancanza di un'univoca concezione della verità da parte di molti accademici in campo morale e valoriale: è ciascun uomo, oggi, a inventarsi una propria morale, in base alle proprie preferenze.

Muovendo da queste tre considerazioni l'autore ne analizza le cause in sei capitoli, secondo un particolare metodo genealogico: l'analisi di Gregory abbraccia l'esclusione di Dio, la relativizzazione delle dottrine, il controllo delle Chiese, la soggettivizzazione della morale, la fabbricazione della vita materiale e la secolarizzazione della conoscenza.



La versione italiana del testo è stata presentata il 12 maggio nella libreria Vita e Pensiero dell'Università Cattolica. Introdotta dal direttore Aurelio Mottola, l'opera di Gregory è stata discussa secondo tre prospettive diverse, quella di uno storico del Cristianesimo, il professor Gian Luca Potestà dell'Università Cattolica; quella di un teologo con particolare attenzione filosofica, monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, già preside della facoltà teologica dell’Italia settentrionale; infine, quello di un sociologo, anche lui della Cattolica, il professor Mauro Magatti.

Il professor Potestà ha individuato tra le pagine del libro un quadro apocalittico: quello che viene dipinto è un mondo degradato, che pone la storia intellettuale dell'occidente in una luce sinistra ed eccessivamente protestantizzata, che trascura alcune fonti europee di matrice cattolica che andrebbero approfondite. Monsignor Brambilla l'ha definito un «saggio grandioso nella sua pretesa, nella sua esecuzione e nella sua documentazione», paragonandolo a un arazzo, che dà una certa immagine di sé quando ammirato da lontano, che regala tutti i suoi dettagli se esaminato più da vicino e che non nasconde le sue cuciture, se ne si guarda il retro. Il professor Magatti, infine, ne ha parlato come di un «libro a tesi, paragonabile alle opere di Charles Taylor, che aiutano a riflettere», con una forte vena polemica, ma che non scade mai in nostalgia. La luce che illumina le pagine di Gregory non è apocalittica per Magatti, ma accenna un cattolicesimo traumatizzato dalla Riforma, che meriterebbe un analisi più attenta.

Tre prospettive diverse per leggere un testo e una domanda all'autore, a cui risponde in modo diffuso nel video che pubblichiamo in questa pagina: si tratta di un libro di storia? Gregory avvisa il suo pubblico: «Il mio non è un libro facile: non è un testo di filosofia, né di teologia, né di letteratura, ma non è nemmeno un lavoro di storia in senso convenzionale. Partendo da semplici domande sulla vita, cerca di dare una risposta complessa. E tale risposta è per forza storica, perché va ricercata nel passato».