Sviluppo economico e riforme della giustizia. Sono stati questi i due grandi temi al centro dell'intervento del Ministro della Giustizia Paola Severino, ospite dell'Università Cattolica di Piacenza nell'ambito della serie di eventi organizzati per i sessant'anni della sede emiliana dell’Ateneo.

A introdurre i lavori Franco Anelli, prorettore vicario della Cattolica, cui ha fatto seguito il saluto di Annamaria Fellegara, neopreside della facoltà di Economia e Giurisprudenza: «La stimiamo molto - ha detto rivolgendosi al Ministro- e speriamo che al termine della sua lezione il termine speranza sia più realistico. Qui c'è sete e fame di giustizia». Sono poi intervenuti il Antonio G. Chizzoniti, direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche, e Francesco Centonze, penalista della Cattolica, che ha dichiarato che «l’obiettivo della riforma è quello di avere anche uno sviluppo economico più sostenibile, assolvendo il compito proposto dall’articolo 3 della nostra Costituzione, che sottolinea come sia dovere della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

 

Per gentile concessione TeleLibertà Piacenza

 

Il Ministro, rivolgendosi soprattutto agli studenti, ha ricordato la sua passione per l’insegnamento e il suo desiderio di tornare presto nelle aule universitarie: «Ho accettato l’invito della Cattolica di Piacenza per due motivi - ha detto la Severino- innanzitutto per il legame che mi vincola alla Cattolica nel ricordo del mio maestro Federico Stella, grande innovatore nella scienza del diritto penale e tra i primi a credere nel forte legame tra il diritto penale e l'economia, insieme al suo nemico-amico Crespi».

«Qui a Piacenza so sta creando – ha aggiunto il Ministro della Giustizia - un importante esperimento con la nuova facoltà di Economia e Giurisprudenza, una palestra ove si potrà sperimentare concretamente lo stretto legame tra diritto ed economia. Dobbiamo costruire una nuova generazione di economisti attenti al diritto e viceversa. Nei primi incontri con il presidente Monti – ha ammesso - c'era una certa distanza tra noi per estrazione, linguaggio e formazione. Nel tempo si è cementato un rapporto assolutamente proficuo. Sono convinta che le due materie, diritto penale ed economia, siano sempre più legate».

Il ministro ha quindi iniziato quella che ha lei stessa definito “conversazione con gli studenti”.

«In questo anno di governo ho condotto l'esperimento di legare sempre di più il diritto penale e l'economia nella profonda convinzione che non vi sia sviluppo senza giustizia. E presupposto perché l’economia cresca è che la giustizia sia sana».

Severino si è poi soffermata sulla preziosa tradizione giuridica italiana, culla del diritto romano, che è materia unificante del diritto in Europa e argomento che ci rende noti e apprezzati in Europa: «Occorre partire da qui per approdare a una riforma della giustizia basata su criteri scientifici di valutazione, per misurare la qualità del sistema in rapporto allo sviluppo economico.

«In Italia il problema della giustizia, soprattutto civile, è molto sentito ed è soprattutto un problema di efficienza ed efficacia - ha sottolineato il Ministro, tracciando i criteri secondo cui si può definire la Giustizia come giustizia efficace - deve essere tempestiva, non eccessivamente costosa e assicurare la qualità e la stabilità degli esiti, evitando il ricorso opportunistico al sistema. La durata dei processi in Italia è enorme rispetto a quella degli altri Paesi europei e le ricadute economiche di questo gap sono molto concrete: tempi lunghi e assenza di certezza delle sanzioni scoraggiano gli investimenti nel nostro Paese».

«È stato calcolato - ha aggiunto la Severino - che se la giustizia fosse più efficiente del 50% e se quindi i tempi della giustizia venissero ridotti del 50%, la natalità delle imprese si incrementerebbe del 20%. Questi i punti di partenza che ci hanno guidato nel processo di riforma strutturale. Riforma che non darà immediatamente dei risultati, ma che cambierà la geografia e la cultura giudiziaria, rendendola appunto efficiente e competitiva con quella del resto d’Europa».

Al termine del suo intervento il Ministro ha indicato la strada per tentare di avvicinarsi a questo obiettivo, un percorso fatto di riduzione del numero di tribunali, di informatizzazione diffusa, di valorizzazione e utilizzo di best practice, di introduzione di sistemi di filtro per l’accesso alla giustizia: «Noi stiamo andando in questa direzione. «Certo – ha concluso - ci vuole tempo. Il tempo serve perché le riforme devono essere strutturali. Ed è quel che sto dicendo in Europa».