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Inaugurazione dell’anno accademico

La prolusione è stata affidata al professor Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea . Il video integrale della cerimonia Qui a lato i testi dei discorsi.

 

Anelli: Newman e l’idea di università

D’altra parte, per il filosofo e teologo inglese, l’essenza stessa dell’universitas consiste nell’essere «un luogo per l’insegnamento del sapere universale», il cui «oggetto è, da un lato, intellettuale e non morale», e dove prioritariamente si perseguono «la diffusione e l’estensione del sapere piuttosto che il suo progresso». continua a leggere su L’Osservatore romano] #newman #anelli #santo #universita' Facebook Twitter Send by mail.

 

Aperto il 99° anno accademico dell’Ateneo

Un particolare richiamo è stato fatto dal professor Anelli al discorso che Papa Francesco ha tenuto davanti ai rappresentanti della Federazione internazionale delle università cattoliche (Fiuc), il 4 novembre del 2019, quando ha evocato la ricerca di una “nuova episteme”. Nuova episteme in che senso?», si è chiesto il rettore: «Immaginare la stessa possibilità di una nuova episteme – ha detto Anelli – impone di collocarla in relazione a un determinato contesto culturale dinamico». Nel suo saluto come presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini ha consegnato all’Università Cattolica un augurio in tre parole: una visione condivisa , una coralità come metodo e una responsabilità intesa come rendere conto agli studenti, alla ricerca e alla chiesa Italiana. Passando a presentare il ruolo della diplomazia pontificia, il cardinal Parolin ha affermato che «la Santa Sede, e quindi la sua diplomazia, sono portatrici della convinzione che l'azione internazionale deve uscire dalla logica di agire solo di fronte alle emergenze, magari per tamponarle momentaneamente. L'idea di sostenibilità che oggi tanto si proclama, deve diventare reale non solo nel fronteggiare in continuità i problemi e le sfide, ma nel programmare le soluzioni necessarie, Si potrà certamente sostenere che il traguardo è ambizioso, ma non negare che è quanto il diritto internazionale richiede alla diplomazia». Il pericolo di abbandonare la visione del bene comune per consentire ai Paesi di rifugiarsi nelle chiusure individuali e in localismi più o meno mascherati che colorano ormai lo scenario di un mondo post-globale, è palpabile». Al pranzo organizzato per l’inaugurazione dell’anno accademico ha partecipato anche la senatrice a vita Liliana Segre , che viene spesso in Università Cattolica, e in questa occasione ha incontrato il rettore Franco Anelli, il cardinale Pietro Parolin e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, oltre a presidi e docenti dell’Ateneo.

 

Discorso del rettore Franco Anelli

L’assenza di una chiara percezione della propria identità e storia collettiva è la premessa del fallimento di qualsiasi tentativo di dialogo tra i popoli, perché porta a costruire la propria immagine in termini puramente negativi, come contrapposizione all’altro; porta a bollare gli altri come “barbari”. Se invece si matura la consapevolezza che non è l’avversione per il nemico la “soluzione”, il rimedio alla carenza di una chiara percezione di sé, allora non si sfugge alla necessità di una propria “cultura” come coscienza collettiva. A questo scopo non si richiede soltanto di promuovere processi di internazionalizzazione delle attività di ricerca e di insegnamento; di coltivare quella naturale, essenziale caratteristica di universalità che ha reso gli atenei del nostro continente intrinsecamente europei secoli prima che di un’Europa unita si cominciasse a parlare. Questo compito di elaborazione di un pensiero e di un’azione educativa che siano testimonianza di valori è stato rinnovato e vivificato dal Santo Padre in un discorso tenuto il 4 novembre scorso agli esponenti della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche. Avete scelto di seguire un percorso faticoso, che talora vi richiede di spendere più impegno che altrove, perché siete disposti a fare dei vostri anni di studio un’esperienza di crescita personale e non soltanto professionale. Mi è capitato di sottolineare in varie occasioni, con una ripetitività che nasce dalla convinzione, che questa Università non può annoverare quali fondatori soltanto Padre Gemelli, Armida Barelli o Giuseppe Toniolo, ispiratore appassionato di un progetto che non poté, in vita, vedere compiuto. Nell’epoca della comunicazione a distanza, dei rapporti virtuali, gli studenti manifestano un crescente bisogno di luoghi di presenza fisica, che oltre ad allocare le ordinarie attività accademiche offrano spazi di studio individuale, di socialità, di incontro.

 
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