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Un viaggio nel buio per capire la realtà

STAGE E PLACEMENT Un viaggio nel buio per capire la realtà In assenza di luce mettiamo in moto altri meccanismi e la nostra sensorialità emerge nella sua completezza. Sia in condizione di buio che di non buio, la parola rimane essenziale: quando manca, permane il gesto, altro strumento di relazione con il reale; nel fare qualsiasi esperienza al buio, si perde l’attinenza all’abitudinarietà dei gesti. Ma la parola è anche altro, soprattutto altro: è incontro, riconoscimento; è il buio, infatti, a postulare l’incontro con l’altro attraverso la parola. Ma quando si sceglie di avventurarsi nel buio, nella sua recondita profondità, è importante anche la fiducia, in sé stessi e nell’altro, e lo scopo di questa esperienza, sottolinea Abba, è «l’uscita dal pregiudizio, l’uscita dal convenzionale, dai luoghi comuni, dal consueto, dal vecchio, dal consumato». Un’esperienza da testare per chi non conosce il buio ma con una differenza sostanziale rispetto a chi la vista non ce l’ha: «Il buio lo vediamo noi che vediamo, è per noi un elemento visivo, mentre per i non vedenti il buio non c’è». buio #ascolto #parola #silenzio Facebook Twitter Send by mail Print VEDERE E COMUNICARE CON ALTRI OCCHI Una proposta particolare, si potrebbe quasi dire “strana”, quella che il servizio Stage &; placement ha proposto nei giorni scorsi agli studenti della facoltà di Lettere e filosofia . “Introduzione al buio: imparare a vedere e a comunicare con altri occhi” è il viaggio dentro una dimensione insolita come quella del buio, condotta da Giancarlo Abba, docente del laboratorio “ Problematiche educative per persone non vedenti ” – Università Cattolica del Sacro Cuore.

 
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