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Abiti sensorizzati made in Italy

La Ceo di ComfTech Alessia Moltani racconta agli studenti l’esperienza al femminile di un’azienda nata dall’intuizione di un neonatologo. I classici sensori che aderivano alla pelle sono fastidiosi per noi adulti per i pochi giorni necessari, figuriamoci sull’epidermide delicata dei neonati prematuri che devono portarli per settimane e per mesi. Dal primissimo brevetto – ha dichiarato Moltani – siamo arrivati a essere una realtà ben più completa e in particolar modo, a fine 2018 abbiamo chiuso un grande investimento con Principia , un fondo italiano del mondo sanitario, per un valore di sette milioni di euro». Perché vogliamo mettere i sensori dappertutto? Perché nel nostro percorso abbiamo visto che ci sono tantissimi casi d’uso dove il monitoraggio dei parametri fisiologici è utilissimo alla persona per avere un feedback personale ed eventualmente rapportarsi poi al clinico della situazione». ComfTech è una delle poche aziende a produrre abiti sensorizzati: «Ci sono in giro per il mondo certificati come noi circa quattro concorrenti, forse cinque adesso, e in Europa siamo in due», ha rivelato Moltani, aggiungendo subito dopo che il design comunque li differenzia qualitativamente dagli altri. Sono tantissimi gli ambiti di applicazione dei prodotti ComfTech: «Attualmente ci occupiamo di monitoraggio della gravidanza – ha fatto sapere la Ceo – anche mentre la donna gravida fa attività fisica e monitoraggio del neonato sia a casa ma soprattutto in ospedale. Numerose sono poi le applicazioni in ambito sportivo: «Attualmente diamo i nostri sistemi di monitoraggio a delle squadre di calcio molto note – ha rivelato –.

 
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