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Proteggere i beni culturali dalle calamità

ambiente Proteggere i beni culturali dalle calamità È l’obiettivo del progetto Cheers , cofinanziato dal Fondo europeo di Sviluppo Regionali, grazie al quale i ricercatori della sede di Brescia dell’Ateneo produrranno un piano di analisi dei rischi legati ad eventi naturali e la pianificazione dell’emergenza. Risks and Securing activities ), cofinanziato dal Fondo europeo di Sviluppo Regionale attraverso il Programma Interreg Alpine Space , a cui sta lavorando la sede bresciana dell’Università Cattolica, con il supporto di Ecometrics , spin-off company di Ateneo. La sede di Brescia lavora con una partnership articolata, che mette a sistema enti di ricerca e istituzioni, provenienti da tutti i paesi dell’arco alpino, che si occupano delle tematiche del rischio, della protezione civile e della gestione e tutela dei beni culturali. Si lavora con l’obiettivo di sensibilizzare le comunità locali circa l’impatto dei rischi naturali sul patrimonio culturale e accrescere la loro capacità di implementare politiche e misure di intervento (in tempo di pace o in fase di allerta ed emergenza) per la protezione e la gestione del cultural heritage . Come Università Cattolica – racconta Stefano Oliveri , coordinatore del gruppo di lavoro di Ateneo che comprende fra l’altro Barbara Caranza , esperta in messa in sicurezza dei beni culturali in area di crisi – nell’ambito del progetto stiamo seguendo diverse tipologie di attività. Siamo partiti dallo sviluppo di un metodo (in fase di implementazione) per la valutazione di un “valore di triage” dei beni culturali e finalizzato a stabilire con quale ordine di priorità vadano eseguiti gli interventi di messa in sicurezza in caso di criticità (stati di allerta o di emergenza). Vogliamo infatti favorire una sempre maggiore integrazione fra esperti dei diversi ambiti e ragionare con loro su quali linee di intervento prioritarie si potrebbe lavorare per rendere sempre più efficaci gli interventi di messa in sicurezza sui beni culturali in situazioni di crisi».

 
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