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Bubble Democracy, la corsa agli estremi

Scienza politica Bubble Democracy, la corsa agli estremi Dalle folle alle masse organizzate dai partiti politici novecenteschi, dalla democrazia del pubblico centrata sui leader alla collettività in cui ogni individua vive come in una bolla. La traiettoria tracciata dal professore, infatti, descrive il passaggio – nel corso del Novecento – dalle folle (non ancora pienamente protagoniste nella vita politica del Paese) alle masse (blocchi inquadrati nelle strutture di partito , questi ultimi capaci di individuare e governare i sentimenti dell’opinione pubblica). Per poi arrivare alla «democrazia del pubblico» che, avvenuta grazie alla diffusione delle televisioni, nel secolo scorso erodeva progressivamente l’identificazione degli elettori con i partiti, ma continuava a garantire la stabilità del sistema grazie alla necessità dei leader di conquistare “l’elettore mediano” attraverso una moderazione dei loro messaggi. Non vi è però un ritorno dell’individualismo liberale, ma, con l’avvento del digitale, si palesa la presenza di una massa che, però, è diversa da quella novecentesca. Essa è, invece, una collettività in cui ogni individuo vive nella sua “bolla” e che, a causa dell’inquinamento del discorso pubblico e dell’assenza di un corretto pluralismo, finisce per radicalizzare le proprie idee e, di conseguenza, polarizzare il dibattito. È così, quindi, che il sistema rischia di diventare perennemente instabile, dato che ogni spinta alla polarizzazione è accentuata dalla ricerca – da parte dei partiti politici – del consenso sulla base di proposte ancora più radicali. I partiti di massa novecenteschi – ha concluso Palano – avevano la capacità di costruire delle stabili identificazioni, mentre i partiti di oggi non riescono a fare queste cose, non riescono a invertire la tendenza della fluidità delle appartenenze.

 
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