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Nuovo farmaco per l'artrite reumatoide

ROMA Nuovo farmaco per l'artrite reumatoide Dal computer alla farmacia: nuove molecole per i casi più difficili della patologia scoperte in “giochi” di incastro dai nostri ricercatori insieme a colleghi del Cnr. Sono già oggetto di brevetto in vista della produzione farmaceutica con Galsor Srl. L’Artrite Reumatoide è una patologia infiammatoria progressiva, di origine autoimmune, con un’incidenza tra lo 0.5 e l’1% della popolazione, che interessa principalmente le articolazioni e coinvolge tutti gli organi e apparati, causando aumento di morbidità e riduzione della aspettativa di vita. Circa il 40% dei pazienti condivide, come comune fattore genetico predisponente, una variante associata a una forma più grave di malattia e che risponde meno ai farmaci attualmente in uso che sono di due tipi: quelli capaci di rallentare l’infiammazione e quelli biologici che bloccano i mediatori più importanti dell’infiammazione. Abbiamo scoperto tre famiglie di molecole che si incastrano nella sede bersaglio dei linfociti, come una chiave alla sua serratura, impedendo ai linfociti stessi di andare a danneggiare l’articolazione. Il farmaco sarà vantaggioso per una parte consistente e facilmente identificabile dei pazienti, aumentando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali e i costi dell’approccio attuale», sottolinea il professor Gianfranco Ferraccioli , Ordinario di Reumatologia all’Università Cattolica e Direttore del Polo Urologia, Nefrologia e Specialità Mediche del Policlinico 'A. Gemelli'. Per realizzazione e sperimentazione del farmaco serviranno alcuni anni: «È difficile in questa fase stabilire con esattezza il tempo necessario – dichiara l’Ad di Galsor Srl Sandro Soriano - ma abbiamo programmato le varie fasi di sviluppo in circa nove anni. Al momento, precisa il dottor Soriano, “è stato fatto uno specifico studio di fattibilità delle varie fasi di sviluppo del farmaco e l’individuazione delle partnership necessarie per tutte le fasi precliniche e la sperimentazione clinica di fase 1».

 

Artrite reumatoide, scoperti i macrofagi “pompieri”

Lo studio dei ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs con studio britannici è pubblicato su Nature Medicine 30 giugno 2020 Il delicato equilibrio tra macrofagi ‘pompieri’ e ‘piromani’, insieme ai fibroblasti residenti nella membrana sinoviale che riveste le articolazioni, sarebbe alla base dei processi infiammatori responsabili dell’artrite reumatoide. Una scoperta fondamentale che inaugura un nuovo filone di ricerca e potrebbe portare a nuove terapie per l’artrite reumatoide, se non addirittura ad una cura per questa condizione, che riguarda circa 400.000 italiani. Frutto di uno sforzo collaborativo tra ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, Università di Glasgow e consorzio britannico Race, lo studio è pubblicato su Nature Medicine , una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali. Un programma di ricerca durato quattro anni ha consentito al team internazionale di scoprire che nelle articolazioni di questi pazienti si svolge una vera e propria lotta tra macrofagi “piromani” (quelli che scatenano l’infiammazione) e macrofagi “pompieri” (quelli che gettano letteralmente acqua sul fuoco). Nei pazienti che vanno in remissione grazie alla terapia, i macrofagi “piromani” vengono sostituiti dai macrofagi “pompieri” che prendono il sopravvento, spengono l’infiammazione e istruiscono una serie di operai specializzati (i fibroblasti della sinovia) a riparare la membrana sinoviale danneggiata dalla malattia. Noi ci siamo concentrati sui macrofagi, le cellule che insieme ai fibroblasti sono i normali “residenti” della sinovia e sono le prime cellule interessate nei processi infiammatori, che possiedono tutto un armamentario di citochine pro-infiammatorie (le “bombe Molotov” dell’infiammazione), prodotte in corso di artrite. Con questa analisi abbiamo stabilito che se nella sinovia dei pazienti in remissione clinica la percentuale dei macrofagi “pompieri” è inferiore al 50% del totale, il rischio di avere una recidiva alla sospensione del farmaco aumenta di 13 volte.

 
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