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Bovini: dal microbioma intestinale possibili soluzioni per ridurre le emissioni di gas metano degli allevamenti

Infine hanno scoperto che questo core di microrganismi è predittivo della produttività dell’animale e delle sue emissioni di gas metano. Realizzato nell’ambito di un progetto europeo denominato Ruminomics e coordinato dal professor John Wallace al quale i ricercatori dei dipartimenti DiANA e DiSTAS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Piacenza hanno contribuito in misura determinante, lo studio è stato di recente pubblicato sulla rivista internazionale “Science Advances”. La ricerca si basa su un numero di animali e di dati senza precedenti, frutto di 4 anni di lavoro svolto da undici gruppi di ricerca europei e da collaborazioni internazionali. Background Oltre a svolgere un ruolo chiave nella digestione degli alimenti fibrosi e nel fornire sostanze nutritive all’animale ospite, il rumine, in quanto sede di una delle più complesse comunità microbiche conosciute dall’uomo, ha da tempo attratto l’interesse dei microbiologi, oltre che quello di fisiologi e nutrizionisti. Queste attività consentono ai ruminanti di fornire agli esseri umani alimenti, principalmente latte e carne provenienti da materiale vegetale non commestibile per l’uomo, compresi i sottoprodotti agroindustriali, e permettono a molte comunità rurali di tutto il mondo di sopravvivere dove i seminativi sono impossibili. La produzione di carne bovina è responsabile del 41% delle emissioni complessive di gas serra, la produzione di latte del 20%. La composizione di questo ridotto nucleo di microrganismi è risultata sotto il controllo del Dna animale, e quindi ereditabile, e in grado di condizionare parametri produttivi importanti, quali la produzione di latte e l’emissione di metano.

 

All-in, l'inclusione che fa rima con successo

Integrazione All-in, l'inclusione che fa rima con successo Il successo formativo e la realizzazione professionale degli studenti immigrati dipendono da dinamiche di inclusione sociale. In che misura questi studenti sono in grado di trasformare lo svantaggio dell’immigrazione in un vantaggio educativo? Come questi giovani superano gli ostacoli e colgono le opportunità formative e sociali presenti nei contesti in cui vivono? SUccesso nei PERcorsi formativi degli studenti di origine immigrata che riguarda proprio i percorsi di quegli alunni di origine straniera che ottengono ottimi risultati scolastici. “Quello dell’inclusione è uno dei temi cruciali in un’ottica futura - ha fatto sapere il prorettore Mario Taccoli ni - Le dinamiche inclusive adottate dall’Ateneo sono testimonianza dell’innesto qualificato ed adeguato che l’Università deve avere nei confronti del territorio, un innesto che riguarda i settori sociale, professionale, ed educativo”. Talvolta frutto di una scelta, ha commentato il Preside della facoltà di Scienze della Formazione Luigi Pati: “Evoluzione delle telecomunicazioni e dei flussi migratori sono alla base del cambiamento della nostra società. Durante il convegno non sono mancate le testimonianze di quei ragazzi - studenti, laureati e neolaurandi - che queste dinamiche di integrazione le hanno vissute sulle propria pelle, ed oggi, al termine dei loro studi in Scienze della formazione usano la proprio esperienza umana quale bagaglio esperienziale in più. Le sorelle di origine marocchina Nora e Laila Khammich , Jurgen Lleshj , di origine albanese, e Sandra Aba Darko , nata in Ghana e giunta in Italia all’età di 6 mesi, raccontano: “l’incontro di culture diverse? È un arricchimento.

 

A Brescia 1.555 nuovi studenti

Brescia A Brescia 1.555 nuovi studenti 196 immatricolati in più rispetto all’anno scorso e un incremento totale di sede del 14,7%. Crescono le nuove iscrizioni nella sede bresciana dell’ateneo, con oltre 1.500 unità by Bianca Martinelli | 30 ottobre 2019 Più di 1555 matricole hanno iniziato a seguire i 20 corsi di laurea tra triennali, a ciclo unico e magistrali attivati dalla sede bresciana dell’Università Cattolica. Il dato relativo alle immatricolazioni del nuovo anno accademico nel raffronto alla stessa data dello scorso anno, evidenzia un incremento totale di sede del 14,7%. “Un bilancio soddisfacente – ha commentato il Direttore di sede Giovanni Panzeri - che denota la bontà del lavoro effettuato sull’offerta formativa della sede, continuamente aggiornata e attiva nel proporre nuovi percorsi di studi, così come nell’adeguamento di quelli già esistenti, sulla base delle esigenze del mercato del lavoro attuale. Particolarmente apprezzata anche da studenti provenienti da altre università la nuova magistrale in Gestione del lavoro e comunicazione per le organizzazioni proposta dalla facoltà di Scienze politiche e sociali; torna, inoltre, ad essere attrattivo il corso triennale in Scienze del servizio sociale che raddoppia i numeri dello scorso anno. Raggiunge ampiamente i numeri programmati la facoltà di Scienze linguistiche (372 matricole), che offre una formazione che coniuga la passione per le lingue e le culture dei paesi stranieri con l’acquisizione di competenze aziendali, turistiche, comunicazionali e di relazioni internazionali. Gli immatricolati totali nella sede di Brescia dell’Università Cattolica sono 1555, (più 196 rispetto all’anno precedente): 1169 triennali e magistrali a ciclo unico, 359 magistrali.

 

Vincere la tentazione di salire in cattedra

Quale ruolo per gli intellettuali?” è il titolo del convegno promosso dal centro di ricerca “ Letteratura e cultura dell’Italia unita ” il 30 ottobre a Milano. Pubblichiamo l’articolo del professor Gabrio Forti di Gabrio Forti * La parola ‘intellettuale’ (prima ancora di chi impersoni la categoria) non gode di buona fama (e di buona stampa). Tra esse, non v’è dubbio, gli esempi di “cortigianeria” che la storia, antica e recente, ci ha restituito a profusione: la soggezione al Potere, certo, e all’ambigua fascinazione esercitata su certi ‘intellettuali’ di rango dalla forza e dalla violenza di Stato, ma anche a ben precise militanze ideologiche. Non ha aiutato, poi, la pervicace incapacità di scendere dal piedistallo e comunicare, se non con la proverbiale casalinga di Voghera, con un pubblico appena più ampio di quello dei salotti bene o dei convegni accademici. Forse però, più che della condizione degli intellettuali, sarebbe meglio preoccuparsi, come faceva il Manzoni nella Storia della colonna infame , dell’«effetto» e dell’«intento del lavoro intellettuale», specie nelle materie «più importanti e necessarie all'umanità», tra le quali lo scrittore annoverava le questioni di giustizia. Una società, aggiungerei a questi auspici di Krugman, che consideri il lavoro intellettuale aperto a tutti i «capaci e meritevoli», come recita la nostra Costituzione, e in quanto tale portatore con fierezza della pretesa che tutti debbano prestarvi l’attenzione degna dell’impegno richiesto per conquistarsene l’esercizio. docente di Diritto Penale, facoltà di Giurisprudenza , direttore dell’ Alta Scuola “Federico Stella” sulla giustizia penale , campus di Milano Settimo contributo di una serie di articoli dedicati al ruolo degli intellettuali #intellettuali #cultura #giustizia #ricerca Facebook Twitter Send by mail.

 

Idee contro la desertificazione

Nonostante le differenze di impostazione culturale, convinzioni e discipline professate, tutti loro hanno messo a disposizione le proprie competenze (con diverse tipologie di impegno e di continuità) di uno stesso ministro. Pochi anni dopo, a Milano e in differente contesto, un sindacalista dei metalmeccanici ( Pierre Carniti ) fondava la rivista « Dibattito sindacale », palestra di sociologi e giuristi di una generazione più giovane: Gian Primo Cella, Bruno Manghi, Mario Napoli, Tiziano Treu . Si tratta solo di due esempi, tra i meno noti, della casistica ben più ampia di una stagione di vivaci dibattiti mossi, in fondo, dalla comune volontà di contribuire al consolidamento democratico, culturale ed economico della giovane Repubblica. L’intesa tra policy maker e intellettuali era alimentata dalla condivisione di mondi vitali omogenei e da un ordine di valori che, per i primi, ridimensionava le smanie personali del potere e, per i secondi, dava respiro alle ambizioni accademiche individuali e alle rispettive autoreferenzialità disciplinari. Il punto d’attacco era quello che Pastore chiamava la «desertificazione» civile e sociale di metà anni Venti quando, spinto dal disagio economico, lo «spirito della reazione» alterava ogni prospettiva, tanto che «ciò che ieri si vedeva come un incubo, oggi si vede come una liberazione». Oggi di non cedere imbelli a quel che sta già accadendo in un capitalismo sempre più sorvegliato da gotici metadati capaci di manipolare cinicamente il nostro libero arbitrio (come denuncia Shoshanna Zuboff) e di mettere in croce il pluralismo sociale, fiducioso luogo umano di buona convivenza. docente di Storia economica e direttore dell' Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia “Mario Romani” dell’Università Cattolica, campus di Milano Ottavo contributo di una serie di articoli dedicati al ruolo degli intellettuali #intellettuali #cutura #storia #italia Facebook Twitter Send by mail.

 

Banca e lavoro, la rivoluzione è partita

laboratorio di analisi monetaria Banca e lavoro, la rivoluzione è partita In dieci anni si sono ridotti del 20% gli sportelli in Italia e i lavori più ripetitivi sono sostituiti dai computer. Il rapporto quadrimestrale, a cura del Laboratorio di Analisi Monetaria , sarà presentato martedì 12 novembre nell’ambito dell’incontro dedicato al tema “ Lavorare in banca. Dopo i saluti di Rony Hamaui , segretario generale dell’Associazione per lo Sviluppo degli Studi Banca e Borsa (Assbb), si alterneranno le relazioni di alcuni autori dell’Osservatorio monetario: Lorenzo Cappellari , Michele Faioli , Claudio Lucifora , tutti docenti all’Università Cattolica. Tuttavia, «non è solo un problema di quantità ma anche di composizione del lavoro: si richiedono sempre meno operazioni ripetitive e quindi i lavoratori che sono alla cassa o allo sportello possono essere facilmente sostituiti dai computer». Tuttavia, sembra ancora persistere il fenomeno del “soffitto di cristallo”: le donne hanno minori opportunità di carriera degli uomini e raramente accedono ai ruoli esecutivi di vertice. Ciò si riflette nel pay gender gap: le donne guadagnano mediamente meno degli uomini, anche a parità di livello di istruzione e di età. L’Osservatorio monetario è un’analisi sulla congiuntura economica nazionale e internazionale curata dal Laboratorio di analisi monetaria dell’Ateneo, in collaborazione con le facoltà di Economia e Scienze finanziarie, bancarie e assicurative dell’Università Cattolica e l’Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa (Assbb).

 

Né primedonne, né maggiordomi

il dibattito Né primedonne, né maggiordomi L’intellettuale vero intuisce cose profonde che riguardano ciascuno di noi e non le tiene per sé ma le comunica agli altri. Quale ruolo per gli intellettuali? ” è il titolo del convegno promosso dal centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita” il 30 ottobre a Milano. Pubblichiamo l’articolo del professor Giovanni Gobber di Giovanni Gobber * Voce non bella, ma ve n’è di più brutte , direbbe Tommaseo: ad alcuni, la parola intellettuale ricorda un borioso individuo che ha letto qualche libro e si incarica di spiegare le cose alla massa ignorante. Del resto, il mondo era chiamato saeculum (forse con il significato di “tempo di una generazione”), che nell’inglese antico si tradusse werold cioè “l’età ( old ) dell’uomo ( wer )”, continuato nel nome odierno world . Da un punto di vista antico e, forse, per questo sempre attuale, un intellettuale è chi “intuisce” cose profonde che riguardano ciascuno di noi e non le tiene per sé, ma le comunica agli altri: egli dice qualcosa d’importante per la nostra breve esistenza. Non pochi ribatteranno che, forse, gli intellettuali più attivi nelle piazze e nei salotti sono interessati ad altro che al destino degli esseri umani. docente di Linguistica generale, preside della facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere , campus di Milano Nono contributo di una serie di articoli dedicati al ruolo degli intellettuali #intellettuali #cultura #potere Facebook Twitter Send by mail.

 

From seed to spoon a scuola di biodiversità

ricerca From seed to spoon a scuola di biodiversità La sede di Piacenza è capofila di un progetto europeo finalizzato a monitorare e promuovere i servizi di approvvigionamento e di regolazione naturalmente presenti in tutti gli ecosistemi. Con l’obiettivo di rendere più rigogliose le nostre città 13 novembre 2019 “ Dal seme al cucchiaio ” è il titolo di un progetto scientifico finalizzato a educare i giovani alla tutela della biodiversità. L’iniziativa è coordinata da Ilaria Negri , ricercatrice in entomologia del Dipartimento di Produzioni vegetali sostenibili (sede di Piacenza), referente è Edilio Mazzoleni , direttore Global Engagement and International Education dell’Università Cattolica. Dedichiamo il nostro progetto “ From seed to spoon ”, dal seme al cucchiaio, a tutti coloro che considerano la Pianura Padana come il posto più inquinato d'Europa, a tutti coloro che odiano la calura estiva, a tutti quelli che non toccano cibo se non biologico» afferma Ilaria Negri. “ From seed to spoon ” punta a monitorare e promuovere i servizi di approvvigionamento e di regolazione naturalmente presenti in tutti gli ecosistemi; per esempio la produzione di frutta e verdura, l’impollinazione, il controllo biologico degli infestanti. Un gruppo di allievi per ogni Istituto verrà in Italia il prossimo anno a maggio per continuare il training che avrà luogo nei laboratori della facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica e, in campo, presso la Picasso Food Forest e i Parchi del Ducato. Si costruiranno nidi e rifugi per gli animali, condomini delle api, dimore per i ricci, bistrò per gli uccelli, hotel per i rospi che saranno poi installati nella Picasso Food Forest, nei Parchi del Ducato e in Cerzoo per aumentarne la biodiversità.

 

Bene comune, la politica che piace ai giovani

indagine Bene comune, la politica che piace ai giovani Il 95% degli intervistati dall’«Osservatorio» dell’Istituto Toniolo sui valori delle nuove generazioni lo considera importante per il funzionamento di una società. L’intervento su “ Avvenire ” del professor Alessandro Rosina 13 novembre 2019 Riprendiamo una parte dell’intervento del professor Alessandro Rosina pubblicata da “Avvenire” del 13 novembre 2019 Manca da troppo tempo una politica all’altezza delle potenzialità che l’Italia può esprimere all’interno dei grandi processi di cambiamento del nostro tempo. Una politica in grado di mettere i cittadini nelle condizioni di dare il meglio di sé nella realizzazione dei propri progetti personali e nel contributo al bene comune. Una recente indagine dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo mostra come proprio l’attenzione al “bene comune” sia il valore più ampiamente riconosciuto dalle nuove generazioni italiane ma che più sentono mancare. In particolare quasi il 95% degli intervistati lo considera importante per il funzionamento di una società che oltre a produrre ricchezza riesca a promuovere il benessere di tutti i cittadini. A ritenere però che nel nostro Paese si faccia molto poco in questa direzione sono ben tre giovani su quattro. continua a leggere su “Avvenire”] #giovani #politica #osservatorio giovani #bene comune Facebook Twitter Send by mail.

 

C'era una volta il bancario

Sono i dati che emergono dal nuovo numero dell’ Osservatorio monetario (3/2019) , presentato martedì 12 novembre in largo Gemelli e curato dal Laboratorio di analisi monetaria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e diretto da Angelo Baglioni , docente di Economia monetaria nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Guardando all’ambito finanziario nel suo complesso (che comprende banche, assicurazioni e attività ausiliarie) il numero di addetti si è ridotto del 5,2% in Europa e del 6,7% in Italia. L’accesso ai servizi finanziari avviene sempre di più tramite i canali digitali, rendendo così sempre meno necessario disporre di una capillare rete di sportelli al dettaglio. A fronte del declino delle figure professionali più tradizionali (operatori di sportello e amministrativi) vi è la crescita delle figure legate alle politiche commerciali (promotori, agenti, consulenti) e ai servizi IT. Il mondo del lavoro nel settore bancario sta cambiando rapidamente ci saranno sempre meno bancari tradizionali come gli operatori alla cassa o allo sportello, ci saranno sempre più consulenti, promotori finanziari, persone specializzate nelle nuove tecnologie. Questa evoluzione è strettamente legata allo sviluppo delle attività ausiliarie, nelle quali prevale il lavoro indipendente (65% dei lavoratori) mentre nel settore bancario in senso stretto prevale ancora il rapporto di lavoro dipendente (96% dei lavoratori). La progressione di carriera consente una dinamica sostenuta delle retribuzioni medio-alte, soprattutto tra i trenta e quaranta anni di età, mentre per i livelli inferiori la dinamica è assai più piatta».

 

Se il re è nudo

il dibattito Se il re è nudo L’intellettuale è chiamato anche oggi a disinnescare il potere come l’innocente bimbo che spernacchia il re ma in certe congiunture è proprio lui il re di cui va denunciata la nudità. Questo il quadro desolante schizzato da Nietzsche, intellettuale «dinamitardo» se mai ce ne fu uno, che in un sol colpo faceva così saltare le presunzioni degli uomini e del loro intelletto e, più specificamente, quella degli uomini che all’intelletto si sono consacrati. Se le dispute tendono ad appassionare solo chi vi è direttamente coinvolto (meglio poi quando parla lui) e l’autoreferenzialità è più di un rischio, nel caso di intellettuali che si interrogano sulla figura dell’intellettuale non si vede quasi come si possa uscirne. A chi non è capitato di sentire più o meno a sproposito espressioni come radical chic , gauche caviar , professorone … sempre usate come termini spregiativi contro l’interlocutore che accamperebbe il maggior valore della propria opinione perché meglio articolata o più compitamente espressa. Così è quindi è invalso l’uso di un termine ugualmente spregiativo, speculare a quelli summenzionati: populismo , che poi è la versione appena più sofisticata di popolo bue . Questa è in effetti una lezione che gli intellettuali fanno propria, anzi di più: sono loro che la impartiscono, identificando se stessi col bimbo che finalmente grida: «Il re è nudo!». docente di Storia della filosofia, facoltà di Scienze della formazione , Università Cattolica, campus di Milano Decimo contributo di una serie di articoli dedicati al ruolo degli intellettuali #intellettuali #filosofi #populismo #elite Facebook Twitter Send by mail.

 

Natalità, l’Italia può “rinascere”

L'OSSERVATORE ROMANO Natalità, l’Italia può “rinascere” Oltre a un lavoro culturale, occorre mettere al centro delle politiche pubbliche il sostegno alle scelte desiderate e di valore delle nuove generazioni. Siamo entrati nel nuovo secolo con l’idea di rendere ovunque normale la possibilità che un nuovo nato possa vivere tutte le stagioni della vita fino a quelle più avanzate. Vivere a lungo è certamente un obiettivo positivo, che va però accompagnato da scelte in grado di riempire di qualità e valore gli anni aggiuntivi. La fecondità media su tutto il pianeta è attorno a 2,5 figli ed è prevista scendere sotto il valore di 2 entro la conclusione di questo secolo. Fino a poco più di un secolo e mezzo fa il numero medio di figli per donna era attorno o superiore a 5 in tutti i paesi del mondo. In ogni caso per tutta la storia dell’umanità, fino a qualche generazione fa, la grande maggioranza della popolazione non sceglieva quanti figli avere, semplicemente si formava una unione di coppia e poi i figli arrivavano senza che nella testa dei genitori ci fosse un numero atteso. docente di Demografia alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica, campus di Milano [continua a leggere su L’Osservatore romano] #denatalita' #natalita' #politiche familiari #demografia Facebook Twitter Send by mail.

 

Affido, scegliere nell’interesse del minore

il commento Affido, scegliere nell’interesse del minore Le polemiche aperte da casi di cronaca recenti chiedono di ascoltare la voce delle famiglie affidatarie, sempre attenti al bene del ragazzo. Chi si è fatto carico di un bambino/a o di un adolescente in difficoltà, che la famiglia fatica a curare e far crescere, sa che il compito è arduo. Non è una responsabilità che ci si assume a cuor leggero, né tanto meno per denaro. Accogliere temporaneamente bambini a rischio è un compito difficile, che pochi vogliono affrontare e quei pochi vengono ora demotivati se non addirittura indiscriminatamente accusati di essere mossi da «interessi economici» (o ideologici). Altrettanto sconcertante è l’attacco che molte comunità di accoglienza stanno subendo, al pari di Ong e cooperative del Terzo settore, accusate di lucrare sui bambini o di essere ambienti non idonei alla loro crescita. In realtà, com’è noto, le comunità di accoglienza, nella grande maggioranza dei casi, ricevono modesti contributi e ben pochi riconoscimenti, e per di più sono da mesi nel mirino di chi punta a indebolire la fiducia nella vocazione alla solidarietà degli organismi non profit. docente di Pedagogia del ciclo di vita, facoltà di Scienze della formazione , campus di Milano [continua a leggere su “Avvenire”] #affido #minori #diritti #famiglia Facebook Twitter Send by mail.

 

Politica, ripartire dai corpi intermedi

Nasce, nei Paesi a economia matura, come risposta alla crisi di legittimazione e di consenso dei partiti ideologici tradizionali e delle stesse istituzioni rappresentative. Si alimenta, infine, delle disuguaglianze, dei timori, del disagio sociale, e conseguentemente della protesta, generata dalla crisi finanziaria e dalla recessione economica, e poi esasperata dalla globalizzazione, dalla rivoluzione tecnologica, dalle migrazioni continentali di massa. Si diffonde tra i perdenti della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica, tra i più esposti all’impoverimento delle classi medie e alla reazione identitaria di fronte alle migrazioni di massa. In nome della volontà popolare espressa nell’investitura del leader tutti i contrappesi previsti dalle Costituzioni liberali sono travolti: divisione dei poteri, checks and balances costituzionali, istituzioni di garanzia, autorità indipendenti di regolazione o di vigilanza sono viste come un intralcio all’attuazione delle scelte politiche volute dal popolo sovrano. La complessità delle forme e degli strumenti di partecipazione propria delle democrazie moderne tende a ridursi alla adesione atomistica alle scelte del leader, a loro volta attentamente calibrate e sapientemente comunicate in modo da favorire l’«effetto gregge». Democrazia, economia e corpi intermedi” (Il Mulino, 2019), condotta dal Centro di Ricerche in Analisi Economica ( Cranec ) in collaborazione con Fondazione Astrid e con il contributo di Fondazione Cariplo. Si confronteranno sul tema Franco Bassanini , presidente Fondazione Astrid, Alberto Quadrio Curzio , presidente Cranec, Giovanni Fosti , presidente Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti , già presidente Fondazione Cariplo, introdotti dagli interventi di Floriana Cerniglia e Filippo Pizzolato , rispettivamente direttore Cranec e docente di Istituzioni di diritto pubblico all’Università degli Studi di Padova.

 

Torna la piazza nell’«età della rabbia»

L’esperienza che il cantautore emiliano racconta in Piazza bella piazza è certamente assai differente rispetto alle numerose proteste che occupano la scena della nostra attualità quotidiana. Innanzitutto, al fine di evitare comode – ma pericolose – semplificazioni, occorre sottolineare che le varie manifestazioni non solo hanno origine da cause socio-economiche molto diverse, ma prendono anche forma in sistemi politico-istituzionali alquanto differenti. Se tale componente è indubbiamente presente, soprattutto a causa delle dinamiche demografiche di alcuni dei Paesi coinvolti, nondimeno potrebbe essere ingannevole trasformare le manifestazioni in un fenomeno generazionale. Un ulteriore – forse, fondamentale – aspetto da prendere in considerazione sono soprattutto le prospettive che espressioni di protesta tanto differenti potranno assumere nel prossimo futuro. Inoltre, quando non vengono repressi violentemente e prematuramente dai regimi all’interno dei quali si sviluppano, evidenziano un ciclo vitale – oltre che di esposizione mediatica – paraboidale. Insieme a fattori puramente “materiali”, come la crescente disuguaglianza, sono all’opera anche fattori “culturali” o “spirituali”, come la paura o il rancore, che sembrano destinati ad accompagnarci ancora a lungo in quel «malessere» contemporaneo che caratterizza – secondo un’espressione dell’intellettuale indiano Pankaj Mishra – la nostra «età della rabbia». docente di Storia delle dottrine politiche, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #piazze #proteste #rivolta #comunicazione Facebook Twitter Send by mail.

 

Alla scoperta dello sport “emotivo”. E non mancano le sorprese

Martedì 19 novembre la presentazione alla presenza del presidente del CONI Giovanni Malagò 19 novembre 2019 Analizzare gli sport in chiave emotiva misurando i valori percepiti dal pubblico. Questo l’obiettivo di due ricerche che sono state presentate martedì 19 novembre in Cattolica da DMTC e OssCom in collaborazione con il master Comunicare lo sport . La prima, denominata Sport Values Tableau”, basata su interviste a un campione di oltre 1000 individui fra i 18 e i 64 anni, ha misurato la relazione fra gli italiani e 55 discipline sportive, restituendo una mappa dei valori associati alle diverse discipline sportive. Alla presentazione è intervenuto il presidente del Coni Giovanni Malagò che ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto: «Questo lavoro restituisce allo sport e ai suoi protagonisti una dimensione relazionale profonda, mai considerata prima, perché difficile da misurare. Un successo che ha coinvolto vari aspetti come quello, sempre più attuale, della sostenibilità e del processo di digitalizzazione: «Sono due temi fondamentali con cui lo sport dovrà interagire sempre di più. Abbiamo investito molto su questi due aspetti nel presentare la nostra candidatura, anche considerando che il Paese concorrente, la Svezia, su questi temi è molto avanti. Questa è una squadra con delle prospettive, ci sono dei giovani che ci dicono che il futuro è comunque nostro.

 

Stranieri, studenti più bravi se la famiglia è coinvolta

ricerca Stranieri, studenti più bravi se la famiglia è coinvolta È quanto dimostra lo studio Families and Schools nell’ambito del progetto Erasmus + Project KA2 “ Parental Involvement of Foreign Families in School ”. Partecipano, insieme alla sede di Brescia dell’Università Cattolica, l’ Università di Lleida e l’Université de Luxembourg, l’IC di Adro e l’Ufficio scolastico territoriale di Brescia . L'obiettivo principale del progetto è quello di analizzare l'integrazione, la comunicazione e il coinvolgimento delle famiglie di origine straniera nelle scuole, in modo da poter individuare e realizzare proposte di trasformazione per neutralizzare lo svantaggio che spesso colpisce le famiglie con questo profilo (inclusione sociale delle famiglie). Considerando che un maggiore coinvolgimento delle famiglie influenza anche il rendimento scolastico, il progetto è strutturato anche per aiutare a prevenire l'abbandono prematuro della scuola, oltre a consentire la riduzione degli svantaggi socioculturali che colpiscono una percentuale significativa di alunni di origine straniera. Per raggiungere questo obiettivo si tenta di migliorare la formazione dei professionisti per aiutarli ad affrontare questa situazione e fornire loro le conoscenze e le strategie per favorire la comunicazione e il coinvolgimento delle famiglie nell’educazione dei loro figli. Si parte dall'idea che l'integrazione e il coinvolgimento di tutti gli attori nel sistema formativo generino benefici per le famiglie, gli alunni, il personale e l’Istituzione scolastica in generale. Proporre una riflessione su scala internazionale attorno al Parental Involvement nella scuola , attraverso il contributo di più discipline di studio: sociologia, psico-pedagogia e analisi economica delle Politiche pubbliche.

 

Business Game, un gioco da grandi

Dopo l’apertura dei lavori, con il saluto di Manuela S. Macinati , Ordinario di Economia aziendale e Coordinatore inter-sede della Facoltà di Economia dell'Università Cattolica, sono stati presentati i servizi e i percorsi di carriera da Annalisa Savini , Simona Ferrara e Elio Tartaglia della divisione Audit &; Assurance di Deloitte SpA. Si è quindi aperto il Business Game con gli studenti divisi in diversi gruppi di lavoro, ciascuno dei quali ha ricevuto un bilancio d’esercizio senza l’indicazione dell’impresa e il relativo settore di appartenenza. I gruppi di lavoro hanno applicato le tecniche e strumenti riferibili all’analisi di bilancio sui dati e hanno poi discusso i risultati nella fase finale di confronto con i manager di Deloitte. economia #businessgame #stage #aziende Facebook Twitter Send by mail.

 

Agenda 2030: il punto sullo Sviluppo Sostenibile

“L’Agenda 2030 è il tema che condizionerà molte delle scelte imprenditoriali future – ha sottolineato il prof. Timpano, durante il workshop promosso dal Centro Studi di Politica economica e monetaria CeSPEM e dalla Editrice Minerva Bancaria, che edita la rivista Economia Italiana –. Coloro che non affrontano questo tema, sia dal lato delle politiche pubbliche che delle strategie aziendali, sono destinati ad essere travolti dagli eventi. Anche la Preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza Anna Maria Fellegara, insieme al direttore del CeSPEM Francesco Timpano, ha sottolineato, aprendo i lavori, l’impegno che la facoltà sta investendo per rendere la sostenibilità un paradigma dei corsi di studio della facoltà piacentina. I numerosi studenti presenti al workshop hanno potuto confrontarsi con un largo numero di esperti, a partire da Patrizia Luongo del Forum Disuguaglianze Diversità, che ha sottolineato l’evoluzione delle disuguaglianze nei paesi sviluppati e l’urgenza di interventi allo scopo di ridurre il loro impatto negativo sulla coesione sociale. Di una “vera rivoluzione per il mondo del credito” ha parlato Marco Fedeli di Assosef che ha sottolineato la necessità di tenere conto, nelle valutazioni del merito, della capacità delle imprese di prevedere il rischio di lungo periodo nei loro investimenti e dovrà prezzarlo adeguatamente. “Si è trattato di un dibattito ricco di spunti che sono tutti contenuti nei testi del numero 2 del 2019 della Rivista Economia Italiana intitolato “Agenda 2030: il punto sullo sviluppo sostenibile” – ricorda il prof. Federico Arcelli-. Il workshop è stato organizzato dal Centro Studi di Politica Economica e Monetaria CeSPEM e dalla Editrice Minerva Bancaria che edita la rivista Economia Italiana fondata da Mario Arcelli e sostenuta anche dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano.

 

Disabilità, prevenire nell’età prescolare

Tale incremento, che sicuramente riflette in parte anche un affinamento nel processo di rilevazione, e decisamente ragguardevole se si considera che da vent’anni a questa parte il numero complessivo degli alunni frequentanti le scuole italiane e addirittura diminuito ”. Un fenomeno preoccupante, stando agli ultimi dati resi noti dal MIUR (Fonte: MIUR - DGCASIS - Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica - Rilevazioni sulle scuole- Maggio 2019), che evidenziano nelle scuole italiane - statali, paritarie e non paritarie - un costante incremento di certificazioni di disabilita. Un progetto di ricerca si propone ora di sostenere la formazione e lo sviluppo di competenze degli insegnanti della scuola dell’Infanzia, chiamati nella gestione di realtà divenute sempre più complesse, attraverso la costruzione di strumenti pedagogici di osservazione e rilevazione di possibili difficoltà evolutive del bambino in età prescolare. L’esperienza vissuta all’estero ha permesso ai ricercatori CeDisMa ( nella foto, Elena Zanfroni , Silvia Maggiolini , Paola Molteni , Roberta Sala ) di potenziare ulteriormente la conoscenza di percorsi formativi inclusivi, avviando significative riflessioni educative e pedagogiche che sosterranno il lavoro della partnership. formazione #prevenzione #disabilita' #infanzia Facebook Twitter Send by mail.

 

Elezioni Usa, la sfida di Bloomberg

il commento Elezioni Usa, la sfida di Bloomberg Per il candidato presidente la strategia fin qui seguita dai democratici non è più la carta decisiva. L’analisi del professor Vittorio Emanuele Parsi su “Il Messaggero” 26 novembre 2019 Pubblichiamo l’incipit dell’editoriale del professor Vittorio Emanuele Parsi uscito su “Il Messaggero” di Vittorio Emanuele Parsi * Battere Trump e il suo estremismo non opponendogli una piattaforma radicalmente “liberal”, ma attraverso l’uscita dalla radicalizzazione e dalla polarizzazione. Perché possa concretizzarsi, Bloomberg dovrà innanzitutto vincere le primarie democratiche, strappandole probabilmente a Elizabeth Warren, una candidata su posizioni e di formazione decisamente più “radical” rispetto al tre volte sindaco di New York, peraltro transitato abbastanza recentemente dal Partito repubblicano a quello democratico. Bloomberg punta sulla preoccupazione di fasce crescenti dei ceti medi (oltre che delle élite) circa i danni permanenti che il populismo identitario del presidente sta arrecando a un sistema istituzionale da tempo sottoposto a torsioni. In termini internazionali, ritiene che la politica “neo-jacksoniana” di Trump stia oggettivamente indebolendo quella rete di relazioni e alleanze – protetta e amplificata da innumerevoli istituzioni internazionali – che ha fornito agli Stati Uniti il vantaggio competitivo e fin qui esclusivo rispetto agli sfidanti: effettivi e potenziali. Bloomberg si colloca nella lunga tradizione di leader che aspirano alla vittoria occupando il “centro” dello schieramento politico. docente di Relazioni internazionali alla facoltà di Scienze politiche e sociali e direttore dell’ Alta Scuola in Economia e relazioni internazionali (Aseri) dell’Università Cattolica [continua a leggere su "Il Messaggero"] #bloomberg #democratici #elezioni usa #primarie Facebook Twitter Send by mail.

 

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