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Pessina: algor-etica, un neologismo per un progetto ambizioso

Il che significa, in breve, avviare un processo che permetta di limitare la stessa potente autonomia delle macchine, in modo che la decisione ultima sfugga agli automatismi di un software. Un simile progetto richiede che siano coinvolti diversi soggetti: non solo i programmatori e i grandi gruppi industriali che stanno alle loro spalle, ma gli stessi utenti, che debbono “imparare” a muoversi in questo nuovo ambiente culturale che è determinato dalla tecnologia dell’informazione e della comunicazione. Non basta, infatti, domandarsi che uso facciamo della tecnologia, ma bisogna chiederci che uso fa la tecnologia dei nostri stili di vita, delle nostre capacità e della nostra stessa personalità. Del resto, un “ buon algoritmo” non è detto che sia di per se stesso un “algoritmo buono”, cioè capace di non privarci dell’autonomia di pensiero e di spirito critico. In un’epoca in cui rischiamo di delegare alla tecnologia molti dei processi decisionali – non solo in campo diagnostico ma anche a livello economico – occorre, quindi, che si potenzino le capacità propriamente umane di governare i prodotti tecnologici che fanno parte della nostra vita quotidiana. Si tratta, in sostanza, di cambiamenti che hanno evidenti risvolti politici ed economici e che non mancano di rischi, peraltro ben evidenziati dal Papa: «Sul piano socio-economico, gli utenti sono spesso ridotti a “consumatori”, asserviti a interessi privati concentrati nelle mani di pochi. Osservazioni, queste, che evidentemente non hanno nulla a che fare con il rifiuto o la condanna della tecnologie, né con le invettive care a molti pseudoprofeti che - con l’annuncio del destino e del declino dell’Occidente - hanno spesso evitato la fatica di comprendere la storia e il suo reale divenire.

 
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