Alla notizia dell’improvvisa scomparsa del cantautore bolognese rilanciamo l’articolo che Cattolicanews dedicò nel 2006 al suo incontro con gli studenti del corso del professor Francesco Casetti. Quando rivelò il sogno mancato di fare il regista. E, parlando della creazione artistica, disse: ««L´autore muore quando la sua opera è finita». 


Milano, 25 ottobre 2006

Lucio Dalla professore per passione

Il professor Francesco Casetti con Lucio Dalla duranta la lezione in Cattolica«Siamo in una foresta dove gli uccelli sono meccanici e le farfalle telecomandate». Descritto così, sembra uno scenario alla Blade Runner. Ma Lucio Dalla non ha paura di raccontare il mondo come lo vede, né di intimidire gli studenti della Cattolica. Anzi, li sfida all´ultimo film sui 50 mila che dice di avere visto, fino all´ultima immagine che la realtà gli suggerisce.

E lo fa in una veste che non gli conoscevamo: professore per passione. Non una lezione-spettacolo, ma una serie di risposte ai temi che il professor Francesco Casetti sta ponendo alla quarantina di studenti del  corso di laurea specialistica in Teoria e tecnica delle comunicazioni mediali, intorno alla questione della "fiducia nell´epoca dei media". Berretto grigio calato sugli occhi, il ciuffo dei capelli rossicci a scomporre la linea tonda del viso, Dalla sale in cattedra per la prima volta, solo per quaranta studenti, ed è tutto un fremito, trattenuto a momenti. Il professor Casetti, docente di  Pragmatica della comunicazione mediale per la facoltà di Lettere, lo provoca: «Perché non ci fidiamo più delle immagini e perché però le immagini destano ancora passione?». Il cantautore è venuto per dire la sua, e gli studenti attendono in silenzio. La prima dichiarazione è un´ammissione di responsabilità e un segno di umiltà, anche: «Perché abbiamo bisogno di miti, ma non chiedetemi i nomi degli attori: ho poca memoria, non me li ricordo mai».

Il fatto è che Lucio Dalla è uno che pensa, e pensa per immagini. Anche la musica. E al cinema ama le colonne sonore ben fatte e i film epici: Matrix, Rambo. Perché? «Matrix è uno specchio dei tempi: la sua coerenza è quella di creare un mondo possibile ma nello stesso tempo di racchiudere in sé, come un cestino, molte idee correnti: la profezia, l´amore, il desiderio di libertà, la ribellione». Concetti banali, forse, che banali non sono, suggerisce Casetti. E Dalla: «Perché gli eroi del cinema vengono sopravvalutati fino a essere elevati: Nio di Matrix propone una forma di evangelizzazione tecnologica». Qui si vola alto e Casetti asseconda l´ospite, invitandolo a passare dal cinema ai videogiochi, da Chabrol a Baricco. Così il cantautore si svela regista mancato (ma non tanto, ché in questi giorni è a Milano, al teatro Strehler, con lo spettacolo Speak truth to power che dirige), imbastendo un dialogo a due con il suo primo attore, il giovane Marco Alemanno, che gli siede accanto. Amici di cinema e immagini che magari non si scrivono ma che si raccontano a vicenda un film senza uniformarsi l´uno all´altro, esempi come sono di due generazioni diverse. Alemanno dichiara la sua affezione a Bergman e a Isabelle Huppert, «perché sono nato in una società di elettrodomestici e sono un feticista dell´immagine umana. Lucio, invece adora il movimento». Eccoli là: Alemanno lento, Dalla rock. «Lucio, poi - svela ancora Alemanno - è un vero previsionista, uno sceneggiatore nato: non puoi vedere un film con lui che ha già capito ogni cosa sulla trama».

Ma non è solo una questione di competenze. Il "cantautore" ama trovare metafore ovunque: nel recente Profumo intravede un´interpretazione dell´eucarestia, pur se di segno laico; nei film di Fellini la potenza di un´invenzione linguistica che ha rinnovato il senso delle immagini. E poi Dalla non può non parlare dell´atto della creazione artistica, dal Caravaggio a Michelangelo: «L´autore muore quando la sua opera è finita». Forse è una condizione che capita anche a lui, ma in pubblico non lo dice. Dice invece che fare musica è un piacere, ma che proverebbe anche a fare un film (anche lui come Battiato?) perché «se il suono ci circonda, l´immagine ce la portiamo sempre dentro». Sembrerà strano, ma Lucio Dalla, che i sentimenti li ha sempre cantati, qui ci ha convinto che più che questioni di cuore, odio e amore sono faccende di rètina.