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Amazzonia, patrimonio dell’umanità

attualità Amazzonia, patrimonio dell’umanità Proteggere la foresta è interesse di tutti e i pochi milioni stanziati dal G7 sono pannicelli caldi. Il Brasile è da tempo alla ricerca di risorse per spingere il proprio sviluppo economico e per alimentare la propria crescita demografica e, soprattutto con la nuova presidenza Bolsonaro, sostiene di avere tutto il diritto di farlo in Amazzonia senza alcun vincolo perché si tratta di territorio esclusivamente brasiliano. Tuttavia il governo brasiliano non considera l’unicità della foresta amazzonica e l’importanza per l’intera biosfera di quella che è un vero e proprio patrimonio mondiale dell’umanità che, come tale, andrebbe protetto e conservato. La foresta amazzonica infatti è un vero e proprio scrigno di biodiversità: tra tutti gli ecosistemi terrestri è quello che racchiude il numero più alto di specie viventi, molte delle quali ancora sconosciute al punto che si scopre una nuova specie ogni due giorni. Forse tra queste nuove specie si cela quella dalla quale potremo ottenere il farmaco per curare qualche importante malattia: possiamo permetterci di perdere tale ricchezza? L’Amazzonia, poi, è il più grande serbatoio di carbonio organico terrestre. Si tratta dunque di una quantità ingente di gas climalteranti, oltre che di gas e particelle inquinanti, che andranno ad avere conseguenze globali. È dunque anche per questo che dovremmo fare il massimo possibile per conservare questo importante ecosistema e offrire al Brasile e alle popolazioni locali un aiuto concreto per realizzare un modello di sviluppo che sia sostenibile, nel loro e nel nostro interesse.

 

Una mucca sfamerà il mondo

piacenza Una mucca sfamerà il mondo Trasferire nelle razze più produttive, come la frisona, i geni di un bovino caraibico a rischio estinzione per renderle più resistenti al caldo. Sono due piccole razze bovine caraibiche poco produttive, che hanno una variante di un gene che conferisce un’elevatissima resistenza al caldo. Gli ultimi dati della Fao indicano che, nelle specie zootecniche, una razza su 10 è ormai estinta, e una su tre a rischio di estinzione. Se avessimo perso Carora e Senepol, non avremmo mai avuto a disposizione questo gene che può rivelarsi veramente utile per garantire il benessere e mantenere la produttività dei bovini da latte in caso di riscaldamento globale del pianeta». Questo traguardo è stato raggiunto grazie alle tecnologie “omiche” , che permettono di studiare in modo “olistico” i fenomeni biologici che determinano le caratteristiche degli organismi viventi . Così la genomica studia in parallelo tutti i geni di un organismo, la trascrittomica , l’espressione di tutti i geni; la proteomica studia tutte le proteine, la metabolomica tutti i metaboliti e l’ epigenomica le influenze ambientali sull’espressione dei geni. Le razze locali rappresentano una preziosa riserva di diversità, cioè di varianti genetiche uniche, utili anche per le razze più produttive e cosmopolite, quelle che sfameranno il mondo» aggiunge il professore.

 

From seed to spoon a scuola di biodiversità

ricerca From seed to spoon a scuola di biodiversità La sede di Piacenza è capofila di un progetto europeo finalizzato a monitorare e promuovere i servizi di approvvigionamento e di regolazione naturalmente presenti in tutti gli ecosistemi. Con l’obiettivo di rendere più rigogliose le nostre città 13 novembre 2019 “ Dal seme al cucchiaio ” è il titolo di un progetto scientifico finalizzato a educare i giovani alla tutela della biodiversità. L’iniziativa è coordinata da Ilaria Negri , ricercatrice in entomologia del Dipartimento di Produzioni vegetali sostenibili (sede di Piacenza), referente è Edilio Mazzoleni , direttore Global Engagement and International Education dell’Università Cattolica. Dedichiamo il nostro progetto “ From seed to spoon ”, dal seme al cucchiaio, a tutti coloro che considerano la Pianura Padana come il posto più inquinato d'Europa, a tutti coloro che odiano la calura estiva, a tutti quelli che non toccano cibo se non biologico» afferma Ilaria Negri. “ From seed to spoon ” punta a monitorare e promuovere i servizi di approvvigionamento e di regolazione naturalmente presenti in tutti gli ecosistemi; per esempio la produzione di frutta e verdura, l’impollinazione, il controllo biologico degli infestanti. Un gruppo di allievi per ogni Istituto verrà in Italia il prossimo anno a maggio per continuare il training che avrà luogo nei laboratori della facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica e, in campo, presso la Picasso Food Forest e i Parchi del Ducato. Si costruiranno nidi e rifugi per gli animali, condomini delle api, dimore per i ricci, bistrò per gli uccelli, hotel per i rospi che saranno poi installati nella Picasso Food Forest, nei Parchi del Ducato e in Cerzoo per aumentarne la biodiversità.

 

Festival sostenibilità con gli studenti Asa

Roma Festival sostenibilità con gli studenti Asa Seminario di studio sulla Custodia del Creato, promosso dall’Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della Cei. Protagonisti gli allievi del master in Gestione e comunicazione della sostenibilità dell’Alta Scuola per l’ambiente dell’Ateneo. La cultura della sostenibilità oggi rappresenta una forma di capitale sociale che dice il grado di coesione civica, la natura dei rapporti di collaborazione istituzionale e la profondità dei legami di solidarietà. Approfondire la gestione e la comunicazione della sostenibilità deve sempre più contribuire a una governance responsabile della nostra madre terra», afferma il professor Malavasi . ambiente #sostenibilita #altescuole #biodiversita Facebook Twitter Send by mail Print IL PROGRAMMA DEL SEMINARIO Dopo l’introduzione di don Bruno Bignami , direttore Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI, i saluti del dott. Enrico Giovannini , portavoce ASVIS, l’apertura delle relazioni sarà affidata a padre Gianpaolo Lacerenza , della Facoltà Teologica Pugliese, che proporrà uno sguardo teologico sul tema della biodiversità dal titolo “Secondo la propria specie”. L’ultima relazione della giornata è affidata al prof. Giorgio Osti , sociologo dell’ambiente e del territorio dell’Università di Trieste e della Fondazione Lanza, che nel pomeriggio presenterà un intervento dal titolo “Curare la biodiversità”. Troveranno largo spazio nel pomeriggio le testimonianze di buone pratiche della cura; nello specifico, saranno presenti Carlo Maria Recchia , di Coldiretti, Simona Fumagalli , di FOCSIV, e don Ernesto Malvi , PSR Reggio Calabria.

 
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