La tua ricerca ha prodotto 6 risultati per amazzonia:

Amazzonia tra natura e cultura

Theodore Park , ricercatore dell’Università di Yale, ha tracciato gli avvenimenti importanti che hanno intrecciato la storia europea con quella dell’Amazzonia. Nonostante la lontananza, a partire dal Cinquecento l’Europa ha riconosciuto nel territorio un luogo ricco di risorse da poter commerciare per il mondo. Park ha sottolineato come sia sbagliato pensare che l’Europa non abbia alcun ruolo su quanto concerne gli incendi degli ultimi mesi: ancor oggi gli europei hanno degli interessi economici in Amazzonia e hanno la pretesa inconscia di dover sviluppare e civilizzare il territorio – concetto che deriva dal retaggio coloniale. Spesso riteniamo che lo sviluppo sia da intendersi in un senso di modernizzazione e che la civilizzazione sia più importante della preservazione di culture minori. Taborda ha riportato numeri importanti: “I popoli indigeni e tribali nel mondo sono 370 milioni, abitano in 90 paesi e rappresentano oltre 5.000 culture che si esprimono in 6.700 lingue". Edoardo Martinelli , cultore della materia in Antropologia culturale, nel suo intervento di commento ai messaggi dal sinodo, ha messo in luce proprio questa partecipazione dell’istituzione ecclesiastica, sottolineando come il grido della terra in questo caso corrisponda al grido dei poveri. A chiudere l’incontro, il monito di Mario Menin , direttore di Missione Oggi, che ha ripreso il concetto di "popoli sentinella" espresso dalla professoressa Casella precedentemente: “Questi popoli sono la sentinella del nostro mondo.

 

Amazzonia, patrimonio dell’umanità

attualità Amazzonia, patrimonio dell’umanità Proteggere la foresta è interesse di tutti e i pochi milioni stanziati dal G7 sono pannicelli caldi. Il Brasile è da tempo alla ricerca di risorse per spingere il proprio sviluppo economico e per alimentare la propria crescita demografica e, soprattutto con la nuova presidenza Bolsonaro, sostiene di avere tutto il diritto di farlo in Amazzonia senza alcun vincolo perché si tratta di territorio esclusivamente brasiliano. Tuttavia il governo brasiliano non considera l’unicità della foresta amazzonica e l’importanza per l’intera biosfera di quella che è un vero e proprio patrimonio mondiale dell’umanità che, come tale, andrebbe protetto e conservato. La foresta amazzonica infatti è un vero e proprio scrigno di biodiversità: tra tutti gli ecosistemi terrestri è quello che racchiude il numero più alto di specie viventi, molte delle quali ancora sconosciute al punto che si scopre una nuova specie ogni due giorni. Forse tra queste nuove specie si cela quella dalla quale potremo ottenere il farmaco per curare qualche importante malattia: possiamo permetterci di perdere tale ricchezza? L’Amazzonia, poi, è il più grande serbatoio di carbonio organico terrestre. Si tratta dunque di una quantità ingente di gas climalteranti, oltre che di gas e particelle inquinanti, che andranno ad avere conseguenze globali. È dunque anche per questo che dovremmo fare il massimo possibile per conservare questo importante ecosistema e offrire al Brasile e alle popolazioni locali un aiuto concreto per realizzare un modello di sviluppo che sia sostenibile, nel loro e nel nostro interesse.

 

Amazzonia, non brucia solo una foresta

Parla l’antropologa dell'Università Cattolica Anna Casella 26 agosto 2019 di Anna Casella * Quello che sta succedendo in Amazzonia è un fenomeno che ha alcuni aspetti antichi e alcuni molto nuovi. Una pratica applicata in diverse aree del mondo, laddove esiste ancora l’agricoltura itinerante, che si realizza senza avere il diritto di proprietà del terreno: non facendo uso di alcun concime, il contadino ha bisogno di sfruttare terra vergine, da abbandonare dopo qualche raccolto per andare in cerca di altra. Ma c’è di più: l’Amazzonia (e le aree limitrofe, della pre-Amazzonia che, insieme all’area densamente forestata costituiscono la cosiddetta “Amazzonia legale”) è, dall’epoca della colonizzazione, il rifugio della maggioranza delle popolazioni indigene, che si diffondono anche verso il centro del Brasile, nella regione matogrossense. Oggi, nei confronti degli indigeni l’ostilità (mai venuta meno) è alquanto palpabile: si lamenta il fatto che essi dispongano di molta terra che non rendono produttiva (circa il 13% della intera superficie del Brasile), che vivano secondo modelli sociali “arcaici”, che non contribuiscano allo sviluppo sociale ed economico. C’è sullo sfondo una visione culturale che ritiene “primitiva” qualsiasi maniera di vivere che non corrisponda a quella di ispirazione occidentale e borghese e che veicola un evidente disprezzo nei confronti delle popolazioni amazzoniche e rurali. Una cultura che sostiene piuttosto un modello di sviluppo orientato al profitto, non considera l’ambiente una priorità e soprattutto, ritiene che il destino dell’Amazzonia riguardi soltanto i brasiliani (in realtà, la parte che ha il potere di decidere). Vale la pena di ricordare, in vista del Sinodo sull’Amazzonia, che ben diversa è la posizione di Papa Francesco, per il quale (si veda l’Enciclica Laudato si’ ) la ricchezza della foresta amazzonica sta anche nella varietà delle culture umane che lì vivono e che la custodiscono.

 

Amazzonia, in fiamme il nostro futuro

attualita' Amazzonia, in fiamme il nostro futuro Oltre all’enorme quantità di CO2 liberata, gli incendi bruciano la foresta primaria che non si ricreerà più. agosto 2019 La foresta amazzonica è la più grande del mondo, con i suoi 5,5 milioni di kmq. Da sola produce circa il 20% dell’ossigeno della Terra e assorbe ogni anno circa 2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica . Una ricchezza che sta andando in fumo ormai da mesi e gli scienziati di tutto il mondo lanciano l’allarme perché tra gennaio e agosto 2019 si sono verificati 72mila incendi contro i 40mila dello stesso periodo del 2018, con un aumento dell’83%. La foresta diventa un formidabile immettitore di CO2 nell’atmosfera, come se fosse un enorme gruppo di ciminiere, aggravando in questo modo l’effetto serra». Però è certo che se distruggiamo anche solo un ettaro di foresta primaria, non ricrescerà più; avremo una foresta secondaria che sarà solo una pallida copia di quella primaria. Quella che abbiamo ora non si riformerà più perché si è creata in condizioni che ora non ci sono più. La foresta che rinascerà avrà caratteristiche diverse, una ricchezza di specie inferiore e anche le stesse piante avranno un’altezza non più 40-50 metri, ma arriveranno solo a 20-25 metri.

 

Sinodo, una voce per l’Amazzonia

Intervista all'antropologa della sede di Brescia dell'Ateneo Anna Casella 07 ottobre 2019 Non è stata una sorpresa la convocazione del Sinodo per l'Amazzonia che si apre oggi a Roma. La genesi che ha portato a questa giornata è infatti abbastanza lunga e deriva da due fattori, come fa notare la professoressa Anna Casella , docente di Antropologia culturale alla facoltà di Scienze della formazione di Brescia. Il primo è l’origine latino-americana di Papa Francesco, che ha risentito di queste tematiche ambientali e anche sociali. Il secondo è la presenza in America Latina di una rete ecclesiale panamazzonica che ha qualche anno di vita. Ci sono leader che hanno una visione mondiale, tra cui Papa Francesco, e ci sono leader sovranisti come lui. Si potrebbe fare notare che l’Amazzonia è molto più ampia del Brasile per cui considerarla come una proprietà non è corretto. Ma perché la Chiesa di occupa di Amazzonia? «Il Sinodo è un fatto di Chiesa e l’interesse è quello di trovare nuove vie di evangelizzazione nella regione Amazzonica. Io, però, penso che un impatto ce l’avrà e si capirà strada facendo, perché è una presa di posizione molto forte su tematiche che normalmente vengono viste come esterne agli interessi della chiesa.

 

Amazzonia, l’urlo disperato degli Yanomami

MILANO Amazzonia, l’urlo disperato degli Yanomami by Cristina Lonigro | 03 dicembre 2009 «Noi Yanomami, popolo indigeno di queste terre, genitori delle generazioni esistenti e future, responsabili della sopravvivenza dei popoli indigeni, chiediamo con forza la tutela dei nostri diritti». La mostra - spiega Viviana Premazzi , volontaria di Impegnarsi serve – prende il nome dal libro omonimo scritto da un gruppo di sette volontari dell’associazione, che hanno raccolto una serie di testimonianze di viaggio nell’estate del 2008». La costruzione di grandi dighe, gli incendi dolosi appiccati per favorire l’allevamento, gli impianti per l’estrazione militare, hanno condotto nel passato a uno spietato genocidio degli indios e, nel presente, a una corsa alle risorse naturali sul territorio. Hutukara è l’associazione fondata dalla popolazione con la finalità di portare a Brasilia le proprie richieste e di difendere la futura generazione dal flagello che ha colpito e continua a colpire le tribù amazzoniche: la dispersione della cultura, della lingua, dei rituali, di se stesse. Conoscono l’uomo bianco, hanno imparato a utilizzare gli strumenti delle cultura occidentale, ma senza snaturarsi, e senza smettere di educare i bambini nella ritualità della loro storia. Gli interventi di padre Giovanni Saffirio e monsignor Augusto Castro si sono addentrati nel rapporto tra natura, spiritualità e umanità in quel luogo unico che è la Selva. Infine, Davi Kopenawa , leader degli Yanomani, e Corrado Dalmonego , hanno portato la testimonianza diretta e il dubbio: cosa è possibile fare (presto) per slavare il futuro degli Yanomani e per evitare i pericoli che cancelleranno la foresta e la sua gente?

 
Go top