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Albania, la solidarietà della Cattolica

Il bilancio finale è di 51 morti, 900 feriti e più di 5.200 sfollati, di cui 1.260 a Durazzo, 500 a Thumana e altri 3.500 nella provincia di Tirana. La macchina della solidarietà si mette in moto in tutta Europa, compreso in Italia dove sono tanti gli albanesi che si sono trasferiti nel nostro Paese per motivi di studio o di lavoro. La stessa che, all’indomani del violento terremoto, li ha spinti a rivolgersi alla direzione di sede di Milano dell’Università Cattolica fermamente convinti che fosse necessario fare qualcosa per aiutare la popolazione albanese. Anche Eni quando si è svegliata ha trovato il cellulare con una sfilza di messaggi Whatsapp e telefonate dei familiari residenti a Tirana, ma anche di amici albanesi e italiani, in particolar modo di Bari. Di qui l’idea di mettere in piedi qualche forma di “fundraising” che potesse coinvolgere l’intera l’Università Cattolica dove la comunità albanese è molto presente con i suoi 194 studenti iscritti a corsi di laurea e post-laurea dell’Ateneo. La loro proposta è stata accolta dalla direzione di sede dell’Ateneo che si è mobilitata su più fronti per fare in modo che l’idea di raccogliere fondi a favore dei terremotati dell’Albania potesse concretizzarsi. Così l’Università Cattolica, in virtù della storica collaborazione che la lega alla Caritas Ambrosiana, ha deciso di aderire alla raccolta Fondi “Terremoto Albania”, indetta insieme con la rete internazionale di Caritas.

 

Albania, la vicinanza del Papa

Francesco, salutando i pellegrini di lingua italiana, ha espresso la propria vicinanza: «Vorrei inviare un saluto e la mia vicinanza al caro popolo albanese, che ha sofferto tanto in questi giorni. L’Albania è stato il primo Paese d’Europa che ho voluto visitare. Monsignor Gjergj Meta , vescovo di Reshen e segretario della Conferenza episcopale albanese, racconta al Sir la situazione nel suo Paese, colpito nella notte da un forte sisma. Dopo il terremoto del 1979, questa è la scossa più forte che sia stata avvertita in Albania. Prosegue: «La popolazione è stata presa dal terrore; alcune persone – essendo notte – non hanno avuto tempo di scappare in strada…». Il vescovo spiega che «le strutture governative si sono immediatamente attivate per portare aiuto a chi è rimasto sotto le macerie e per portare in salvo i sopravvissuti. Come Chiesa locale e con la rete della Caritas ci stiamo attivando per andare in aiuto della popolazione, ciò è possibile anche attraverso i nostri partner internazionali fra cui Caritas Europa e altri organismi ecclesiali.

 
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